Intervista a Kasha Jacqueline Nabagesera sulle condizioni di vita in Uganda e rispetto dei diritti e delle diversità di genere. 

Partiamo dal suo contesto geografico e sociale: come si vive in Uganda? Quali sono i più rilevanti problemi che affliggono oggi il Paese?

La vita è buona in Uganda per chi sa giocare le proprie carte con cura socialmente, economicamente e politicamente. La situazione economica del Paese è caotica, infatti il 60% dei giovani è disoccupato e l'Uganda ha ancora la più ampia percentuale giovanile di disoccupazione. Più dell'80% della popolazione in Uganda è sotto i 30 anni, cosa che rende molto difficile vivere in un Paese ostacolato da una situazione economica morente che ha condotto molti giovani a  praticare abitudini non salutari come una volontaria o forzata prostituzione che li espone a malattie quali l'HIV/AIDS e a molte STIs [infezioni sessualmente trasmesse n.d,t.]. Politicamente il Paese si trova sotto dittatura: noi abbiamo lo stesso Presidente dal 1986, tale Presidente corrompe il Parlamento per manomettere la Costituzione a suo favore. Proprio in questo periodo abbiamo fronteggiato un'altra violazione della nostra Costituzione perché il Parlamento sta esigendo circa 100000 dollari da ciascun parlamentare in modo che possa cambiare l'età limite per divenire Presidente, cosa che permetterebbe all'attuale Presidente di rimanere in carica fino al 2021. Tutto ciò ha anche fatto militarizzare il Paese. Ci sono molti omicidi e molte detenzioni illegali, cosicché il clima politico è davvero ostile all'opposizione e alla società civile, e diverse leggi vaghe sono state approvate dal Parlamento per sopprimere molte libertà della popolazione. Alcune di queste leggi riguardano la Legge di gestione dell'ordine pubblico e la Legge di registrazione delle ONG. Da un punto di vista sociale esistono gruppi discriminati dallo Stato, alcuni di questi gruppi includono minoranze sessuali, lavoratori sessuali e persone che hanno contratto l'HIV. Vivere in Uganda significa calcolare di vivere giorno per giorno, perché la vita è molto incerta.

Quali violazioni dei diritti umani essenziali si verificano in Uganda?

La censura dei media da parte dello Stato e anche media che perseguitano minoranze sessuali; arresti arbitrari di attivisti dell'opposizione e di attivisti pro-democrazia; corruzione ed esecutori protetti dallo Stato; influenza giudiziaria attraverso le dichiarazioni; molestie cibernetiche e su internet sulla libertà di espressione, informazione e associazione; manipolazione della Costituzione per favorire settori della popolazione.

Lei ha un percorso di formazione e di studi brillante. È stata vittima di discriminazioni perché lesbica o perché donna? Quali sono le principali forme di discriminazione sociale in Uganda?

  • Leggi criminalizzanti all'interno della Costituzione e del codice penale;
  • Attacchi e abusi fisici e verbali;
  • Espulsione costante da appartamenti affittati, cosa molto costosa e disumanizzante;
  • Tentato stupro;
  • Sospensione ed espulsione da scuole;
  • Detenzione illegale e molestie dal Ministero dell'Etica;

Ho dovuto fronteggiare tutto questo perché lesbica e a causa del mio lavoro.

Quali forme di resistenza nonviolenta si possono opporre per vincere le disuguaglianze e le discriminazioni di genere e di razza?

  • Dialogo con gli oppressori;
  • Coscienza e sensibilizzazione comunitaria;
  • Parlare sempre;
  • Proteste e dimostrazioni pacifiche;
  • Musica, arte e teatro;
  • Processi giudiziari.

Quali sono state, almeno sinora, le rispose o il sostegno della politica locale? E delle Chiese?

La politica locale spesso marginalizza gruppi quali le minoranze sessuali per alimentare la sua agenda, quindi sarebbe un suicidio per leaders politici o religiosi, o per organizzazioni, difendere ciò che è giusto quando proviene da minoranze sessuali che sostengono cause controverse come aborto, e diritti sessuali e riproduttivi. Nella demonizzazione di tutto ciò si può constatare un accordo fra i vari settori religiosi. Abbiamo visto molti politici e religiosi pagare un prezzo molto alto per alzarsi a difendere tali cause controverse. Ma il dialogo con le istituzioni deve continuare.

Lei ha fondato e dirige l'organizzazione “Freedom and Roam”: di che cosa si occupa?

Io ho co-fondato “Freedom and Roam Uganda” quindici anni fa. Non ne sono più la leader dopo esserlo stata per dieci anni. Ma la missione e la visione dell'organizzazione è rimasta la stessa fino ad oggi. Abbiamo ancora un compito in salita per completare la nostra missione che è una vera e propria comunità liberata.

  • Riabilitazione delle donne LBT e delle persone trans;
  • Attività di pressione per politiche inclusive e di protezione;
  • Costruzione di comunità e movimenti;
  • Ricerca e documentazione.

 

Nel 2015 lei ha vinto anche il premio “Right livelihood award”, conosciuto come Premio Nobel alternativo: cosa ha rappresentato questo riconoscimento per lei e cosa è cambiato nell'opinione pubblica dopo l'assegnazione di questo premio?

Il riconoscimento avuto è qualcosa che mi è caro insieme alla mia comunità. E' molto motivante e ispirante non solo per me ma anche per la generazione giovane che si sta avvicinando a questo pensiero di lavoro. Mi è giunto insieme a un premio finanziario che potenzia il mio operato. Sono molto onorata di essere stata premiata con questo ulteriore riconoscimento. Ciò dimostra che il mondo presta attenzione al nostro lavoro, anche se in patria non è apprezzato o riconosciuto. Naturalmente come c’è da aspettarsi i social media in Uganda sono in fermento come ho constatato con le mie stesse problematiche. Ho imparato nel corso degli anni come trattare gli atteggiamenti negativi dei miei concittadini, così ho deciso di godermi e di celebrare le mie onorificenze. Sarò per sempre grata, e continuerò a metterli in risalto in ogni sfaccettatura fino a quando non mi daranno udienza per un dialogo. Io sto in questo momento conducendo la sola piattaforma media per la comunità LGBTI in Uganda, vale a dire il “Kuchu Times Media Group” (KTMG) che consiste di una TV, di una Radio di un Blog e di una rivista online che ho chiamato “Bombastic Magazine”. Attualmente è il terzo anno di operazioni come piattaforma media di comunità, e continua a rappresentare nei media i diritti delle persone LGBTI in Uganda e attraverso il continente.