Che san Maurizio martire – divenuto cristiano e quindi obiettore di coscienza all'esercito, ucciso da quell'esercito in cui non voleva più prestare servizio – sia patrono degli alpini, lo sapevamo.
Che san Giovanni XXIII sia stato scandalosamente proposto – con manovre oscure, anticonciliari, e, inoltre, opposte al pensiero, allo stile, alle azioni di papa Francesco –come patrono dell’esercito italiano, lo veniamo a sapere ora. Con grande sconcerto e indignazione.

Povero papa Roncalli: ti rivolterai solo nella tomba o ci farai visita per svergognarci?
E che cosa ci dovremmo aspettare, tra qualche anno, quando verrà proclamato santo il vescovo Tonino Bello? Che lo si nomini, poi, patrono dei fanti, poiché sosteneva l’importanza di essere cristiani e chiesa sempre in cammino?
E così, di Oscar Arnulfo Romero, vescovo salvadoregno, che divenga patrono degli speculatori della finanza, poiché si interessava della situazione economica che aveva conseguenze sulla vita del popolo?
E quali altre parole possiamo aggiungere?
Forse o senz’altro solo quelle di Gesù, il quale diceva – indignato, anche se non arrabbiato – diceva agli “scribi e farisei ipocriti” che, costruendo le tombe per onorare i profeti, erano peggiori dei loro padri.
Il Vangelo si realizza sempre. Anche in questi aspetti.
O forse proprio in questi, dal momento che a Gesù non è andata proprio bene alla fine?
Ma la morte, la violenza, e un certo tipo di Chiesa, quella che oggi contrasta papa Francesco, non avranno l’ultima parola. Come non l’hanno avuta su Gesù.
Solo in questo noi crediamo. E solo a questo pensiamo.