L’inizio della pandemia di Covid mi ha colpito per l’affermarsi dal basso di nuove figure di riferimento, di nuovi “eroi” legati prevalentemente a figure della società civile, i medici, gli infermieri, gli operatori della sanificazione degli ambienti e degli spazi, ma anche alla reazione autonoma del mondo della scuola, inizialmente privo d’indicazioni ufficiali, degli amministratori dei comuni grandi e piccoli. 

Questa reazione richiama molto quello che i nonviolenti abbiamo definito come Difesa Popolare Nonviolenta (1). È interessante notare l’evoluzione della narrazione avvenuta in questi giorni d “lockdown” legato alla pandemia del coronavirus 19, come inizialmente abbiamo visto appunto affermarsi una narrazione degli interventi di “soccorso” tutta declinata secondo modelli di eroismo CIVILE (2).
I Medici e i sanitari, quanti garantivano la prosecuzione dei servizi logistici, dell’igiene, della distribuzione alimentare e dei farmaci. Figure professionali e di volontariato civile e religioso, che si impegnavano al servizio di quanti rischiavano la propria vita per il diffondersi del virus.
Immagine di questi giorni è stato il diffondersi dello slogan #AndràTuttoBene (hastag lanciato dalla prima zona rossa, dall’ins. Barbara Grisanti di Castiglione d’Adda, agli inizi del mese di Marzo, https://www.icssomaglia.edu.it/tutto-andra-bene-proposta-di-solidarieta/) e degli arcobaleni disegnati dai bambini che annunciavano una possibile via d’uscita dalla crisi, grazie alla resilienza delle comunità, delle famiglie e dei singoli.
Tutto ciò ha incrinato non poco il modello e mito militare, al quale hanno subito cercato di reagire iniziando ad affermare i ruolo dell’arma dei carabinieri che dapprima si è inserita nelle comunicazioni dei mass media con il volto, spesso ipocritamente femminile, di chi assiste e porta a casa aiuti alimentari, poi cercando di monopolizzare e centralizzare questa attività assistenziale, per poi DPCM, dopo DPCM (http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_Assessoratoistruzioneeformazioneprofessionale/PIR_PubblicaIstruzione/PIR_Infoedocumenti/PIR_Avvisiecomunicazioni/PIR_Avvisieinformazioni), stringere l’intero paese nell’asfissiante cappa di controllo di un’esorbitante macchina di repressiva, volta al controllo capillare dei movimenti individuali, fino esoso controllo aereo degli elicotteri che incombevano sulle festività pasquali di tutt’Italia. Fino alla lugubre scena delle 70 bare trasportate fuori Bergamo su mezzi militari, Fino a preparare la reazione tricolore, della più vecchia retorica militarista, quella delle frecce tricolori del 2 giugno, che preparavano le successive manifestazioni negazioniste del centrodestra.
L’esercito nelle prime fasi ha mostrato quindi tutta l’inconsistenza del proprio ruolo preparazione.

Nel comune di Rieti, la struttura, pubblicizzata in passato anche dalla RAI, svolge prevalentemente un ruolo addestrativo, anche verso paesi NATO e stranieri, formando particolarmente nell’ipotesi di attacchi biologici o chimici in metropolitane o ferrovie, per le quali hanno un vero e proprio villaggio e stazione ferroviaria volta alle esercitazioni allo scopo.
Questa struttura viene impiegata per addestramenti interforze ed anche per la formazione del personale dei VVF e della CRI e PC.
Due quesiti:
- Qual è stato il coinvolgimento delle FFAA nel momento iniziale e di apice della pandemia?
- Sono giustificate le risorse fin qui destinate agli inutili giochi di guerra?
La pandemia da Covid 19 ha in oltre messo in luce la carenza di intervento e proposte sulla materia della DIFESA CIVILE.
Andiamo con ordine, il governo ha attivato tutta una serie di misure prescindendo dagli interventi legislativi, ma ricorrendo allo strumento autoritario dei DPCM, strumento non avente forza (e legittimità) di legge, ma che ha comportato notevolissime restrizioni delle libertà personali e associative e finanche di culto.
Tale strumento dopo il 2 giugno sta rivelando tutta la sua debolezza per gli effetti controproducenti che ha determinato sul piano del consenso, inizialmente molto alto per governo e presidenza del consiglio.
E qui casca l’asino, sul tema del consenso. È possibile pensare a una gestione delle emergenze che prescinda dal consenso e dalla partecipazione popolare? L’autoritarismo senza autorevolezza è sempre intrinsecamente debole.
Eppure i nonviolenti, almeno alcuni tra essi, avevano precise proposte sin dagli anni Ottanta.
Il MIR aveva prodotto uno studio sul “rapporto tra protezione civile e Difesa Popolare Nonviolenta”, pubblicato come Quaderno della Difesa Popolare Nonviolenta numero 11 a firma di Luca Baggio della storica sede di Padova.
A questa ricerca sono seguiti i successivi convegni svolti a Bergamo? e Vicenza?.
L’approccio nonviolento dello studio del MIR ipotizzava una PC nonviolenta, come uno strumento di TRANSARMO (riferendosi alle teorie di Erbert, EBERT T. La Difesa Popolare Nonviolenta, trad. Zangheri. Ed. Gruppo Abele 1994, e Galtung (3)), come una componente complementare alla “Difesa Popolare Nonviolenta”, il sui sviluppo proceda di pari passo al decrescere di ruolo, finanziamento e risorse del settore militare. Ciò per non creare un pericoloso vuoto di capacità difensiva del paese, da affidare progressivamente a strutture esclusivamente civili e soprattutto comunitarie.
La ricerca individuava il ruolo dei nonviolenti particolarmente nelle materie della:
• Prevenzione
• Soccorso
• Decentramento delle strutture.
L’idea di una protezione civile nonviolenta viene così definita, “ l’azione svolta da una società nel suo insieme (istituzioni, gruppi organizzati, gente comune) di conoscenza, controllo, difesa delle persone e del proprio ambiente di vita dai rischi naturali e da quelli creati da strutture umane”.
“Una effettiva partecipazione popolare alla protezione civile, deve agire per essere veramente efficacea livello locale”.
“la comunità locale assume un ruolo fondamentale, decisionale e di gestione, in ogni fase della protezione civile; solo essa è in grado di conoscere a fondo il proprio ambiente di vita e di tenerlo sotto controllo giorno per giorno ed è dunque essa che deve poter scegliere cosa poter difendere e come”.
Vengono quindi individuati quali momenti chiave:
A. La prevenzione
B. La fase di soccorso
C. La fase della post emergenza
La fase A della prevenzione e del controllo permanente” deve essere gestita dalla comunità locale direttamente, coinvolgendo tutta la popolazione”.
“la prevenzione di questo tipo, in oltre, proprio perché coinvolge ogni settore della vita locale, dovrà inserirsi nella più ampia programmazione dell’uso dell’ambiente e dello sviluppo economico, che ogni comunità dovrebbe poter gestire direttamente”.
È quindi proposto uno schema di strategia nonviolenta nell’ambito della prevenzione:
1. Lavoro di conoscenza
2. Elaborazione delle esigenze preventive
3. Informazione della popolazione
4. Azione diretta di autoprotezione
Segnalo in particolare quanto proposto per la fase 4, azione diretta di autoprotezione.
“Realizzare subito le misure di prevenzione necessarie o per ottenerle dagli enti preposti inadempienti”.
“E’ questa la fase più importante perché proprio ora si dovranno utilizzare azioni nonviolente e abituare la popolazione a farne uso”.
“Ogni singola iniziativa di protezione civile nonviolenta farà acquisire al gruppo che si è impegnato e alla popolazione coinvolta l’esperienza significativa di una corretta strategia nonviolenta, abituando le persone a non delegare alle istituzioni il compito di difendersi dai rischi creati dalla vita quotidiana”.
Per quanto riguarda la fase del soccorso, “in cui intervengono i servizi di soccorso specializzati per eventi di particolare gravità “, “tali servizi devono rimanere sotto il controllo delle comunità locali interessate all’evento calamitoso. Anche nelle fasi di emergenza la gente deve mantenere un atteggiamento attivo: ognuno deve sapere come comportarsi in caso di pericolo e cosa fare per avviare autonomamente le azioni di soccorso necessarie”.
È necessaria una mentalità di autoprotezione, ovvero il non attendere che sia una struttura pubblica a intervenire per far fronte ai pericoli, ma il prendersi carico dei problemi direttamente.
È questo un punto su cui i nonviolenti devono impegnarsi seriamente, sia con iniziative proprie , sia all’interno delle strutture pubbliche di protezione civile”.
In tal senso si arriva a ipotizzare un “ comitato per la protezione civile nonviolenta”, composto da tutti i gruppi di base operanti nel settore, oppure di dei giovani in servizio civile precettati presso le strutture locali di PC.
Tra i compiti dei nonviolenti viene in oltre indicato l’approfondimento teorico e l’impegno a livello legislativo. In tal senso s’ipotizza un ruolo attivo rispetto alla produzione legislativa in materia.
Quindi s’ipotizza quindi un coinvolgimento degli obiettori di coscienza in servizio civile (con compiti di informazione, educazione e coinvolgimento della popolazione locale) e della allora “campagna di obiezione alle spese militari”, proponendo l’inserimento d’iniziative di Protezione Civile nonviolenta, tra le iniziative da finanziare con l’allora fondo degli obiettori fiscali.
Tutta questa riflessione prendeva le mosse dall’esperienza degli allora recenti terremoti del Friuli e dell’Irpinia e della più lontana ma fondamentale esperienza del Belice.
Bisogna considerare come gran parte degli interventi pianificati dalle successive normative risalgono alle misure rivendicate dalle lotte nonviolente dei comitati popolari nel Belice (4) animati da Danilo Dolci, con il centro per lo sviluppo creativo e da Lorenzo Barbera con il CRESM, con la partecipazione di mons. Riboldi https://www.tpi.it/news/belice-lotte-civili-dopo-terremoto-2019011583164/) allora parroco di Santa Ninfa.
Da notare come il riconoscimento del Servizio Civile risalga proprio alle rivendicazioni dei giovani del Belice che si rifiutavano di partire per la leva (5), rivendicando di poter continuare a servire in loco la propria comunità.
Questo basta a cogliere il potenziale legame tra le tematiche nonviolente e quelle degli interventi difesa civile e protezione civile.
Filone di riflessione purtroppo trascurato col procedere del tempo.
Ma la linea di riflessione fu presto abbandonata, a seguito dei successivi conflitti nei Balcani, in Jugoslavia e in Kossovo, ai quali furono dedicate notevoli risorse umane, intellettuali, economiche.
Questo nuovo approccio, legato all’opera di Alberto l’Abate e di Etta Ragusa, trovò il sostegno particolarmente dalle espressioni laiche e accademiche della nonviolenza, più distanti dal precedente approccio, tant’è che non se ne trova traccia nelle loro pubblicazioni, che prediligono la definizione di “difesa civile” a quella di Difesa Popolare Nonviolenta, in Italia legata alle pubblicazioni di Antonino Drago.
Il tema della Difesa Civile “nonviolenta”, è stato in seguito sviluppato in iniziative e campagne, con una petizione e una proposta di legge al parlamento, legata ai rapporti di collateralismo di alcune associazioni con alcuni soggetti politici a sinistra del PD, che poi non hanno riconfermato l’elezione dei parlamentari proponenti, proposta che oggi viene rilanciata con una petizione, ma che ancora non trova firmatari in parlamento.
Bisogna considerare che nella normativa italiana già in atto esista una duplicazione d’interventi tra la “Protezione civile”, di cui allo studio del MIR, e la “Difesa civile” legata al dipartimento da cui dipendono i Vigili del Fuoco.
L’attuale “Difesa Civile” prevede già una precisa catena di comando qui descritta nello schema allegato.
Questa struttura è fortemente militarizzata e verticistica e quanto mai distante da quanto teorizzato nelle loro elaborazioni dai nonviolenti.Bisogna considerare che già esista una duplicazione di strutture tra PC e DC, alla quale alcuni vorrebbero aggiungere il finanziamento un’ulteriore Difesa Civile nonviolenta, che sembra non toccare gli assetti delle preesistenti strutture.
Analogamente a quanto elaborato per le principali calamità di Protezione Civile, legate ai fenomeni di gestione del territorio e di dissesto idrogeologico, in campo sanitario il ruolo di una difesa civile nonviolenta parte dai compiti di prevenzione, educazione e assistenza a quanti sono colpiti dall’evento calamitoso.
I campi d’intervento della prevenzione sono vaccinazioni, screening di massa, educazione a nuovi stili di vita, gestione dei cicli dell’acqua e dei rifiuti, abbattimento degli inquinanti atmosferici, urbanistica, sorveglianza della catena alimentare, organizzazione dei servizi sanitari.
In campo sanitario la prevenzione si distingue in:
• prevenzione primaria, con interventi a carattere sociale (medicina del lavoro, norme igieniche);
• prevenzione secondaria, con interventi di diagnosi precoce;
• prevenzione terziaria, con il controllo dei rischi di complicanze;
• prevenzione quaternaria, col controllo dei rischi di ipermedicalizzazione.
La prevenzione in campo sanitario non può prescindere dalla ridiscussione della distribuzione delle strutture sanitarie, dal numero dei posti letto falcidiati dalle politiche recenti e dalla logica della pianificazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza).
Il punto di crisi del sistema sanitario è stata l’inadeguata distribuzione delle terapie intensive e dei ventilatori polmonari, necessari per i malati con patologia più acuta.
Questo ci porta ad interrogarci sui criteri di distribuzione della spesa dello stato, iniquamente sbilanciata verso spese militari piuttosto che verso le spese sociali e sanitarie.
Ciò è stato anche possibile per uno svuotamento della riforma sanitaria e una perdita di controllo popolare sulle scelte sanitarie dell’amministrazione periferica dello stato.
Il decentramento di tali scelte e il loro controllo dovrebbe essere il perno di una politica nonviolenta, come elaborato ai tempi dalla riflessione degli allora obiettori di coscienza in servizio civile in campo sanitario ed ospedaliero.
Mente le attese dei mass-media si concentrano sull’attesa salvifica di un vaccino, probabilmente per i nonviolenti sarebbe più interessante l’incentivazione della partecipazione dei cittadini, dei malati, attraverso il coordinamento del loro associazionismo.
Ricordo in proposito come risalga a Danilo Dolci la battaglia per una pianificazione territoriale che prevedesse scelte di controllo popolare che portasse all’istituzione di un ospedale nelle aree del terremoto del Belice, l’ospedale di Partinico, oggi uno dei primi “ospedali Covid” della Sicilia occidentale.
Questa fu una scelta illuminata di una nonviolenza non libresca ,che parte dalla lettura del territorio e dal dialogo con cittadini, utenti ed operatori, per arrivare a scelte condivise e di sviluppo.
La crisi della pandemia ci sta indicando altri temi legati alla prevenzione, quali l’adozione di nuovi stili di vita, modificando gli stili alimentari, il consumo di carne, intervenendo contro la logica dei mega allevamenti, intervenendo d’altro canto sulle scelte relative agli stili dell’abitare e sulle modalità di trasporto.
Per quanto attiene la tempestività del soccorso, la crisi del Covid, ha rimesso in discussione le bipartisan politiche sovraniste ostili nei confronti delle Ong, le quali hanno affermato anche a terra il loro imprescindibile ruolo di soccorso, evidenziando come ciò sia unicamente possibile con il concorso di tanti che sopportino l’opera dei team più professionalizzati.
Accanto alle Ong va ricordato il prezioso concorso della solidarietà internazionale dei tanti medici venuti in soccorso dall’estero, spesso da paesi solitamente percepiti come non solidali, se non ostili.
A tal punto, il rilancio dell’obiezione fiscale, campagna avviata in Italia dall’iniziativa di Rocco Campanella, potrebbe essere una concreta misura che potremmo proporre come apporto della nonviolenza alla lettura di questi giorni, offrendo un’opportunità d’azione a quanti volessero dare il proprio contributo personale e collettivo.
Probabilmente sarebbe meglio parlare di opzione fiscale, ovvero la richiesta dal basso, di non sostenere le ingenti spese militari, chiedendo di poter destinare l’equivalente importo delle proprie tasse alle ONG (e istituzioni sanitarie) impegnate contro il Covid, chiedendo di poter detrarre l’equivalente somma dalle proprie tasse annuali.
Tuttora alcune centinaia di contribuenti proseguono la pratica dell’obiezione fiscale, probabilmente lo scandalo di questi giorni potrebbe coinvolgere nell’azione un maggior numero di persone, piuttosto che limitarsi a una logica di mere petizioni o appelli autoreferenziali.
Non si tratterebbe della mera rievocazione di una passata campagna, ma della rielaborazione di un nuovo percorso con aggiornati metodi e obiettivi.

Note
1) La Difesa Popolare Nonviolenta in Italia è stata teorizzata dapprima con una serie di pubblicazioni e convegni divulgativi che hanno socializzato elaborazioni prodotte all’estero e via via si è cercato di produrre contributi autonomi. Negli ultimi anni si è sempre più focalizzata la prospettiva dei corpi civili di pace, mettendo a frutto le iniziali esperienze condotte durante e dopo le guerre nelle repubbliche ex jugoslave e in seguito cercando di mettere a frutto le interlocuzioni politiche con i governi dell’epoca e la vicinanza ad alcune forze politiche. Il Principale risultato istituzionale è stato il Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta (DCNAN), risultato di numerose iniziative che si sono proposte nel tempo a seguito di quanto disposto dall'articolo 8, comma 2, lettera e), della legge 8 luglio 1998, n. 230 che affida all'Ufficio nazionale per il servizio civile il compito di "predisporre, d'intesa con il Dipartimento della Protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta".
Già a partire dal 2001, infatti, l'Ufficio proponeva iniziative relative a forme di ricerca e sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta sulla base di un ordine del giorno della Camera dei Deputati del 14 aprile 1998”.
“Il primo Comitato è stato costituito con DPCM del 18 febbraio 2004 successivamente integrato coDPCM del 29 aprile 2004 ed ha operato fino al termine della XIV legislatura. Successivamente il Ministro della Solidarietà Sociale ha confermato il Comitato con decreto in data 27 dicembre 2007.
L'attuale Comitato è stato ricostituito dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sen. Carlo Giovanardi, con DPCM 19 gennaio 2010, integrato con DPCM 27 aprile 2010,DPCM 20 ottobre 2010, DPCM 21 dicembre 2010.
Tale organismo è composto da diciotto membri, sei dei quali rappresentano le Amministrazioni centrali maggiormente coinvolte (Dipartimento per la protezione civile; Esteri; Difesa; Interno; Regioni e Province Autonome; ANCI), mentre i restanti sono individuati in quanto esperti in materia di difesa civile non armata e nonviolenta.
Il Comitato ha il compito di elaborare analisi, predisporre rapporti, promuovere iniziative di confronto e ricerca al fine di individuare indirizzi e strategie di cui l'Ufficio nazionale per il servizio civile possa tenere conto nella predisposizione di forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta. (serviziocivile.gov.it)

2) "Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dell'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l'emergenza del coronavirus. I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare l'impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali". Così in un comunicato del Quirinale. https://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2020/06/03/-coronavirus-mattarella-nomina-cavalieri-al-merito-_05dcb0ef-85ef-4077-96ba-9e6e0642f91a.html

3) Imperialismo e Rivoluzioni: una teoria strutturale, Rosenberg & Sellier, Torino, 1977; Ambiente, Sviluppo e Attività Militare, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1984; Ci sono alternative!, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1986; Gandhi oggi. Per una Alternativa politica nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1987; Pace con mezzi pacifici, Ediz. Esperia, Milano, 2000; La trasformazione dei conflitti con mezzi pacifici: il Metodo Transcend, U.N.D.P, Centro Studi Sereno Regis, Torino, 2006 Affrontare il conflitto: Trascendere e Trasformare, Ediz.Plus, Pisa, 2008

4) Belice, lo stato fuorilegge / a cura dei Comitati popolari, del Comitato antileva ricostruzione sviluppo e del Centro studi iniziative Valle Belice

5) Un’importante lotta guidata da Lorenzo Barbera nel 1970 è quella in favore del servizio civile come alternativa al servizio militare per i giovani belicini. L’iniziativa è portata avanti attraverso la formazione dei “comitati anti leva” a Partanna e in vari comuni del Belice. Dapprima i comitati organizzano una marcia verso Palermo, contrastata però con durezza dai carabinieri (con, al comando, il colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa), nei giorni seguenti i giovani coinvolti nella protesta vengono arruolati con la forza e Lorenzo Barbera viene incarcerato. L'indignazione dell'opinione pubblica spinge lo Stato a rilasciare Barbera che organizza una nuova manifestazione dei comitati a Roma. Con l'aiuto del Presidente della Camera Sandro Pertini si organizzano incontri di rappresentanti dei manifestanti con i gruppi parlamentari per discutere la loro richiesta di legge. Al nono giorno il governo cambia strategia e fa reprimere la manifestazione con la forza. Il presidente della Camera Pertini si dissocia subito dall'uso della forza e sull'onda della nuova indignazione i manifestanti rianimandola protesta. Il giorno successivo, il parlamento approva la legge che riconosce il gesto di disobbedienza civile dei giovani del Belice e permette loro di svolgere il servizio civile, con attività utili alla ricostruzione del loro territorio, al posto del servizio militare. Solo nel 1972 viene approvata la legge che consente l’obiezione di coscienza per tutti gli italiani.

6) PDL n° 3484 Marcon, Zanin, Basilio, Sberna, Civati, Artini “Istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei ministri” 10 dicembre 2015 , pdl successivo al PDL.