Rileggiamo oggi la Teologia della Liberazione.
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- Scritto da Card. Matteo Zuppi
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: Arcivescovo di Bologna Presidente della Conferenze Episcopale Italiana
L’Appello “Cristiani per l’Europa. La forza della speranza”, che ho firmato insieme al card. Jean-Marc Aveline, a mons. Georg Bätzing e a mons. Tadeusz Wojda, nasce da una preoccupazione profonda e da una responsabilità condivisa. Come presidenti di Conferenze episcopali europee, sentiamo il dovere di parlare all’Europa in un momento che riteniamo decisivo.
Non per offrire soluzioni tecniche, ma per richiamare l’anima di un continente che rischia di smarrire la propria vocazione. Ci interroghiamo su quale sia la responsabilità dei cristiani. Abbiamo scritto che “l’Europa non è soltanto un progetto economico o istituzionale, ma una comunità di destino fondata sulla dignità della persona e sulla ricerca della pace”.
È da questa consapevolezza che prende forma il nostro Appello. L’Europa è nata dalle macerie delle guerre mondiali, dalla scelta di spezzare la catena dell’odio e della vendetta. È figlia di una promessa: mai più conflitti fratricidi sul suo suolo. Per questo crediamo che oggi sia necessario ribadire che “la pace non si costruisce contro qualcuno, ma insieme”.
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- Scritto da Marie Dennis
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: già vicepresidente di Pax Christi International direttrice della Catholic Nonviolence Initiative
Dal cammino di Gesù verso Gerusalemme ci giunge l’invito alla resistenza nonviolenta.
All’inizio della Quaresima di quest’anno, le comunità in tutto il mondo vivono nella violenza e in profonde sofferenze: spostamenti di massa, distruzione e fame evitabili a Gaza; la straziante violenza sessuale usata come arma di guerra in Sudan; l’Ucraina disseminata di mine; il Venezuela, Cuba e la Groenlandia minacciati dagli Stati Uniti; l’Europa che passa dai programmi sociali al riarmo; la repressione incessante dei migranti ovunque; minacce senza precedenti allo stato di diritto; l’ascesa dell’autoritarismo in tutto il mondo.
Come individui e come società siamo plasmati da una “cultura della violenza”. Il teologo Walter Wink scrive: “La violenza è l’ethos del nostro tempo. È la spiritualità del mondo moderno. Le è stato conferito lo status di religione, che esige dai suoi devoti un’obbedienza assoluta alla morte. I suoi seguaci, tuttavia, non sono consapevoli che la devozione che rendono alla violenza è una forma di pietà religiosa. La violenza ha tanto successo come mito proprio perché non sembra affatto mitica. La violenza appare semplicemente come la natura delle cose. È ciò che funziona. È inevitabile, l’ultima e spesso la prima risorsa nei conflitti.” (Walter Wink, Engaging the Powers, Fortress Press).
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- Scritto da Luigi Borrelli
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: RSU e delegato USB all’aeroporto di Montichiari
I lavoratori di Montichiari: il riarmo resti fuori dal nostro lavoro!
La nostra iniziativa, come lavoratori dell’aeroporto di Montichiari (Brescia), nasce dalla consapevolezza che lavoriamo in un aeroporto civile, non militare. Questa distinzione è il punto di partenza per difendere la dignità del nostro lavoro. Per molti di noi, insieme all’Unione Sindacale di Base (USB), è stato naturale assumersi la responsabilità di dire pubblicamente che non vogliamo essere complici di attività che alimentano guerre, conflitti o addirittura genocidi, da Gaza all’Africa. Non è una posizione astratta o ideologica: è un principio che riguarda la vita delle persone e il valore del lavoro.
Il primo presidio, organizzato da USB, risale al 2023. È stato un momento importante, perché per la prima volta abbiamo portato fuori dai cancelli dell’aeroporto una verità che tutti conoscevamo, ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare apertamente: il nostro lavoro non può essere piegato alla logica del riarmo. È stato l’inizio di un percorso collettivo.
Un anno dopo, il 29 giugno 2024, il gruppo Donne in cammino per la pace organizzava una marcia di circa dodici chilometri, dal centro di Montichiari fino all’aeroporto. Noi lavoratori, con l’USB e altre realtà civili e politiche, lo abbiamo atteso davanti ai cancelli. È stato un incontro forte, simbolico, che ha unito chi lavora dentro l’aeroporto e chi, da fuori, chiede che l’Italia non sia complice di guerre. La nostra battaglia non era isolata.
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- Scritto da Tiziano Saccucci
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: Rete Kurdistan Italia
Un inverno senza acqua, elettricità, internet per i Rojava in Siria. Un assedio umanitario prima ancora che militare.
C’è un’immagine che torna ossessiva nella storia recente del Medio Oriente: Kobane assediata. Undici anni fa era l’Isis a stringere d’assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate da milizie filoturche, a chiudere ogni via di fuga. Cambiano gli attori, non la logica: cancellare l’esperimento politico curdo, ridurlo a una parentesi da archiviare con la forza.
Storia recente
In appena sei giorni la mappa territoriale della Siria è stata ribaltata. Il ritiro rapido delle Forze della Siria Democratica (SDF) da Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor ha dimezzato l’estensione dell’Amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria (DAANES). Si tratta dell’ente politico che, dal 2014, amministra gran parte della Siria del Nord-Est, nata nel vuoto di potere lasciato dalla guerra civile e fondata su un modello radicalmente alternativo allo Stato-nazione autoritario che domina la regione. Costruita nei territori liberati dall’ISIS.
Damasco ha avanzato verso le aree a maggioranza curda di Hasakah e Kobane, mentre annunciava un cessate il fuoco “per favorire il dialogo”, violato quasi subito da bombardamenti e attacchi con droni, che per i curdi suona più come un ultimatum che come un’apertura. Ciò che non si è riusciti a imporre al tavolo dei negoziati si tenta ora di ottenere con la guerra.
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- Scritto da Alex Zanotelli
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: missionario comboniano direttore responsabile Mosaico di pace
Rilanciamo la Campagna BDS, per dare forza alle Chiese e alle comunità palestinesi.
Il documento Kairos Palestina, firmato nel 2009 da tutti i responsabili delle Chiese di Palestina (ortodossi, cattolici, protestanti ed evangelici), è un’analisi impietosa del sistema di apartheid imposto dal governo di Israele al popolo palestinese. “Dichiariamo che l’occupazione israeliana della terra palestinese è un peccato contro Dio e contro l’umanità – così afferma Kairos Palestina – poiché depriva i palestinesi dei fondamentali diritti umani, conferiti da Dio. Per questo, la nostra scelta come cristiani di fronte all’occupazione è di resistere. La resistenza è un diritto e un dovere per i cristiani.”
Quest’analisi porta i pastori delle Chiese e delle comunità cristiane palestinesi a sollecitare le Chiese e la società civile dell’Occidente a una seria Campagna di BDS (Boicottaggio Disinvestimenti e Sanzioni) contro il governo di Israele.
Le Chiese palestinesi chiedono che “questa Campagna venga condotta con coraggio, proclamando apertamente che il loro scopo non è la vendetta, ma la fine del male esistente: la liberazione degli oppressi e delle vittime dell’ingiustizia. In questo spirito, raggiungeremo finalmente la risoluzione dei nostri problemi, com’è accaduto in Sudafrica e in molti altri movimenti di liberazione nel mondo”.
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- Scritto da Luisa Morgantini
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: AssopacePalestina, Donne in nero già vicepresidente del Parlamento europeo
Il caso di Marwan Barghouti e le condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.
La Campagna internazionale per la liberazione del leader palestinese Marwan Barghouti e i prigionieri palestinesi è stata lanciata il 29 novembre 2025 ed è già attiva in Francia, Spagna, Inghilterra, Irlanda e Sudafrica.
In Italia, promosso da AssoPacePalestina, si è costituito un Comitato nazionale, che comprende più di 40 organizzazioni, fra cui la Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi Italia, associazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti umani e nel rispetto del diritto internazionale, organizzazioni non-governative, e partiti politici. In parallelo al comitato nazionale stanno sorgendo comitati locali in diverse città e comuni minori nella penisola, che riuniscono il mondo dell’associazionismo locale, partiti politici e sindacati di categoria, che hanno già raccolto adesioni anche da diversi municipi.
Marwan Barghouti
Marwan Barghouti (66 anni), detenuto da 23 anni nelle carceri israeliane in condizioni illegali, picchiato, abusato, da anni in isolamento e ora a rischio di essere giustiziato da Israele, è stato condannato a cinque ergastoli con un processo che l’Unione interparlamentare ha definito non conforme al diritto internazionale e non imparziale. Marwan Barghouti, il Mandela palestinese, è il leader che potrebbe unificare le varie fazioni palestinesi e negoziare con Israele.
Barghouti ha sempre difeso la soluzione dei due Stati nei confini del 1967 con Gerusalemme est capitale e, pur riconoscendo il diritto alla resistenza contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, ha sempre condannato l’uccisione di civili. Israele, nel rifiutare la sua liberazione, mostra con chiarezza che non vuole la pace, ma solo liberarsi dalla presenza dei palestinesi continuando la sua politica di genocidio e pulizia etnica.
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- Scritto da Norberto Julini
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: coordinatore Campagna “Ponti e non Muri per la Palestina”
Un nuovo appello delle Chiese cristiane di Palestina, per rinnovare la speranza anche in tempo di genocidio.
Nel ventesimo anniversario della Campagna “Ponti e non Muri per la Palestina”, abbiamo potuto accogliere in Italia un’autorevole delegazione di Kairos Palestine, in rappresentanza delle diverse confessioni cristiane presenti in Terrasanta, per presenziare con loro a incontri in diverse città italiane, con i rispettivi vescovi, amministrazioni comunali, università. Era febbraio 2025 e infuriava la rappresaglia genocidaria su Gaza e la violenta pulizia etnica in Cisgiordania.
Eppure, si andava annunciando un “kairos”, cioè un tempo, un “momento opportuno”, supremo o cruciale. Tutti capivamo quanto fosse dolorosa e immancabile una denuncia dell’efferata violenza contro ogni diritto umanitario e, allo stesso tempo, necessario un annuncio di speranza nell’anno giubilare dedicato a quella virtù, che è tutt’altro che rassegnazione. E quanto fosse importante la rinuncia alla violenza di pensiero, di parola e di azione.
Portavamo con noi il primo documento di Kairos del 2009, Un momento di verità. Una parola di fede, di speranza e di amore dal cuore delle sofferenze dei palestinesi”, e il più recente appello del luglio 2020, “Per un’azione decisiva UN GRIDO PER CONTINUARE A SPERARE. Non possiamo servire Dio e tacere l’oppressione dei palestinesi”.
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- Scritto da Francesca Rispoli
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: presidente nazionale di Libera
A Torino, il 21 marzo 2026, con Libera: perché la memoria, giorno dopo giorno, diventa impegno.
Il 21 marzo 2026, Torino ospiterà la trentunesima Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. È una data che, anno dopo anno, ha imparato a parlare al Paese con un linguaggio semplice e insieme esigente: ricordare non basta, perché la memoria – se resta confinata alla commemorazione – rischia di diventare un gesto che consola ma non cambia. Questa giornata nasce proprio per evitare quel rischio, per trasformare il ricordo in responsabilità condivisa e in azione concreta.
È un appuntamento che mette al centro i nomi e le storie di donne, uomini, bambine e bambini uccisi dalla violenza mafiosa, ma soprattutto mette al centro ciò che quei nomi chiedono ancora oggi: verità, giustizia, coerenza, e una società capace di non voltarsi dall’altra parte.
Torino non è soltanto una città simbolica, è una scelta che parla dell’Italia intera. Dire “mafie” non significa più – ammesso che lo sia mai stato – raccontare un fenomeno confinato in un’area geografica. Le mafie sono un sistema di potere che si adatta, si sposta, studia i contesti, investe dove ci sono margini, si radica dove trova convenienza. Al Nord, spesso, non cerca lo scontro frontale: preferisce l’invisibilità, l’apparente normalità, la mimetizzazione dentro l’economia legale. È il volto della mafia che non ha bisogno di sparare per comandare, perché sa comprare silenzi, aprire porte, infilarsi nelle pieghe di procedure complesse e approfittare della fretta, delle scorciatoie, del “si è sempre fatto così”.
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- Scritto da Selene Zorzi
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: teologa
Quando la parola si disarma. Nasce una scuola di teologia e di filosofia.
A Verona è nata la Scuola popolare di filosofia e teologia Didaskaleion intitolata a Ipazia di Alessandria. Sedici secoli fa. Ipazia, filosofa e scienziata, veniva uccisa ad Alessandria perché donna, libera, capace di parola pubblica e pensiero critico.
Ipazia era una matematica, astronoma e filosofa greca, pagana nel IV secolo, vissuta all’epoca della cristianizzazione dell’Impero. Dirigeva una scuola aperta a tutti, senza barriere confessionali o religiose. La sua uccisione nel 415 non fu un gesto isolato, ma il risultato di una lotta di potere in cui il fanatismo religioso venne usato come strumento politico. Ipazia fu eliminata perché incarnava una libertà pericolosa: quella di una donna autorevole nello spazio pubblico, capace di pensiero autonomo.
Oggi, si inaugura un luogo di “sapere” condiviso, nonviolento, nel suo nome: il Didaskaléion “Ipazia di Alessandria”, una scuola popolare di teologia e filosofia, che ho contribuito a ideare, in collaborazione con la Gabrielli editore. Non è una scuola confessionale, né un luogo di trasmissione dottrinale bensì uno spazio aperto a credenti e non credenti, dove la teologia viene restituita alla sua dimensione originaria di ricerca comune e aperta oltre i confini del cristianesimo.
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- Scritto da Cristina Mattiello
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: presidente Cipax
Viaggio nelle reti di donne che costruiscono e promuovono la pace, mediano i conflitti, rilanciano il dialogo.
“Le donne in tutto il mondo svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione dei conflitti, nella costruzione della pace e nell’aiutare i Paesi a riprendersi dalle crisi, spesso mettendo a rischio la propria vita. Ciononostante, rimangono in gran parte ai margini dei processi di pace formali e dei processi decisionali. Il nostro obiettivo è cambiare lo status quo ponendo le priorità e i diritti delle donne al centro dei processi di pace e politici e raggiungere la parità di genere nelle operazioni di mantenimento della pace”: l’impegno dell’ONU in questa direzione è stato costante nel tempo, nonostante le resistenze del mondo diplomatico.
Risoluzione 1325
Sul piano formale, è fondamentale la Risoluzione 1325 “Donne, Pace e Sicurezza”, approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza il 31 ottobre del 2000, seguita negli anni da altre 9 Risoluzioni più specifiche, di contrasto anche all’impunità in caso di violenze e stupri. L’approccio è stato definito delle tre P: Partecipazione, Protezione, Prevenzione, con la donna che da vittima “privilegiata” dei conflitti – anche di stupri come “arma di guerra” – deve diventare protagonista del loro superamento, agente attiva di pace e con un ruolo che le consente di prendere anche decisioni politiche.
Anche il Parlamento europeo ha prodotto una Risoluzione nel 2020 sottolineando con preoccupazione che le donne hanno rappresentato solo il 13% dei negoziatori nei principali processi di pace dal 1992 al 2018, il 4% dei firmatari e il 3% dei mediatori. Eppure, studi internazionali accreditati hanno dimostrato che “gli accordi di pace raggiunti con la partecipazione attiva delle donne hanno maggiori possibilità di essere sostenibili ed efficaci. Le società che pongono l’accento sul raggiungimento della parità di genere godono anche di una migliore salute, di una crescita economica più forte e di una maggiore sicurezza”. Tali accordi hanno anche statisticamente una maggiore durata: almeno 15 anni il 35%.
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- Scritto da Alex Zanotelli
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: direttore responsabile
Viaggio nella nonviolenza evangelica.
Padre Alex ha sempre avuto a cuore, e vissuto, la nonviolenza che, per noi credenti, ha radice nella Parola di Dio, nel Vangelo. Nel primo decennio di vita di Mosaico di pace (1998) aveva curato una rubrica di lettura nonviolenta della Bibbia, da noi riproposta nel 2024. Riprendiamo con questo numero la pubblicazione dei suoi articoli, invitandovi a leggere i precedenti, opportunamente raccolti in unico pdf, nel sito della rivista, in Mosaiconline.
Nel contesto storico di brutale imperialismo romano, che utilizzava l’aristocrazia sacerdotale di Gerusalemme e “reuncoli” come Antipa in Galilea per opprimere le inermi popolazioni contadine della Palestina, la “Parola di Dio scese su Giovanni… nel deserto” (Lc 3, 2). Una voce profetica potente, quella di Giovanni, che gridava a nome dei poveri e che annunciava la catastrofe incombente sulla nazione.
“La scure è già posta alla radice degli alberi: ogni albero che non porta buon frutto sarà tagliato e buttato nel fuoco!” (Lc 3,9).
La “scure” posta alle radici era un chiaro richiamo a Roma: il fascio con dentro la scure era il simbolo dell’autorità romana. “Dobbiamo ammettere il richiamo al simbolismo romano – afferma il biblista americano Raymond Brown – quando Giovanni e Gesù usano la parola scure posta alla radice dell’albero e spada che distruggerà tutti quelli che la utilizzeranno”.
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- Scritto da Rosa Siciliano
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
Intelligenza artificiale, educazione alla pace e Chiesa. In dialogo con don Davide Imeneo.
Nel 2024, il tema della Giornata mondiale della pace scelto da papa Francesco era riservato all’“Intelligenza artificiale e pace”. Gli abbiamo dedicato un intero numero della nostra rivista (gennaio 2024), mettendo insieme tante voci diverse, sguardi e prospettive di un mondo tecnologico che progredisce a gran velocità, offrendo opportunità e lasciando intravedere rischi.
Dell’Intelligenza artificiale, scriveva il Papa nel messaggio, “ad oggi, non esiste una definizione univoca nel mondo della scienza e della tecnologia. Il termine stesso, ormai entrato nel linguaggio comune, abbraccia una varietà di scienze, teorie e tecniche volte a far sì che le macchine riproducano o imitino, nel loro funzionamento, le capacità cognitive degli esseri umani.
Parlare al plurale di ‘forme di intelligenza’ può aiutare a sottolineare soprattutto il divario incolmabile che esiste tra questi sistemi, per quanto sorprendenti e potenti, e la persona umana”. E continuava: “Il loro impatto, al di là della tecnologia di base, dipende non solo dalla progettazione, ma anche dagli obiettivi e dagli interessi di chi li possiede e di chi li sviluppa, nonché dalle situazioni in cui vengono impiegati”.
Oggi programmi di Intelligenza artificiale sono a nostra disposizione per velocizzare il reperimento di informazioni, per accelerare il lavoro e, anche, per aprire nuovi sentieri di educazione alla pace.
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- Scritto da Gianmarco Pisa
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: formatore e operatore di pace
Patrimonio monumentale e ridefinizione di spazi pubblici di speranza nella ex Jugoslavia.
Il mito, la memoria e i rispettivi “luoghi”, concepiti sia in termini fisici sia come spazi figurati, possono rappresentare potenti vettori di contenuti, ideali e simboli, e fattori incisivi nella configurazione, definizione e significazione dello spazio pubblico.
Mentre la funzione del patrimonio culturale tangibile nel definire e plasmare lo spazio pubblico è ampiamente riconosciuta e studiata, e il suo potenziale spaziale e topografico è noto in letteratura, i presupposti di tale funzione meritano di essere ulteriormente esplorati.
Il mito, come narrazione ideopoietica sintetica, capace di rappresentare e sintetizzare, in forma simbolica e narrativa, ideali e storie del passato, attivandoli nel presente, alimenta l’ispirazione per dare forma alle realizzazioni culturali e monumentali.
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- Scritto da Ilaria Dell’Olio
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
In dialogo con Omid, studente iraniano in Italia.
La storia, questo mese, è quella di Omid, studente iraniano, che testimonia quanto accade nel suo Paese. In Iran, dallo scorso 28 dicembre, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a manifestare per migliori condizioni di vita, diritti, reclamando a gran voce la caduta della Repubblica islamica.
In questo numero di Mosaico di pace, pubblichiamo l’inizio della conversazione; il resto dell’intervista potrete leggerla nel sito della rivista, in “Mosaiconline”, perché un argomento così delicato abbia il giusto spazio.
Allo stato attuale delle cose, come si presenta la situazione in Iran?
A causa delle interruzioni di internet, della censura, della propaganda e della paura che le famiglie hanno nel diffondere le notizie, non è facile rimanere aggiornati.
Le informazioni sui crimini commessi dalla Repubblica islamica sono emerse lentamente solo dopo il ripristino della connessione.
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- Scritto da Mimmo Marrone
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: docente di Teologia Morale
Dialoghi tra fede e non-fede: sentieri e ricerche che si intrecciano.
Ci sono libri che nascono come architetture: fatti di pietre, di proporzioni, di logiche. E poi ci sono libri che nascono come incontri. Il libro Dono e Scelta appartiene a questa seconda specie: non è costruito, è germinato. Come una conversazione che, da piccola e accidentale, si dilata fino a diventare una mappa del mondo.
Immaginate due figure che camminano: uno è un sacerdote, l’altro un filosofo laico; percorrono lo stesso sentiero, ma guardano il paesaggio con due lenti diverse. Eppure, a un certo punto, si accorgono che ciò che vedono è lo stesso cielo. È da questa scoperta – fragile e tenace insieme – che ha origine questo volume di Matteo Losapio e Michele Lucivero.
I due autori non cercano di convincersi a vicenda; non cercano, come spesso accade, di collocare la fede e la non-fede su due estremi contrapposti. Semmai raccolgono, con la pazienza degli artigiani, le tracce che l’esperienza religiosa lascia nell’uomo: non le certezze, ma le domande; non le definizioni, ma i modi di mettersi in cammino. Come se la religione fosse, prima di tutto, una forma dell’attenzione.
Il libro attraversa territori diversi – la filosofia, la sociologia, l’antropologia, la fenomenologia – come se ogni disciplina fosse una stagione dello stesso anno, un modo di declinare il rapporto dell’essere umano con ciò che lo supera e lo fonda.
Poi il discorso si addentra nelle biografie esemplari: Bonhoeffer che pensa la responsabilità come un rischio che può condurre fino alla congiura; Florenskij che, nella Russia rivoluzionaria, unisce matematica e misticismo come due nervature della stessa foglia; don Tonino Bello che trasforma la pace in un lavoro quotidiano delle mani; Andrea Gallo che abitava gli interstizi della città come luoghi teologici; Milani che faceva della parola un atto di emancipazione.
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- Scritto da Francesco Iannuzzelli
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: Peacelink.it
L’impatto ambientale della tecnologia.
Negli ultimi decenni l’accelerazione tecnologica ha trasformato profondamente la società. Ma in un’epoca segnata dalla crisi climatica, resta una domanda scomoda: la digitalizzazione è parte della soluzione o del problema?
Il nodo centrale riguarda il consumo di risorse naturali, energia e acqua da parte dell’industria tecnologica. È una questione complessa, perché si tratta soprattutto di attori privati orientati al profitto e poco inclini alla trasparenza, in particolare nel settore militare.
Grazie a nuove normative e alla pressione dei consumatori, oggi abbiamo più informazioni sull’impatto ambientale delle tecnologie e possiamo individuare comportamenti più sostenibili.
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- Scritto da Tonio Dell’Olio
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
Cuba tra embargo, crisi interna e appelli delle Chiese: un popolo sotto pressione.
All’Avana i blackout scandiscono le giornate. Interruzioni di corrente che durano ore, trasporti pubblici ridotti per mancanza di carburante, farmacie prive di medicinali essenziali, inflazione che erode salari già fragili. Cuba attraversa una delle stagioni più difficili degli ultimi decenni, in un intreccio complesso di fattori interni e pressioni internazionali che stanno mettendo a dura prova la popolazione.
Crisi energetica
Secondo diversi reportage dell’agenzia Reuters, la crisi energetica ha effetti immediati sulla vita quotidiana. In un servizio dedicato alla capitale, un residente, José Ramón Cruz, racconta che nel suo quartiere i camion della raccolta rifiuti non passano da oltre dieci giorni a causa della mancanza di carburante. “È tutto fermo”, spiega, descrivendo cumuli di spazzatura lungo le strade. La carenza di diesel non colpisce solo i trasporti urbani, ma incide sulla distribuzione alimentare e sul funzionamento di servizi pubblici essenziali. Le difficoltà si riflettono anche nelle famiglie più vulnerabili.
In un reportage di Associated Press si dà conto dell’arrivo di aiuti alimentari destinati a sostenere anziani e bambini in condizioni di fragilità. Le immagini di pacchi viveri distribuiti nei quartieri popolari raccontano una realtà fatta di razionamenti e attese. “La situazione è molto dura”, riferisce una madre intervistata dall’agenzia, sottolineando come i prezzi siano aumentati ben oltre le possibilità di molte famiglie. Un’analisi pubblicata da El País raccoglie la voce di una giovane studentessa dell’Avana che descrive il clima sociale come “apocalittico”, parlando di incertezza per il futuro e di una quotidianità segnata dalla scarsità di beni primari.
L’emigrazione, intanto, continua a crescere: migliaia di cubani cercano opportunità altrove, spesso affidandosi alle rimesse dei parenti all’estero per sostenere chi rimane sull’isola.
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- Scritto da Laura Caffagnini
- Categoria: Marzo 2026 - Una Teologia che libera
- Qualifica Autore: SAE, Segretariato Attività Ecumeniche
Dialoghi e significato della Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani.
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC), nata nel 1908 come Ottavario per l’unità della Chiesa, fu ideata dal pastore episcopaliano statunitense Paul Wattson, che già nel 1900 aveva fondato la Society of Atonement (Società della Riconciliazione), dedicata alla preghiera per l’unità. Anche la Conferenza mondiale missionaria di Edimburgo del 1910, considerata il punto di partenza dell’ecumenismo moderno, sottolineò l’importanza della preghiera per unire i cristiani separati.
Nel 1935 l’abbé Paul Couturier, pioniere dell’ecumenismo spirituale nella Chiesa cattolica, auspicò che l’Ottavario divenisse Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani la cui finalità fosse un’unità “come Cristo desidera e con i mezzi che lui desidera”. Nel 1966, la SPUC è diventata un progetto congiunto della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese e del Segretariato per l’unità dei cristiani, oggi Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani.
Il tema di quest’anno – “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4,4) – è stato al centro di celebrazioni della Parola, conferenze, visite, sulla scia di commemorazioni celebrate nel 2025: il 1700° anniversario del Concilio di Nicea e il 60° anniversario dell’abolizione reciproca delle scomuniche tra cattolici e ortodossi.
Dossier - Marzo 2026 - Una liberazione creativa
A cura di Mauro Castagnaro e Tonio Dell’Olio
Che fine ha fatto la Teologia della Liberazione?
Quali forme assume oggi la Teologia della Liberazione? Quali nuove povertà la ispirano e quali percorsi di liberazione possibile individua?
In queste pagine, proponiamo un viaggio che rilegge la proposta teologica della liberazione, dalle sue origini ai nostri tempi, coniugandola negli ambiti di vita, riflessione e pastorale che attraversano la contemporaneità: la sfida climatica e ambientale, l’eco-femminismo, il pluralismo culturale e religioso, le nuove povertà e le violenze economiche.
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