L’anno più sanguinoso per le uccisioni della popolazione civile, nella lunga guerra in Afghanistan è il 2018. Eppure nella percezione della pubblica opinione in Italia e in Europa non ci si accorge di questo, anche se le domande di protezione internazionale da parte di cittadini afghani nel 2017 per la prima volta nel corso degli ultimi 3 anni hanno superato quelle di cittadini siriani.

Sono appena usciti i dati dell’UNAMA, (Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan) che cercano di fotografare la drammaticità della situazione attuale: nel 2018 sono state uccise 3804 persone civili, l’11% in più rispetto al 2017. Nello stesso anno sono state ferite 7189 persone, sempre della popolazione civile, e di questi i bambini uccisi erano 927. Queste stragi sono successe per i continui attentati da parte dei talebani, dell’Isis e di altri gruppi terroristici. L’Isis sta perdendo pezzi in Siria mentre sta conquistando terreno in Afghanistan. Tanti analisti dicono che se gli Stati Uniti si ritireranno, aumenterà ancora di più il numero di civili uccisi. I dati Onu sottolineano che nell’ultimo periodo sono stati colpiti sempre più i civili e denunciano l’inaccettabilità di questa situazione. I talebani stanno usando la tattica di farsi scudo della popolazione civile. Nel 2018 si è arrivati a 40 anni di guerra in Afghanistan, anni di orrori che continuano nell’instabilità e violenza politica. Nel mondo Occidentale si riscontra invece una totale chiusura rispetto a questa realtà, tanto è vero che diversi paesi europei considerano l’Afghanistan un paese sicuro, cercando di rimpatriarvi i richiedenti asilo. Spero che le varie Commissioni Territoriali che lavorano nell’esaminare le richieste d’asilo, tengano conto dei dati Onu appena aggiornati.