Possiamo considerare la nonviolenza una proposta politica realmente efficace?
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- Scritto da Tonio Dell’Olio
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
Assegnare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza significa rovesciare la logica con cui guardiamo alla guerra: non premiare i potenti che la scatenano e poi firmano accordi, ma coloro che non l’hanno voluta e ne hanno pagato il prezzo più alto. I bambini non hanno bombardato, assediato, rapito, affamato nessuno. Sono totalmente disarmati e proprio per questo possono diventare disarmanti.
La campagna avviata da Avvenire, raccogliendo migliaia di adesioni, ha già ottenuto un risultato: ha rotto il silenzio che stava tornando a coprire Gaza. Ha ricordato che non si tratta soltanto di ciò che è avvenuto negli ultimi anni, di una contabilità archiviata di morti e feriti. Lo scandalo continua. Continuano la fame, le cure negate, le scuole distrutte, l’infanzia trascorsa tra tende e macerie.
La proposta impedisce che Gaza venga consegnata troppo presto al passato e restituisce un volto a chi rischia di restare soltanto un numero.
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- Scritto da Lidia Maggi
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: teologa, pastora battista
Le mani raccontano chi siamo. Anche quando digitano.
Aveva poco più di un mese il mio bambino, quando iniziò a muovere le mani in alto, davanti a sé, come un direttore d’orchestra. Dirigeva il mondo, ci dicevamo; ed effettivamente dirigeva la nostra vita, come esperto musicista, segnandone il ritmo. Poi iniziò l’osservazione delle mani: con gli occhi sgranati ne seguiva affascinato i movimenti, provando a portarsele alla bocca.
Sembrava non comprendere ancora che quelle mani erano parte del suo stesso corpo. Qualche volta, leggendo nella rete i post e i commenti che ne seguono, mi capita di pensare che in molti di noi accada il processo contrario rispetto a quello di un infante alla scoperta delle sue mani. Infatti, regrediamo fino a dimenticare che le nostre mani sono parte di noi e ciò che le dita digitano ci rappresenta.
Mani parlanti
Il nostro viaggio, alla scoperta del corpo nonviolento, ci porta a riflettere sulle mani.
Con le mani prendiamo contatto con il mondo. E quante cose ci permettono di fare le nostre mani: le mani costruiscono, aggiustano, curano; le mani sfiorano, accarezzano, feriscono; con le mani ci avviciniamo o respingiamo.
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- Scritto da Movimento No Base
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
Sanzioni a pacifisti: a Pisa la risposta nonviolenta sfida la repressione del dissenso.
Il 12 marzo 2026, intorno alle 18:00, la stazione ferroviaria di Pisa Centrale è stata teatro di un’azione coordinata da movimenti pacifisti e antimilitaristi del territorio. Decine di attiviste/i sono riuscite/i a dare un segnale concreto di opposizione alle guerre, bloccando un treno carico di mezzi e container militari che stava attraversando lo scalo.
Oggi quest’azione incontra un atteggiamento punitivo da parte delle autorità, traducendosi in decine di sanzioni amministrative da migliaia di euro per manifestazione non preavvisata. Una misura che non spaventa chi si sta attivando, ma conferma l’efficacia del blocco e del monitoraggio dal basso e la consapevolezza che un vasto movimento contro la guerra sul territorio non lascerà indietro nessuno e nessuna.
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- Scritto da Elena Rotondi
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
Tra potenza tecnologica e fragilità umana, quale futuro ci attende? Intervista a Luca Peyron.
Nell’era dell’intelligenza artificiale, la sfida non è solo tecnologica ma profondamente antropologica. Abbiamo intervistato don Luca Peyron, teologo e saggista, tra i principali studiosi italiani del rapporto tra fede, tecnologia e intelligenza artificiale. A partire dalla Magnifica Humanitas, ci interroghiamo sul futuro dell’umano tra innovazione, responsabilità e Vangelo.
Papa Leone XIV stabilisce un parallelismo costante tra il suo magistero e quello di Leone XIII. Se nel 1891 la Chiesa affrontava la “questione operaia” della rivoluzione industriale, oggi ci troviamo davanti alle res novae della rivoluzione algoritmica. In cosa differisce la sfida teologica e sociale di allora rispetto a quella odierna? Ritiene che oggi la posta in gioco sia più ardua?
Credo che fare classifiche non sia particolarmente interessante, ogni epoca vive le sue fatiche e cerca di guardare al futuro con speranza. La differenza fondamentale è che nel 1891 la questione sociale riguardava soprattutto le condizioni in cui l’uomo lavorava, mentre oggi riguarda anche la possibilità che l’essere umano perda il controllo sui processi attraverso i quali lavora, decide, conosce e interpreta se stesso.
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- Scritto da Luigi Fioravanti
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: già docente di lettere
Scarpe disperse, come quelle dei tanti bambini che perdono la vita in guerra. Quando la società civile piange l’umanità recisa.
Sabato 6 giugno 2026, sul sagrato dell’ex chiesa di Sant’Antonio a Morbegno, in Valtellina, si è tenuta un’iniziativa pubblica, promossa da numerose associazioni e gruppi locali, e aperta a tutta la cittadinanza, per dire NO alla guerra, NO al riarmo e per ricordare le migliaia di bambini e civili vittime dei conflitti.
C’è stata una buona partecipazione che ha raggiunto nei punti di massima un’ottantina di persone, attente, consapevoli e pensose. Disposte a cerchio nella piazza del sagrato. Ordinate a raggiera, al centro, centinaia di scarpette da bambino, il cui significato metaforico era evidente: quel che resta di un’infanzia brutalmente recisa, di un viaggio appena intrapreso e stroncato con ferocia. Questo ricordano, raccontano, rivelano le scarpette vuote.
Soprattutto pensando alla Palestina, a Gaza, dove di bambini ne sono stati uccisi, intenzionalmente, ventimila, spesso ridotti a pezzi; e quarantamila resi orfani, frequentemente di entrambi i genitori: non vittime collaterali, ma “bersaglio principale” per dirlo con le parole di Rula Jebreal.
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- Scritto da Giuseppe Schiavello
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: direttore Campagna Italiana contro le Mine
Tra guerre e carri armati, le mine antipersona ancora esistono. Feriscono e mietono vittime. Come costruire la pace?
Quando agli aratri si sostituiscono i carri armati e i mezzi di artiglieria, quando cieli chiari subiscono le ombre degli aerei che sganciano bombe, quando alle gocce di pioggia che dissetano i campi coltivati si sostituiscono grandinate di bombe a grappolo e le mine sono la semenza sparsa con generosità, il tristo mietitore attende il raccolto in vite umane. Questa è la fotografia, in bianco, nero e rosso, che ci rimanda il mondo.
Un mondo ferito, un mondo stanco, un mondo offeso dall’ ospitare uomini che hanno perso l’umanità.
Le guerre
Tra 55 e 61 conflitti armati attivi (inclusi quelli interni e le crisi internazionali) affliggono il pianeta. Il numero esatto dipende dalla definizione adottata (guerre dichiarate, conflitti armati non internazionali, scontri tra fazioni o tra governi e forze non statali), 32 le guerre vere e proprie.
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- Scritto da Laura Tussi
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
La Fiaccola della Pace come impegno civile e geopolitica della pace.
Il terzo millennio si è aperto sotto il segno di una contraddizione radicale. Se da un lato la globalizzazione ha accorciato le distanze spaziali, dall’altro sembra aver parcellizzato la coscienza storica, riducendola a un eterno presente privo di profondità e, di conseguenza, di responsabilità.
In questo scenario di frammentazione sociale e di smarrimento etico, nasce, nel 2014 nel cuore della Campania, l’iniziativa della “Fiaccola della Pace del III Millennio”.
In collegamento con le mobilitazioni dei cent’anni della grande guerra e ideata dalla cantautrice e testimonial di pace Agnese Ginocchio, la proposta si configura non come una semplice manifestazione celebrativa, ma come un vero e proprio saggio di pedagogia pubblica e di ecologia integrale e corale, con la partecipazione di istituzioni scolastiche e vari enti.
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- Scritto da Giorgio Gomel
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
Summit per la pace a Tel Aviv.
Contro lo scetticismo di molti, rassegnati a un conflitto tra nemici che appaiono irriducibili, dominati dall’isteria nazionalista e dal rifiuto delle ragioni dell’altro, resta forte l’impegno di associazioni dedite alla ricerca di dialogo, riconciliazione e coesistenza. Fra queste le numerose ong israelo-palestinesi, giunte ormai a quasi 200, federate sotto l’egida di Alliance for Middle East Peace (www.allmep.org).
Molte di esse sono intervenute il 30 aprile al People Peace Summit svoltosi a Tel Aviv con il nome di “It’s time” – È tempo di agire per la pace” – un convegno, composto da seminari, laboratori, momenti teatrali e musicali, che ha riunito 80 ong e movimenti di base israelo-palestinesi. Al lato si sono svolti incontri con diplomatici di più Paesi interessati, fra cui il Ministro degli esteri francese che ha assicurato un impegno precipuo in vista del Summit G7 che si terrà a luglio in Francia.
Ponti
Una lezione anche per noi europei, sensibili agli orrori di quel conflitto, partecipi di uno sforzo collettivo, spesso ignorato o anche osteggiato, di associazioni volte a un futuro di pace. Non il primo di questi incontri – quest’anno con una partecipazione massiccia di persone, quasi 5000 secondo gli organizzatori, molti giovani, anche palestinesi nonostante le pesanti difficoltà nell’ottenere permessi per entrare in Israele dalle citta o comunità cisgiordane.
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- Scritto da Liviana Marelli
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: coordinatrice dell’Area Nuove generazioni e famiglie del CNCA
Un’alternativa possibile: le comunità familiari. Il rapporto del CNCA.
Quando si parla di comunità per minorenni, forse non sempre si ha chiaro cosa sono, cosa fanno, chi accolgono. Molti pensano ancora a grandi istituti, a orfanotrofi che accolgono un alto numero di bambini/e in strutture fredde e poco ospitali.
Invece, da molti anni gli istituti non ci sono più: bambini/e e adolescenti allontanati dalla famiglia d’origine a scopo di protezione e tutela sono accolti in comunità di tipo familiare, in case simili a quelle in cui viviamo tutti noi, vivendo la vita della città, del quartiere, del paese al pari dei loro coetanei.
La comunità è un luogo di “straordinaria normalità”. I/le bambini/e e i/le ragazzi/e sono parte della comunità locale, frequentano la scuola, vanno all’oratorio, in piscina, ai centri estivi, agli scout, nel rispetto delle loro scelte.
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- Scritto da Pasquale Prencipe
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- Qualifica Autore: ricercatore dell’Associazione Antigone
Rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia.
Il carcere in Italia sta attraversando una delle fasi più drammatiche, una regressione strutturale e ideologica che l’associazione Antigone ha impresso nelle pagine del suo XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione, efficacemente intitolato Tutto chiuso. Il rapporto traccia la radiografia di un universo che, in particolare negli ultimi anni, ha progressivamente sbarrato le sue porte sia verso l’esterno sia al proprio interno.
Questa tendenza alla chiusura non rappresenta un semplice mutamento amministrativo, ma una precisa e sistematica torsione delle politiche penitenziarie che incide quotidianamente sulla pelle di migliaia di persone ristrette, costrette a consumare le proprie esistenze in un tempo sospeso e nell’isolamento all’interno di celle sempre più affollate e fatiscenti.
Nuove regole
A ridisegnare i confini è stata soprattutto una serie di circolari emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP). Regolamenti burocratici apparentemente solo tecnici, ma dall’impatto devastante, che hanno stabilito, ad esempio, il divieto per i detenuti del circuito dell’Alta sicurezza e delle sezioni ordinarie della Media sicurezza di svolgere attività di socialità nei corridoi delle sezioni, costringendo di fatto oltre il 60% della popolazione detenuta a trascorrere la quasi totalità della giornata dietro le sbarre, riducendo il tempo fuori dalla cella alle sole canoniche ore d’aria.
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- Scritto da Chiara Tammaro
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: Collaboratrice Centro per la Pace di Forlì
Giovani contro i femminicidi: una Campagna europea sulle violenze di genere.
EUnited for Equality è una Campagna Europea nonviolenta, creata interamente da giovani dai 19 ai 29 anni provenienti da Francia, Lettonia e Italia.
L’obiettivo è ottenere una definizione di femminicidio valida in tutti i Paesi membri dell’UE. È importante precisare che la Campagna non si focalizza sull’aspetto giuridico e che parte piuttosto da una riflessione sulla raccolta dei dati, a livello europeo e nazionale, relativi alla violenza di genere e ai femminicidi.
I dati raccolti dalle istituzioni europee, infatti, provengono dagli enti statistici nazionali, ma risultano spesso incompleti e non omogenei tra i diversi Paesi, rendendo di fatto impossibile un confronto sistematico.
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- Scritto da Giulia Bordin
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: Pax Christi International
Le donne che tengono viva la pace.
In un mondo segnato da conflitti prolungati e crisi umanitarie dimenticate, il Sudan rappresenta oggi uno degli scenari più drammatici e complessi. La guerra esplosa nell’aprile 2023 ha causato milioni di sfollamenti, la distruzione di infrastrutture essenziali e una profonda frattura del tessuto sociale. Dietro i numeri si trovano vite spezzate, ma anche storie di resilienza, solidarietà e cura comunitaria.
In questo contesto, Pax Christi International ha portato la testimonianza del Sudan alla Conferenza Internazionale per l’Armonia Mondiale, tenutasi il 9–10 marzo 2026 presso l’UNESCO a Parigi, dedicata al ruolo delle donne nella promozione della pace.
La dott.ssa Mawa Abdelbagi Osman Mohamed, membro del gruppo di lavoro di Pax Christi International sul Sudan, ha offerto una lettura del Paese non solo come teatro di guerra, ma anche come spazio in cui le donne continuano a generare pratiche quotidiane di pace, mediazione e resilienza civile. Il contributo è stato reso possibile grazie al lavoro di rappresentanza per Pax Christi International all’UNESCO di Bérengère Savelieff.
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- Scritto da Alberto Nutricati
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: docente di filosofia e psicologia
Da don Milani a Pasolini passando per Balducci. Una preghiera dedicata al figlio, nel libro di Enrico Mauro.
Diario barbianese (di Enrico Mauro, Mauro Pagliai Editore, 2026) si colloca in una tradizione minore ma tenace della cultura italiana: quella del pensiero breve a vocazione civile, che, dallo Zibaldone di Leopardi in poi, attraverso Fortini, Sciascia e Pasolini, ha prodotto alcune delle pagine più pungenti del Novecento.
Mauro si pone deliberatamente in questo solco, con un modello dichiarato – don Lorenzo Milani – e convergenze non dichiarate che il testo suggerisce a ogni lettura attenta: la vena polemica di Pasolini, strutture argomentative che richiamano l’etica della cura di Carol Gilligan, Martha Nussbaum e Joan Tronto, la critica antimeritocratica che echeggia Michael Sandel, il Pierre Bourdieu della riproduzione scolastica, secondo cui la scuola perpetua le diseguaglianze sociali.
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- Scritto da Ilaria Dell’Olio
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
Liberi lettori in libere librerie. Proviamo a leggere segni di esperienze belle nei nostri territori.
Questo mese Potere dei segni incontra A.L.BA., Associazione Librerie Baresi, di recente costituzione. A riportare questa esperienza la voce di Gabriele Torchetti Amoruso, libraio di Un panda sulla luna, libreria a Terlizzi in provincia di Bari.
“A.L.BA.”, esordisce Torchetti, “è nata nel 2026. L’esperienza di Lungomare di Libri (giornate con bancarelle di librai sul lungomare barese) ha creato connessioni e messo in circolo energie nuove: le occasioni in cui noi, libraie e librai, possiamo confrontarci sono, infatti, piuttosto rare. Durante quelle intense giornate abbiamo avuto l’opportunità di conoscerci meglio e di discutere delle sfide e delle esigenze che condividiamo.
Quello che era nato come un incontro casuale si è trasformato, appuntamento dopo appuntamento, in un percorso comune. Abbiamo così compreso che dare vita a un’associazione avrebbe rappresentato un’importante forza propulsiva, capace di portare al centro del dibattito pubblico le nostre istanze, valorizzare il ruolo delle librerie e mettere in luce le nostre potenzialità”.
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- Scritto da Giovanni Capurso
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
Antonio Mattone ricompone il ritratto vivo di don Peppe Diana.
Antonio Mattone, con Il casalese di Dio (EDB 2026), ci consegna un’opera che è insieme ricostruzione storica, testimonianza civile e ritratto umano di straordinaria intensità.
Il volume ripercorre la vita e il sacrificio di don Peppe Diana, sacerdote di Casal di Principe assassinato il 19 marzo 1994 per il suo coraggioso impegno contro la camorra.
L’autore non si limita a una narrazione dei fatti: scava nelle pieghe di un contesto sociale complesso, restituendo la voce di un uomo che ha scelto di non cedere alla logica del silenzio e della paura.
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- Scritto da Francesco Iannuzzelli
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: Peacelink.it
Più potente non significa migliore.
Chi lavora con i modelli di intelligenza artificiale trova nell’enciclica Magnifica Humanitas una comprensione precisa di come queste “macchine” funzionano; esemplifichiamo.
Leone XIV ricorda che i sistemi odierni sono “più coltivati che costruiti” (MH 98): gli sviluppatori non progettano ogni dettaglio, ma creano un’architettura sulla quale il modello cresce con l’addestramento. Di conseguenza, perfino chi li realizza conosce poco del loro funzionamento e le rappresentazioni interne restano in gran parte sconosciute.
È il problema noto come interpretabilità: le risposte non hanno necessariamente una spiegazione, né sono riproducibili con esattezza.
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- Scritto da Simona Lanzoni
- Categoria: Settembre 2026 - Una strada nuova
- Qualifica Autore: Vicepresidente e direttrice esecutiva di fondazione Pangea ETS
Memorie sul ritorno dei Talebani e il lungo gioco dell’oca nello scacchiere dell’Asia centrale.
Ricordo sempre con dolore quei giorni di metà agosto del 2021, segnati dal ritorno dei talebani in Afghanistan. Lo ricordo con dolore perché è stato uno dei periodi più intensi della mia vita che ha tracciato un nuovo solco nella mia anima e, come il Covid, c’è un prima e un dopo.
Era inizio agosto quando le colleghe afghane, ignare di quello che sarebbe successo, mi informavano che stavano selezionando le nuove beneficiarie del microcredito del progetto Jamila di Pangea per il semestre autunnale. Verso il 10 agosto cominciasse ad arrivare l’eco dell’arrivo dei talebani e incalzavano le telefonate con lo staff, per capire cosa bisognava fare.
Stavano cadendo sotto l’avanzata talebana le prime città senza alcuna resistenza. In primis, Herat, la città della cultura afgana, capace di generare iniziative meravigliose come il Festival del Cinema delle donne afghane.
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- Scritto da Alex Zanotelli
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- Qualifica Autore: missionario comboniano, direttore responsabile Mosaico di pace
Nei primi tre secoli del Cristianesimo, molti giovani rifiutarono il servizio militare e pagarono con la vita la fedeltà al Vangelo.
Proseguiamo il nostro percorso di riflessione sulla nonviolenza evangelica.
L’insegnamento di Gesù sulla nonviolenza attiva è stato subito preso e praticato seriamente dalle prime comunità cristiane nei primi tre secoli.
Chiarissima emerge nel Cristianesimo primitivo l’opposizione e la contestazione alle istituzioni che usano la violenza e in particolare all’istituzione militare. Nel più antico documento della dottrina della Chiesa sul servizio militare, la Tradizione Apostolica, scritta dal prete romano Ippolito verso il 215, si afferma: “Il soldato che sta sotto l’autorità di qualche superiore non ucciderà né presterà giuramento alcuno. Se non accetta queste condizioni sia scomunicato...
Dossier - Settembre 2026 - Potere trasformativo nonviolento
A cura di Nicolás Paz
La nonviolenza come prassi politica.
La nonviolenza genera cambiamenti. Accompagna percorsi, propone strategie, trasforma e tutela persone e diritti.
Non è soltanto un metodo per affrontare i conflitti, ma il segno di un profondo cambiamento culturale già in atto.
Dalle relazioni di potere all’educazione, dalla giustizia alla cooperazione, il dossier propone un viaggio in pratiche che aprono la strada a una società più giusta e inclusiva.
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