Due spine per il Papa
Due pesi legati all'Ucraina, uno geopolitico e uno religioso, gravano sul Vaticano, dove forte è la preoccupazione per il rischio di un conflitto armato che finirebbe per coinvolgere la Russia da una parte e la Nato dall'altra; e lacerante la spaccatura delle Chiese ucraine, l’una legata al patriarcato di Mosca e l’altra sostenuta dal patriarcato di Costantinopoli.

Ha detto ieri, all’Angelus, il Papa: “Desidero assicurare la mia preghiera per la cara Ucraina, per tutte le sue Chiese e comunità religiose e per tutto il suo popolo, perché le tensioni intorno ad essa siano risolte attraverso un serio dialogo internazionale e non con le armi”. Quali tensioni? Il presidente statunitense Joe Biden, in un vertice telefonico di una settimana fa con Vladimir Putin, ha accusato la Russia di minacciare l’Ucraina con manovre militari miranti ad inglobare le regioni orientali di Donetsk e Lugansk che ormai fanno riferimento a Mosca e non a Kiev. Il capo del Cremlino ha risposto che è la Nato ad alzare la tensione, tentando di far entrare l’Ucraina nell’Alleanza atlantica, ipotesi che per i russi è una linea rossa da non oltrepassare”.
Francesco ha poi lamentato che quest’anno i Paesi implicati nel temuto conflitto hanno aumentato i loro armamenti: il governo di Kiev – spieghiamo noi – vorrebbe riconquistare la Crimea, che Putin ha “riammesso” nel 2014, ricordando che fino al 1954 essa era russa, non ucraina; ma il leader ucraino, Volodymyr Zelenskyj, ha ribadito la volontà di riprendersi quella penisola.
Se il pontefice è stato abbastanza esplicito sul versante geopolitico, su quello religioso, pur turbatissimo, non si è addentrato. Perché? Dopo una furiosa polemica tra i patriarcati di Mosca, guidato da Kirill, e di Costantinopoli, guidato da Bartolomeo, sulla liceità o meno di concedere la “autocefalia” alla Chiesa ucraina, infine quest’ultimo, nel gennaio ’19, ha approvato l’auspicata indipendenza canonica. Due Chiese minoritarie hanno costituito la nuova Chiesa autocefala, contestata però dalla Chiesa ucraina più numerosa, e collegata al patriarcato di Mosca. Ritenendo “illegale” la decisione di Bartolomeo, considerandolo “scismatico”, Kirill ha tagliato la comunione eucaristica con lui.
Questa situazione religiosa, con i suoi riflessi nella politica interna ucraina, mette Francesco – pur incolpevole di tali eventi – in una situazione difficile: se lui dice una sola parola che appaia filo-Kirill, perde per sempre Bartolomeo; e viceversa, se appare filo-Costantinopoli. Un fatto, poi, complica il quadro: Francesco intende presto incontrare Kirill per la seconda volta (la prima fu nel 2016 a Cuba). E quando, e dove? Forse nel ’23, nel Kazakhstan, territorio “canonico” del patriarcato russo. Da qui la comprensibile prudenza di Francesco sulla questione ucraina.
Il papa, il “tribunale di appello” al quale, secondo Roma, nei primi secoli si rivolgevano le Chiese orientali per superare le loro divergenze, oggi, nell’aspra disputa tra Kirill e Bartolomeo, è costretto a tacere.


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