A cura di Nicolás Paz

La nonviolenza come prassi politica.

La nonviolenza genera cambiamenti. Accompagna percorsi, propone strategie, trasforma e tutela persone e diritti.
Non è soltanto un metodo per affrontare i conflitti, ma il segno di un profondo cambiamento culturale già in atto.
Dalle relazioni di potere all’educazione, dalla giustizia alla cooperazione, il dossier propone un viaggio in pratiche che aprono la strada a una società più giusta e inclusiva.

  

Clicca qui per acquistare questo numero in formato PDF

 

La nonviolenza in tempi di rischi esistenziali.

  

Viviamo in un contesto globale segnato da minacce reali che, nonostante il negazionismo diffuso, mettono a rischio l’esistenza stessa dell’umanità. Sono tempi di rischi esistenziali. L’espressione “rischio esistenziale” è stata coniata dal filosofo svedese Nick Bostrom nel 2008 per indicare un evento capace di provocare l’estinzione dell’umanità o una perdita permanente del suo potenziale futuro.

Il Centro per lo Studio del Rischio Esistenziale dell’Università di Cambridge è oggi uno dei principali punti di riferimento a livello mondiale in questo ambito. Il suo obiettivo è studiare e contribuire a mitigare le minacce che potrebbero condurre all’estinzione della specie umana o al collasso irreversibile della civiltà.

Tra i rischi esistenziali analizzati figurano la guerra nucleare, il cambiamento climatico, le pandemie globali e i pericoli legati all’intelligenza artificiale. Nel contesto attuale, segnato dalle numerose guerre e dai conflitti armati in corso, molte persone finiscono per convincersi che un futuro di speranza sia ormai impossibile, come se questi tempi di rischi esistenziali fossero il risultato di un destino inevitabile.

Per una strada nonviolenta efficace: dalla resistenza nelle strade al tavolo del negoziato.

 

L’azione nonviolenta viene spesso associata, nell’immaginario collettivo, a grandi manifestazioni, sit-in o a figure storiche come Mahatma Gandhi o Martin Luther King. Questa immagine, tuttavia, rappresenta soltanto una piccola parte di un repertorio strategico, culturale, simbolico, etico e spirituale molto più ampio, i cui strumenti hanno dimostrato una notevole efficacia nella trasformazione dei conflitti politici e sociali, oltre che di quelli interpersonali, lavorativi e familiari.

Lungi dal ridursi alla protesta di piazza, la nonviolenza attiva costituisce una spiritualità, un metodo di trasformazione personale e sociale, uno stile di vita e un’etica dal potenziale universale, capace di trasformare le relazioni dall’ambito intimo e domestico fino a quello sociale, politico e religioso. In questo contributo mi concentrerò sull’analisi della nonviolenza come proposta politica efficace, alla luce delle conoscenze maturate negli ultimi decenni di ricerca.

Potere sociale

Hannah Arendt spiegava che la politica nasce nello spazio del “tra” della convivenza e si costituisce come relazione. La nonviolenza opera precisamente in questo spazio relazionale, con l’obiettivo di costruire forme di convivenza giuste e possibili che garantiscano una vita dignitosa.

La Generazione Z del Kenya e il potere della resistenza nonviolenta digitale.

 

Il 25 giugno 2024 il Kenya è stato attraversato dalla più grande ondata di proteste guidate dai giovani degli ultimi decenni. A innescarle è stata la proposta del governo di aumentare le tasse attraverso una nuova Legge finanziaria. Migliaia di keniani, per lo più giovani, sono scesi in piazza sostenendo che le nuove misure avrebbero aggravato il costo della vita, mentre corruzione e sprechi pubblici continuavano a rimanere impuniti.

Quella che era iniziata come una protesta contro l’aumento delle imposte si è rapidamente trasformata in un movimento nazionale nonviolento che chiedeva responsabilità politica, giustizia economica e rispetto dei diritti costituzionali.

Simboli

Quando sono tornato in Kenya e ho assistito a questi eventi, mi sono reso conto che stava accadendo qualcosa di profondamente nuovo. Vedevo una generazione che portava con sé tre potenti simboli del proprio tempo: uno smartphone tra le mani, la bandiera del Kenya sopra la testa e dell’acqua offerta come simbolo di speranza e responsabilità. Queste tre immagini mi hanno aiutato a comprendere la natura del movimento della Generazione Z keniana.

Qualifica Autore: educatore colombiano, dottore di ricerca in Pace, Conflitti e Democrazia

Nonviolenza: segnali di un cambiamento di paradigma culturale.

  

In molteplici contesti sociali e geografici si possono osservare cambiamenti significativi che indicano l’emergere di nuovi modi di comprendere le relazioni umane, il potere, la partecipazione e la risoluzione dei conflitti.

Queste trasformazioni non avvengono in modo lineare né omogeneo. La cultura patriarcale e le sue diverse forme di violenza continuano a essere presenti nelle istituzioni, negli immaginari sociali e nelle pratiche quotidiane del nostro tempo. Allo stesso tempo, però, emergono esperienze che mettono in discussione queste logiche e promuovono alternative fondate sulla cooperazione, sull’inclusione e sulla dignità umana.

Potere

Una delle trasformazioni più significative riguarda il modo di concepire l’autorità e il potere. Per secoli ha prevalso una visione autoritaria secondo cui l’autorità si fondava sull’obbedienza e sul controllo. In questo modello, le decisioni erano prese da chi occupava posizioni di potere, mentre gli altri dovevano adeguarsi senza metterle in discussione.

Qualifica Autore: professoressa associata di Scienze Politiche presso il SNF Agora Institute della Johns Hopkins University (Baltimora, Usa)

Il potere della società civile in tempo di guerra.

 

La maggior parte delle persone presume che, una volta iniziata una guerra, i cittadini comuni abbiano solo due possibilità: prendere le armi oppure diventare vittime. Soprattutto nelle guerre di aggressione da parte di potenze straniere, l’appello alle armi è spesso carico di nazionalismo e, di conseguenza, non prestare servizio militare viene considerato un tradimento della propria patria.

Nei contesti di guerra civile, inoltre, molti ritengono che vi sia poco spazio per l’azione nonviolenta, poiché sia le forze armate statali sia i gruppi armati volontari esigono lealtà e collaborazione.

I cittadini comuni si trovano così intrappolati nel mezzo di guerre irregolari e diventano quasi inevitabilmente il campo di battaglia sul quale tali guerre vengono combattute.

Qualifica Autore: direttrice esecutiva dell’Albert Einstein Institution organizzazione senza scopo di lucro fondata dal Gene Sharp

 

Come sviluppare alternative realistiche alla guerra?

 

Stiamo vivendo un periodo caratterizzato da molteplici crisi convergenti. I conflitti armati si moltiplicano, la spesa militare globale ha raggiunto livelli record e le istituzioni democratiche sono sotto attacco in molte parti del mondo. Allo stesso tempo, i governi autoritari stanno diventando sempre più sofisticati nel consolidare il proprio potere e nell’utilizzare nuovi strumenti di repressione.

Chi è impegnato per la pace deve confrontarsi con una realtà difficile: nonostante gli straordinari sforzi compiuti per decenni dai movimenti per la pace, dalle comunità religiose, dalle organizzazioni per i diritti umani e da persone coraggiose, per molte comunità il mondo appare oggi meno sicuro, meno democratico e meno giusto.

Questa percezione, indipendentemente dal fatto che racconti o meno l’intera realtà, dovrebbe preoccupare tutti, perché influenza le scelte politiche che vengono compiute nelle nostre comunità.


Mosaico di pace, rivista promossa da Pax Christi Italia e fondata da don Tonino Bello, si mantiene in vita solo grazie agli abbonamenti e alle donazioni.
Se non sei abbonato, ti invitiamo a valutare una delle nostre proposte:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/abbonamenti
e, in ogni caso, ogni piccola donazione è un respiro in più per il nostro lavoro:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/altri-acquisti-e-donazioni