Nadia Fusini, Hannah e le altre, Einaudi, 2013

All'inizio del suo prezioso libro con il titolo del primo capitolo, "Tre donne intorno al cor mi son venute", Nadia Fusini rimanda alle tre donne belle e raminghe, della canzone dantesca che era stata scritta per essere inserita nel Convivio, all'inizio della parte sulla giustizia.

L'esilio, considerato condizione dovuta a una colpa, in essa è affermato come scelta coerente con l'essere retti. Le tre belle dimenticate dagli uomini, solo Amore che Dante ha nel cuore le riconosce, sono: anzitutto la Giustizia, impressa da Dio nel cuore della realtà nell'ordine della natura, quindi la giustizia umana e infine la legge positiva delle società umane. Ho percepito quindi come sforzo "morale" nel senso più nobile della parola, la fatica dell'autrice di raccontarci, farci conoscere, intrecciando molti fili, vita e pensiero, di tre donne: Simone Weil, Rachel Bespaloff e Hannah Arendt che sono pietre miliari nella costruzione faticosa del Pensiero della differenza. Come ci dice Nadia Fusini la can-zone delle donne, la loro zona di potere, rimanda alla scrittura perché nel cammino abbiamo bisogno di cercare le orme altrui e anche di madri, che non ci abbandonino mai "abbiamo bisogno di conversare con i morti, come capiscono i poeti". Dalle tre vite colgo per me alcuni suggerimenti. Il primo è sulla profondità del bene e sulla superficialità del male, riflessione che ci viene da Hannah Arendt, nel suo libro "La banalità del male" scritto osservando il processo Eichman. Lasciar passare la vita tra i normali doveri, accontentarci di ciò che appare "normale" può fare di noi tutte/i dei mostri. Messaggio tanto più importante quando, nella crisi, ogni normalità appare benedetta. Il secondo punto di vista è la percezione dello sradicamento da un mondo di uomini che Simone Weil opera con una personale lettura dell'Iliade: nel testo omerico lei legge la narrazione della legge disumana della guerra, della forza, in definitiva della violenza. Essere donna le appare come dolore, ma anche occasione: dolore di vivere in un mondo sbagliato, occasione di un punto di vista privilegiato, quello degli oppressi, per lavorare a un cambiamento, almeno per pensarlo. I due spunti costituiscono a mio parere una priorità. Gli "a parte" inseriti alla fine di ogni capitolo, presentano altre vite, altri rapporti di cui le nostre protagoniste hanno intessuto la loro vita. La qualità della scrittura e la profondità della cultura sottesa al testo ne fanno una occasione non perdibile di godimento e di riflessione per il movimento delle donne oggi e per ognuna di noi.


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