Alcuni nostalgici surfisti del web paventano il ripristino del servizio militare obbligatorio, adducendo come pretesto la cosiddetta "perdita dei valori", nonché un ritorno all'ordine e alla disciplina.
E ancora, a seguito del raid Usa che ha condotto all'uccisione del generale iraniano Soleimani, gli Americani hanno cliccato per oltre 500 mila volte la parola "draft", in riferimento al servizio di leva dell'esercito Usa, timorosi dell'avvento di un terzo conflitto mondiale. E in questo scenario risulta efficace parlare di "Uno spicchio di cielo dietro le sbarre", Diario dal carcere di un obiettore di coscienza al servizio militare negli anni '70, Centro Gandhi Edizioni, di Claudio Pozzi (2019). L'autore, nonché protagonista della vicenda, all'età di 24 anni, espresse il proprio diniego a partecipare al servizio militare e per questo motivo fu detenuto nel carcere militare di Gaeta per 5 mesi e 10 giorni. Così, a distanza di quasi 50 anni, Claudio Pozzi, sollecitato da sua moglie Nicoletta Caterino, decide di pubblicare il diario di quei giorni. Ad emergere è una penna acerba, ridondante, con l'ardore, però dei vent'anni, che rendono la scrittura vivace e ricca di verve. I soggetti più ricorrenti delle corrispondenze, che ben esprimono la densità dell'esperienza vissuta, sono l'allora fidanzata Nella, le bambine Chiara e Imelda e la comunità Shalom di viale Raffaello 31. Il fil rouge, però, che anima le pagine del diario, è la forte fede di Claudio Pozzi, non una fede bigotta e conformista, bensì imperniata sul messaggio autentico del Vangelo e sulla testimonianza di San Francesco. Una scelta di vita non violenta quella dell'autore, che stride con il nostro tempo, ma che sia allora che oggi si configura come l'unica alternativa possibile. Un testo, inoltre, che andrebbe letto nelle scuole per scelte più consapevoli.