Nel luglio 2023 si è svolto l’ultimo viaggio di Pax Christi in Palestina, dopo c’è stato il 7 ottobre con il terribile massacro di Hamas di 1400 civili e il genocidio di 50.000 palestinesi per mano di Israele.
Era il mio primo viaggio in Palestina ma ha lasciato il segno, per i testimoni incontrati e le conversazioni con loro.

Non è una mera trascrizione delle parole raccolte ma un racconto del dolore, della resistenza di un popolo piegato da 70 anni di occupazione, che non si è mai rassegnato, nonostante abbia sofferto mille ingiustizie, consapevole di avere tutto il diritto di vivere la terra in cui abita.
Abbiamo toccato con mano le ingiustizie, le sofferenze, abbiamo visto espropriazioni, vessazioni, e soprattutto la resistenza di un popolo mai rassegnato.

Abbiamo visto i bambini nelle tende dei beduini e nei campi profughi, sempre con il sorriso, giocare e venirci incontro, bambini in una terra desolata e martoriata, una luce in tante tenebre. una speranza che ci invita a lottare per il futuro del loro popolo ma anche del nostro.

Come scrive nell’introduzione Norberto Julini, (già) coordinatore di Pax Christi: "Noi non facciamo preferenze di popoli o di religioni, amiamo tutte le persone, ma soprattutto amiamo il diritto e sappiamo che custodirlo intatto ed applicato senza deroghe è il miglior servizio che si possa fare per la pace fra i popoli della Palestina e di Israele. E non solo per loro, ma per noi tutti".

Racconto un viaggio di una settimana, densa, che vale una vita, te la cambia, formazione e conoscenza della Palestina.

Il 22 luglio era iniziato bene, assistendo alle manifestazioni a Tel Aviv contro il governo di ultradestra che voleva abolire il controllo della Corte suprema sugli atti del governo.

Abbiamo attraversato i principali luoghi della Palestina, da Gerusalemme, ad Hebron, passando per la valle del Giordano, Betlemme, Battir, At-tuwani, fino al campo profughi di Aida.
Da nord a sud per incontrare gente, associazioni, comunità, chi lotta per l’autodeterminazione del popolo occupato.

Il fratello dossettiano Lorenzo Ravasini che ci accompagnò nella visita alla Città Santa, nel visitare i luoghi santi disse: "non fermatevi alle pietre morte ma cercate, incontrate le pietre vive, sante", le persone che ci vivono.

Il vescovo William Shomaly ci lasciò dicendoci: "Grazie per la vostra preghiera perché l’impossibile diventerà possibile", purtroppo oggi, dopo quanto accaduto, questa profezia sembra impossibile.
Abbiamo approfondito il dialogo tra palestinesi e israeliani, pare impossibile ma è centrale la difesa dei diritti, di tutti e conosciuta la Palestina, attraverso le testimonianze di chi ogni giorno vive in territori colonizzati e occupati.

Tante voci diverse, attivisti, ricercatori, volontari, giornalisti, religiosi, testimonianze e storie di vita e umanità di tanti palestinesi che ogni giorno resistono all’occupazione, alla demolizione delle proprie case e all’espropriazione della propria terra.

Ricordo la calorosa accoglienza di tantissimi, i beduini nel deserto, la comunità melchita, gli attivisti, i volontari dell’operazione Colomba, e tanti ancora.

Importanti gli incontri con i giornalisti, ci hanno fatto conoscere la Palestina e un’altra Israele, evidenziando le contraddizioni e i possibili scenari di evoluzione della situazione attuale.

Per tutte, cito la sosta a Hebron, (Al Khalil), una immersione in una città dalle mille contraddizioni, con vie intere chiuse alla popolazione locale, Hebron Valley Street sembra la città della morte, le vie sono coperte da reti per evitare che i coloni gettino pietre su chi passa sotto, perché i coloni sono dentro la città.

Issa Amro, attivista di Youth Against Settlement, ci accompagnò facendoci toccare con mano la segregazione e l’oppressione a cui sono soggetti i palestinesi, è stato arrestato senza alcun motivo il 7 ottobre 2023.

A Tel Aviv abbiamo incontrato il rabbino Roberto Arbib; non ha risposto sulla convivenza con i palestinesi, disse che nessuno dei due, Israele e Palestina, vuole la pace; difese il muro perché così si sentono sicuri, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa oggi dopo il 7 ottobre.
Importante anche l’incontro con Daoud Nass di Tent of Nations, un luogo di incontri e impegno internazionale, una vita a combattere con la giustizia israeliana per vedere riconosciuta la proprietà delle sue terre. Mi aiutano nel racconto i compagni di viaggio.

Adriana Cortassa: "E poi i campi profughi, pugno nello stomaco, cruda realtà che ci lascia impotenti, i checkpoint, assurdi ostacoli quotidiani che sono diventati di routine, ma a che prezzo... E poi il muro, quel muro di 750 km. che divide uomini da altri uomini, come se ci fossero i buoni e i cattivi, quelli che hanno ragione da quelli che hanno torto".

Ruggero Da Ros che scrive, "non è un muro di separazione tra due Stati, come accade per gli altri Muri Famosi: questo Muro rinchiude in una prigione a cielo aperto milioni di persone. Gli israeliani, invece, possono entrare in Palestina e la occupano di fatto dal 1967, limitando il movimento dei palestinesi con oltre 600 Checkpoint sulle strade interne e all'ingresso dei villaggi".

Don Francesco Filipputti: "Una delle ultime sere, a Betlemme, nella terrazza dell’ostello seduto al buio a guardare la città illuminata, ho pianto… Quel senso un po’ "adolescenziale di giustizia" che mi porto dentro che mi ha portato, soprattutto nel passato, a prendere posizione anche in modo irriverente e spavaldo, qui è completamente disarmato… Quali possibilità ci sono? …Forse solo emigrare... Eppure, c’è chi rimane". Martina Fontebasso "... il cuore l'ho sentito sussultare più di una volta".

Marta Porcinai: "… mi ha ricordato l’importanza di conoscere e di prendere una posizione netta nei confronti delle ingiustizie che ci circondano, perché l’ignoranza non può continuare ad essere una scusa per restare inerti. Mi sono sentita soffocare da quel muro altissimo e lunghissimo che serpeggia per tutta la Palestina, era come se mi togliesse l’aria, e mi sono sempre più resa conto che la toglie, insieme alla libertà, a chi vive in questa terra".  

Da allora mi pongo tante domande e ho poche risposte su questa umanità violata. Manca la speranza, in queste settimane assistiamo all’imbarbarimento più totale, alla sopraffazione senza motivo, al potere per il potere, a questo bisogna opporsi, resistere e tenere alto e fermo il messaggio di pace che ci arriva da tantissimi uomini e donne di buona volontà. Ma sarebbero tantissime le storie da raccontare, le troverete tutte nella pubblicazione.

Gli amici della delegazione di Kairos Palestine appena venuti in Italia, ci hanno detto quanto sia importante per loro non sentirsi abbandonati, spero che questa pubblicazione possa essere di stimolo a tanti altri per andare in Palestina appena possibile, per visitare i luoghi della cristianità ma soprattutto per incontrare donne, uomini e bambini che la vivono.

 

Diario di viaggio del pellegrinaggio in Terrasanta (22-29 luglio 2023): clicca qui per visualizzare il pdf

 

 

 


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