Se fosse facile dire la verità, non ci sarebbe bisogno di giurare. La verità a volte fa male a chi la dice e a chi la nega.  Eppure la verità ci rende liberi, ma esercitare la verità è un’attività riservata a pochi specialisti che non hanno altro da dire.

Certo, noi ci aspettiamo che almeno certe persone ci dicano, se non proprio la verità, almeno qualcosa di diversamente falso, per esempio i genitori, le mogli e i mariti, i figli, gli insegnanti, i preti, i politici!
Quante probabilità ci sono che un politico ci dica la verità?
Platone affermava che un politico dovendo, con la retorica, parlare del futuro e cioè di ciò che si dovrà fare, non può essere sincero.
Il grande genio italiano Machiavelli, più o meno, sentenziava che “il fine giustifica i mezzi” (forma ricavata dalla frase dal Principe: «nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi ... si guarda al fine ... I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati»).
Più vicino a noi il buon Eugenio Scalfari aveva elaborato un pensiero del grande Aldo Moro trasformando una suo pensiero in “convergenze parallele”, volendo così significare la quasi impossibilità di realizzazione del progetto di dialogo tra forze politiche diverse. Tant’è sappiamo come siamo combinati ai nostri giorni.
E proprio qui volea volare l’oselin de la comare.
Potremmo accontentarci di questi semplici esempi per convincerci che fantasia e invenzione si trovano a loro agio nei discorsi dei politici. Sarebbe a dire che le promesse elettorali, per esempio, sono molto simili a delle bugie elettorali.
Ma noi oggi dobbiamo affrontare una situazione tragica che a questo punto ci costringe ad essere estremamente seri e attenti, nell’ascolto e nel discernimento. La prudenza, a cui anche Papa Francesco ha richiamato la Chiesa, è necessaria
nell’affrontare le conseguenze della pandemia. Non possiamo rischiare di vanificare gli sforzi e i sacrifici fin qui compiuti, in rispetto soprattutto a coloro che quotidianamente si mettono a disposizione per accoglierci e curarci negli ospedali,
per i defunti, per noi e per i nostri figli. È quindi nel nome della consapevole prudenza che ci poniamo ad affrontare tutte le prossime fasi per costruire una nuova società. Non ritorno, non ripresa, ma nuova e diversa. Nuova normalità, nuovo
risveglio, nuove coscienze. Ed è su questo che si deve concentrare l’attenzione ai messaggi che i politici ci stanno mandando.
A sentire le dichiarazioni apparentemente nulla è cambiato, chi era arrabbiato prima lo è ancora, chi si sentiva inascoltato prosegue nelle sue esternazioni, chi minacciava nuove e diverse coalizioni è rimasto diviso, insomma sembra tutto come prima.
Ma è veramente tutto come prima? Noi, siamo ancora quelli di prima? Oppure abbiamo imparato ad ascoltare, a discernere, ad analizzare, a considerare la possibilità di essere eletti e non solo elettori?
Da tutte le parti si sente dire e criticare che in questo momento così drammatico occorre avere coraggio, bisogna effettuare scelte coraggiose andando anche contro a ciò che politicamente ed economicamente si è sempre ritenuto opportuno.
E allora perché si perde tempo a parlare di calcio (importante non lo nego), di chiese aperte o chiuse, di messe e funzioni religiose varie, di passeggiate o corse al parco, di affetti stabili, di bambini nei cortili e di varie altre situazioni facilmente risolvibili. Ora, il problema vero, reale, è la sopravvivenza quotidiana e la sopravvivenza futura. È qui che si deve richiedere e dimostrare coraggio, il coraggio di difendere e proteggere la propria gente, il coraggio e la forza di distribuire equamente sacrifici e ricchezza.
La durezza e l’interesse del governo, e di conseguenza dell’informazione che vigila e riporta, deve essere rivolta alle operazioni di garanzia del lavoro e del credito, della scuola e della preparazione dei nostri futuri imprenditori, insegnanti, professionisti, e si anche politici. Garanzia di contributi dignitosi, fino alla ripresa delle attività, a fondo perduto. Obbligo nel confronti delle banche a concedere prestiti a fondo perduto a tutte le imprese e a chi ne fa richiesta con un clic, come dice il nostro Presidente del Consiglio. Senza lungaggini burocratiche. Solo se viene garantito il tenore di vita acquisito fino all’inizio della pandemia, la gente potrà ricominciare a operare economicamente permettendo così la ripresa della macchina Italia. Chissà se veramente abbiamo acquisito la capacità di valutare la concretezza della nostra forza di cittadini responsabili e consapevoli.




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