Qualifica Autore: Presidente del MIR

Nove mesi di guerra in Ucraina non bastano? Sono trascorse 40 settimane dal 24 febbraio, giorno di inizio dei bombardamenti e dell’occupazione del territorio ucraino da parte delle forze armate russe.

Quaranta è un numero simbolico biblicamente, che sta ad indicare il tempo per preparare e realizzare qualcosa (40 giorni di diluvio, 40 anni di esodo degli ebrei, 40 giorni di cammino di Elia, 40 giorni di digiuno di Gesù Cristo nel deserto e di sue apparizioni prima di ascendere al cielo).
Dopo quaranta settimane di gravidanza, di attesa talvolta faticosa, nasce un nuovo essere umano; ma dopo nove mesi di guerra cosa può nascere di buono?! Tutti vorremmo vedere un arcobaleno di pace!
Vorrei dire a Putin e a Zelenski, a Biden e a tutti i capi di governo europei: “date un segno di cambiamento, un segnale di saggezza, di ragionevolezza, di umanità!”. Non vi bastano ancora 40 settimane di guerra per convincervi che avete sbagliato tutto, che è ora di mettere fine alle uccisioni, alle devastazioni, alle sofferenze? Che risultati avete ottenuto con la violenza delle armi? State ancora pensando che occorrono più soldati e più armi per vincere? E a quali costi in termini di vite umane anche dei bambini, di violenze contro le donne, di danni ambientali, di spese economiche?
La sorte della guerra sappiamo che non dipende solo da qualche decina di potenti. In forme e dimensioni diverse dipende anche dai popoli, dai soldati e dai costruttori di armi. Come è possibile che milioni e milioni di persone delle nazioni coinvolte nel conflitto bellico non riescano a mettere fine a questo orrore?! Martin Luther King in varie occasioni ha ripetuto: “La più grande tragedia di questi tempi, non è nel clamore chiassoso dei cattivi, ma nel silenzio spaventoso delle persone oneste”, “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”. Lo diceva anche Albert Einstein.

Ebbene c’è chi non sta in silenzio.

In Russia e in Ucraina ci sono pacifisti che si oppongo alla guerra a costo di essere arrestati e picchiati, ci sono obiettori e disertori che si rifiutano di servire alla guerra, uomini e donne che saprebbero indicare la via per risolvere pacificamente il conflitto tra i loro Stati.
In questi nove mesi in Italia si sono moltiplicati gli appelli, le manifestazioni e le carovane per la pace, sottovalutate e mal presentate dai media dominanti. Si sono mobilitate tante persone, fino a realizzare la grandiosa manifestazione del 5 novembre a Roma, promossa da ben 600 organizzazioni, concordi nel chiedere di cessare il fuoco subito, di avviare negoziati di pace e di convocare una Conferenza Internazionale per cambiare il modo di gestire questo e ogni conflitto internazionale, se non altro per evitare una guerra mondiale con armi nucleari.
Ogni sabato da quaranta settimane in alcune città si fanno presidi e manifestazioni per la pace: sono i pacifisti nonviolenti che non vogliono essere spettatori della guerra, che condannano l’aggressione russa, che ritengono lecita la difesa del popolo ucraino, ma che non sono per la continua escalation militare del conflitto, la quale inevitabilmente moltiplica lutti e distruzioni e andrebbe a vantaggio solo dell’industria bellica.
“La nonviolenza è la risposta ai cruciali problemi politici e morali del nostro tempo; la necessità per l'uomo di aver la meglio sull'oppressione e la violenza senza ricorrere all'oppressione e alla violenza”. E’ questo l’insegnamento di Martin Luther King, come anche di Gesù, Tolstoj, Gandhi, Gino Strada, Papa Francesco, universalmente riconosciuti come testimoni di pace, ma in pratica non seguiti. Cosa direbbero e cosa farebbero oggi questi maestri?
Se nove mesi non bastano a far nascere la pace, impegniamoci ancora, in tutta l’Europa: facciamo sentire la voce dei popoli che desiderano una pace disarmata e la messa al bando della guerra e delle armi nucleari. Proviamo a sentire dentro di noi la sofferenza di chi è in zone di guerra! Sosteniamo e accogliamo chi obietta e diserta! Uniamo simbolicamente il popolo ucraino e il popolo russo, organizzando in ogni capitale europea delle catene umane che colleghino le ambasciate ucraine e russe! Diamo una chance alla pace!