Elezioni 2020 - Dubito che qualcuno di noi si aspettasse di svegliarsi il 4 novembre pronto a tenersi per mano e cantare Kumbaya con i vicini i cui cartelli nei cortili ci hanno offeso nelle ultime settimane.

Ma io per primo speravo in un voto clamoroso per la democrazia partecipativa come la conosciamo, per un approccio misurato e scientifico all'attuale pandemia globale, per politiche umanitarie e di affermazione della vita al nostro confine meridionale, per l'affermazione dei diritti umani e della dignità, per la conferma dell'importanza dei tre rami di governo separati ma uguali nella nostra costituzione, per la civiltà e la decenza, per i fatti e la verità, per il progresso nello smantellamento del razzismo sistematico ... per la normalità. Invece, anche con i risultati finali lontani ore, giorni o settimane, mi sento come se mi fossi svegliato la mattina di Natale con il carbone nella mia calza. Non solo una delusione, ma un'occasione per chiedermi: "Cosa ho fatto di sbagliato?" o “che cosa ho capito male?”
Era fuori luogo pensare che i nostri valori e ideali americani, mai pienamente realizzati ma sempre un solido punto di riferimento, avrebbero guidato la maggioranza degli elettori? Sono stato ingenuo nel credere che le persone sono maggiormente consapevoli e non accettano di fatto ciò che è una chiara ed evidente falsificazione? Spero di no, ma continuo a farmi domande. Come persona di fede, guardo a Dio per delle risposte sapendo benissimo che Dio è piuttosto misterioso quando si tratta di modalità di rivelazione. Tuttavia, Dio parla. E le parole che mi sono venute così chiaramente nella preghiera questa mattina sono tratte da 1 Tessalonicesi 5,18 - parole che mi sento molto più a mio agio nel raccomandarle ad altri che a metterle in pratica io stesso - "in ogni circostanza ringraziate il Signore".
La gratitudine è sicuramente un cambiamento di atteggiamento. Quando ho iniziato a capire come ringraziare, ho pensato alle nostre sorelle e fratelli neri uniti a centinaia e migliaia di altri per le strade delle nostre città e comunità rurali per affermare che le vite dei Neri sono importanti. Ho pensato agli studenti della Parkland High School che hanno lavorato così duramente per ricordare alla nazione che dobbiamo essere autonomi e vogliamo tanto risparmiare agli altri l'orrore che hanno vissuto. Ho pensato ai Sognatori che continuano a lavorare e studiare duramente e incarnano tutti i valori, l'impegno e l'energia dei miei nonni immigrati e di coloro che sono venuti in questa terra nelle generazioni precedenti. Ho pensato alla forte protesta che questa nazione ha fatto perché la separazione dei bambini dai genitori al confine doveva cessare, almeno temporaneamente. Ho pensato a gruppi di persone in tutta la nazione che si univano in preghiera e con un ardente desiderio di conciliare la loro più alta morale cattolica con le scelte con cui si confrontavano al voto. E ho pensato alle donne che per prime sono scese in piazza per dimostrare che in una democrazia tutte le voci devono essere ascoltate. Ho pensato a papa Francesco nella sua ultima enciclica che chiede ad alta voce perché non abbiamo lasciato che la minaccia globale di una pandemia rinsaldasse la nostra solidarietà globale. Ho anche pensato alla saggezza, assieme alla difficoltà del percorso che egli indica, del riconoscimento che siamo tutti fratelli e sorelle che devono lavorare per il bene comune.
Sono grato di essere un aderente di Pax Christi e sempre più riconoscente per il triplice impegno che caratterizza i nostri membri: preghiera, studio e azione. Mentre il mio primo istinto questa mattina è stato quello di agire, ho capito che era meglio iniziare con la preghiera - e cosa potevo fare comunque? La preghiera porterà allo studio, mentre mi rendo conto della necessità non solo di lamentarmi di come stanno le cose e di ciò che non è accaduto, ma di riflettere e discernere una via da seguire. Il momento dell'azione arriverà abbastanza presto. Chiunque raggiunga i magici 270 voti elettorali si dovrà fare carico di una responsabilità. Chi ci guida in avanti avrà bisogno di aiuto per unire una nazione amaramente divisa. A chiunque emerga come presidente si dovrà ricordare che la nostra democrazia è fragile, che deve essere amata e ha bisogno di una seria riparazione.
L'attesa non è mai facile. Alla fine di questo mese, entriamo nella nostra annuale attesa liturgica mentre il mondo intorno a noi si precipita a celebrare il commercio del Natale. Quando aspettiamo in Avvento, ci viene detto che non è solo un'attesa passiva - dobbiamo aspettare e guardare e scoprire i segni della vicinanza del Messia anche mentre aspettiamo. Spero che possiamo trasferire questa lezione alle nostre attuali circostanze politiche.
Preghiamo per una conclusione giusta e pacifica di queste elezioni e per tutti coloro sui quali il risultato avrà un impatto. Studiamo la storia della nostra democrazia, gli insegnamenti della nostra fede e come lavorano insieme per promuovere la dignità della persona umana e il progresso per il bene comune. E lavoreremo per far sì che quella visione diventi reale e per essere strumenti di guarigione per tutti coloro che sono stati esclusi e non possiedono il lusso dell’attesa.

John Stowe, Vescovo OFM Conv è Presidente di Pax Christi U.S.A.

Traduzione a cura di Vincenzo Pezzino/Mosaico di pace

Fonte: www.paxchristi.net