Sintesi dell’intervento di don Giovanni Ricchiuti, vescovo e presidente nazionale di Pax Christi, al Convegno: “La scuola italiana va alla guerra?”, Roma, 10 maggio 2024
Una pace giusta per i popoli e l’umanità
* Il punto di partenza è segnato da quel “manifesto di un mondo nuovo” - così Giorgio La Pira definì La Pacem in terris (11 aprile 1963) - sognato ad ccchi aperti dal papa Giovanni XXIII; l'enciclica era destinata alla Chiesa e alle donne e agli uomini di buona volontà. Scriveva così: “…Riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia…” (67) e che un futuro di pace senza un ordine tra gli esseri umani fondato sui diritti e sui doveri di ogni persona, senza il riconoscimento a tutte le comunità politiche della loro uguaglianza per dignità di natura, senza la promozione delle minoranze, senza la ricerca di una solidarietà operante tra le varie parti politiche, fra i vari gruppi etnici e fra le varie culture, senza la protezione e l’accoglienza dei profughi politici e senza un progetto serio di disarmo, la Pace è destinata a restare un “vocabolo” invece che un “vocabolario”. E, infine, quasi come un colpo d’ala, l’affermazione del “Papa buono”: “Pensare, oggi (siamo nel 1963!), alla guerra come soluzione dei conflitti 'alienum est a ratione'”.
* Bisogna “comunicare” la Pace, e non è una comunicazione facile, attraverso un serio lavoro di “educazione” antropologica. E' importante oggi tornare a raccontare ed educare intelligenza, mente e cuore che l’umanità non è destinata fatalmente alla violenza, che la persona umana viene da un “progetto” di una radice comune antropologica destinata a crescere e a moltiplicarsi, non a scontrarsi e ad annullarsi vicendevolmente. E che il piacere di vivere non può ragionevolmente stare nella guerra e nella violenza. Che bisogna riconoscersi “simili”, fratelli e sorelle, perché generati da un ventre “gravido di futuro” che è la terra! Che solo una convivenza pacifica genera giustizia, che non esiste una guerra “giusta”, perché solo la pace è giusta! A distanza di molti anni da quell’11 aprile 1963, il 3 ottobre 2020, Papa Francesco sulla tomba di San Francesco d’Assisi firmerà una enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, Fratelli tutti, nella quale scrive: “Dunque non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una ‘guerra giusta’. Mai più la guerra! (258).
* Dove allora cominciare a seminare questi semi di un mondo altro possibile se non nella scuola? La domanda provocatoria che dà il titolo a questo convegno esige una risposta chiara: la scuola italiana, come tutte le scuole di questo mondo, dalla scuola dell’infanzia fino alle università, non può, e non deve cedere a vecchie logiche colme di retorica sulla pace che si ottiene con la guerra, con lo studiare la “storia” attraverso unicamente i bollettini di guerra, gli eroi e via discorrendo. La scuola è chiamata a educare alla fraternità e alla solidarietà, al rispetto e alla accoglienza delle differenze e delle diversità, alla visione di una terra che tutti abbiamo il diritto di calpestare e sulla quale camminare per incontrare, per conoscere e per dialogare. Queste le porte aperte della scuola, cha vanno chiuse con determinazione a chi pensa ancora di affascinare le nuove generazioni con “uniformi” non solo nelle divise ma come stile di vita e di relazioni. La scuola “educa” e “forma”, non “addestra” perché abbiamo due mani e due braccia, non solo la destra, per esprimere la nostra fantasia e la nostra creatività! Luogo di aggregazione e di confronto piuttosto che “palestra” (in greco antico luogo dove apprendere a lottare). Tutto dipenderà dalla intelligenza formativa di dirigenti e docenti, accompagnati dalla vigilanza dei genitori che non dovrebbero acconsentire che la scuola frequentata dai loro figli “…vada alla guerra”.
La sintesi dell'intervento di mons. Giovanni Ricchiuti è stato pubblicato ne Il Fatto Quotidiano del 12 maggio 2024-