Nell'attuale modello, la risposta a questa domanda è no. Questa è l’opinione di papa Francesco. La prova di ciò è che egli sta promuovendo una “maratona” democratica intitolata: “Per una Chiesa Sinodale: Comunione, Partecipazione e Missione”. L’obiettivo è di dare voce a un miliardo e trecento milioni di cattolici sul futuro della Chiesa, per sapere quello che loro pensano della partecipazione delle donne, del divorzio, dei gruppi minoritari (gay, ecc.), dei giovani, e di molti altri temi polemici che oggi si dibattono all'interno dell’istituzione.

La prima delle tre tappe del processo durerà fino ad aprile del 2022. Essa consiste nell'ascoltare i fedeli della base, parrocchiani e militanti dei movimenti pastorali. La seconda sarà da settembre 2022 al marzo 2023 e sarà l’ascolto dei fedeli realizzato dai vescovi di ogni continente. Alla fine, in ottobre 2023, Roma accoglierà il Sinodo dei Vescovi che farà una sintesi delle opinioni raccolte in un documento che dovrà essere sanzionato e divulgato dal Papa.
La crisi della Chiesa cattolica è molto profonda. Nonostante il Concilio Vaticano II (1962-1965) abbia lanciato le basi pastorali, teologiche e bibliche di un rinnovamento significativo, i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno messo il piede sul freno. Essi hanno valorizzato movimenti anacronistici, anticonciliari, nostalgici della Messa in latino e del trionfalismo clericale.
Mentre il “ritorno alla grande disciplina”, nella espressione di mio cugino il teologo gesuita J.B. Libanio, riaffermava l’intoccabilità del celibato, la pedofilia correva libera sotto il silenzio complice di vescovi e cardinali, che hanno scelto di “salvare” i loro sacerdoti a scapito delle vittime, molte di esse minori. E le donne hanno continuato ad essere escluse dal sacerdozio, relegate alla condizione di esseri di seconda categoria.
Molte cose possono essere indicate per spiegare la crisi della Chiesa cattolica, l'evasione dei fedeli, la contraddizione tra quello che si predica e quello che si vive. Ritengo che una delle più gravi sia il clericalismo, questa malattia infantile dell’estetica ecclesiastica che differenzia dai comuni mortali, andando per strada in abito talare e apprezza l’eccesso di incenso nelle pompe liturgiche.
Anche il clericalismo è combattuto da papa Francesco. I laici vengono trattati come subalterni, tributari della catechesi dell’infanzia, privi dei mezzi per tenersi informati in materia di teologia e Bibbia, vedremo le chiese evangeliche crescere in maniera spontanea.
Queste Chiese hanno molto da insegnare ai cattolici in materia di “comunione, partecipazione e missione”. La signora va a messa e la donna delle pulizie al culto evangelico. E i preconcetti cattolici, che in passato erano focalizzati contro i seguaci dello spiritismo e contro gli atei, ora si orientano verso gli evangelici, come se tutti fossero fondamentalisti. Raccomando come eccellente antidoto al preconcetto il libro di Juliano Spyer: “Popolo di Dio - chi sono gli evangelici e perché essi sono importanti” (SP. Geração, 2020).
Dopo il Vaticano II la Chiesa cattolica aveva piantato la semente del rinnovamento per il suo futuro: le Comunità Ecclesiali di Base. Ma il conservatorismo autoritario cercò di sradicarle. Così come cercò di sabotare qualsiasi dibattito serio riguardo al celibato, all'aborto, al divorzio, al matrimonio omoaffettivo, all'eutanasia e soprattutto al diritto delle donne di aver accesso al sacerdozio, all'episcopato e al papato.
Spero che le opinioni della base cattolica raccolte nella prima fase della convocazione di Francesco non vengano filtrate dai vescovi nella analisi dei questionari. Sperare che i vescovi osino aprir mano del loro potere nella struttura gerarchizzata della Chiesa e ammettano cambiamenti che possano porre in rischio la posizione che occupano, è sperare nel miracolo. Ma la fede ci insegna che il miracolo esiste, lo Spirito Santo che “soffia dove vuole” è capace di sorprenderci.

Fonte: Koinonia, trad.dal portoghese di Anna Maria Gabrieli


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