A cura di Marco Deriu
Esiste un legame tra il modello maschile patriarcale e machista e la cultura della guerra che permea ogni Paese e ogni dimensione dell’agire umano?
Come porre al centro la cultura della cura e dell’empatia che non ha nulla a che vedere con quella militarizzata così dilagante e normalizzata?
Un dossier che interroga il nostro tempo, che mette a nudo il legame tra guerre e patriarcato, tra violenza bellica e machismo, anche nell’era di armi supertecnologiche come i droni.
Perché la guerra non ha nulla di affascinante.
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- Scritto da Marco Deriu
- Categoria: Dossier - Maggio 2026 - Maschilità armate corpi disarmati
- Qualifica Autore: sociologo, Università di Parma, Associazione Maschile Plurale
C’è un legame tra l’impresa bellica e la cultura patriarcale, tra il modello machista e la guerra?
Esiste un legame tra il modello maschile patriarcale e machista e la cultura della guerra che permea il nostro tempo e che è normalizzata nelle nostre comunità?
L’interrogativo che attraversa il dossier non nasce solo da una curiosità intellettuale, ma dall’esigenza urgente di sviluppare nuove chiavi di lettura e strumenti critici della cultura della guerra e delle armi che sta tornando a colonizzare la nostra società e il mondo contemporaneo.
Se le analisi abituali ci spingono a leggere e interpretare le guerre in chiave geopolitica, economica o energetica, d’altra parte queste spiegazioni non sono sufficienti a dar conto della trasformazione in corso che presenta elementi culturali, ideologici e simbolici difficilmente espungibili.
Da una parte, l’avanzare del populismo sovranista e con esso l’affermazione della cultura del “prima veniamo noi”, nonché del sogno da parte di diversi Paesi – dagli USA alla Russia, a Israele – di tornare grandi, potenti e gloriosi. D’altra parte, è difficile non vedere come l’utilizzo della violenza e della forza militare nelle relazioni internazionali ma anche nel governo marziale delle tensioni interne (etniche, politiche, religiose) corrisponda a una esibizione “machista” dell’uso della forza come strumento di affermazione e di imposizione della propria volontà e della propria idea di “ordine”.
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- Scritto da Fabrizio Battistelli
- Categoria: Dossier - Maggio 2026 - Maschilità armate corpi disarmati
Armi senza guerrieri e guerrieri senza battaglia.
Quella che propongo qui è un’analisi della condizione psicologica e sociale del pilota di droni, interessante figura di guerriero non-guerriero. Avviato nello scenario strategico post-moderno a un ruolo di protagonista (cfr nota in box), nella propria definizione di sé il pilota di droni deve fronteggiare insidiose ambiguità, nel duplice ambito di soldato e di maschio. Una prospettiva intersezionale può dare conto della difficile convivenza nello stesso attore sociale di valori e comportamenti contraddittori che lo trattengono in una situazione di sospensione permanente tra sfere di significati differenti.
Tutta la costruzione sociale del soldato, dentro e fuori l’organizzazione militare, mette l’accento sul coraggio e sul senso di sacrificio come indispensabile corredo valoriale che consente di affrontare e superare gli indicibili stress del combattimento. Nel corso della Storia, le diverse società hanno accentuato diversamente questo o quell’aspetto della professione militare, arrivando a una costante conclusione: il ruolo delle truppe dipende dalla loro disponibilità (frutto di qualità innate o di addestramento che sia) a operare efficacemente a rischio della vita propria e di quella degli altri.
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- Scritto da Patrizia Sterpetti
- Categoria: Dossier - Maggio 2026 - Maschilità armate corpi disarmati
- Qualifica Autore: segretaria di WILPF Italia APS con il contributo di Maria Pastore di WILPF Italia APS e di Roberta Nardi del Segretariato WILPF
Mascolinità militarizzate: fattori strutturali e strategie per superarle.
Il principio della necessità dell’inclusione dei generi marginalizzati in tutti i processi decisionali attraversa in modo trasversale l’insieme dei programmi di WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom), dal disarmo all’ambito donne, pace e sicurezza. In quest’ultimo, letture tradizionali e militarizzate dei concetti di pace e sicurezza hanno talvolta favorito contro-iniziative dannose, volte a promuovere la militarizzazione delle donne come presunta forma di parità di genere.
Cambiamenti necessari
In questo quadro, il progetto WILPF “Mobilising Men for Feminist Peace” è quello che più direttamente affronta il tema delle mascolinità militarizzate. Se l’obiettivo storico di WILPF è stato quello di individuare le cause all’origine dei conflitti, è proprio a partire da questa prospettiva che si comprende come le relazioni di genere ne costituiscano una dimensione strutturale.
Come ha affermato la studiosa femminista Cinthia Cockburn: “Se le relazioni di genere sono una causa profonda delle guerre, un programma femminista di trasformazione di genere è una componente necessaria per il perseguimento della pace”.
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- Scritto da Marco Deriu
- Categoria: Dossier - Maggio 2026 - Maschilità armate corpi disarmati
L’avviamento alla guerra o alla cura.
Con la fine della guerra fredda, il mutato contesto geopolitico e l’affermarsi di eserciti più limitati e più professionali, la leva militare obbligatoria sembrava essere diventata un’istituzione sempre più obsoleta. Negli ultimi 15 anni, tuttavia, la coscrizione obbligatoria è tornata a presentarsi alla nostra porta.
Corpi militari
Mentre alcuni Paesi (Austria e Svizzera) hanno semplicemente riconfermato la coscrizione obbligatoria maschile (2013), altri Paesi, invece, hanno aggiornato o ampliato la leva militare. Nel 2013, la Norvegia ha approvato una riforma che avrebbe reso effettiva una leva gender-neutral – aperta a uomini e donne – a partire dal 2015.
L’Estonia, a sua volta, ha avviato dal 2017 un piano di sviluppo della difesa con un incremento dei coscritti e un ampliamento della durata del servizio.
La Finlandia nel 2022 ha deciso di rafforzare il suo modello di coscrizione obbligatoria per gli uomini e volontaria per le donne, in modo da portare la quota di riservisti a circa un milione di unità. La Danimarca nel 2025 ha allungato a 11 mesi il servizio militare estendendolo alle donne e combinando il numero delle volontarie con una percentuale di coscritte selezionate per estrazione.
Altri Paesi, che in passato l’avevano eliminata, hanno effettivamente reintrodotto la leva obbligatoria. La Lituania ha riattivato la coscrizione nel 2015 per stabilizzarla nel 2019 aumentando il numero di coscritti e rafforzando le riserve.
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- Scritto da Daniele Novara
- Categoria: Dossier - Maggio 2026 - Maschilità armate corpi disarmati
- Qualifica Autore: pedagogista, Centro Psicopedagogico per la Pace
Violenza virtuale, desensibilizzazione e rischi educativi per le nuove generazioni.
I videogiochi di guerra, o argomenti affini, sono per loro natura caratterizzati da elementi violenti. Ma inducono davvero alla violenza?
Le aziende che producono questi videogiochi – sempre più precisi, sempre più perfetti, in un certo senso sempre più efferati – sgomitano per continuare a ripetere la litania, ormai piuttosto sgradevole e ripetitiva, secondo cui si tratterebbe “solo di giochi” e, come tali, non possono essere considerati dispositivi in grado di alimentare comportamenti violenti. Sia l’evidenza empirica, sia le numerose ricerche provano il contrario.
Lo studio Confortably Numb (B.J. Bushman, C.A. Anderson, Comfortably Numb: Desensitizing Effects of Violent Media on Helping Others, in “Psychological Science”, n. 20, febbraio 2009, pp. 273-77), per citarne uno, ha ampiamente dimostrato che la visione di contenuti violenti produce una insensibilità alla violenza.
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