Azione contro la Fame in prima linea per le popolazioni colpite dal conflitto
Il Sudan continua a subire le conseguenze sanitarie e umanitarie di sconvolgimenti politici, disastri climatici e della pandemia da Covid-19, che lasciano una percentuale significativa della popolazione in condizioni di povertà, mancanza di accesso alle cure sanitarie e grave insicurezza alimentare.
A tutto questo si aggiunge oggi il conflitto scoppiato il 15 aprile 2023, dopo che i negoziati per la transizione dal governo militare verso un governo civile si sono arenati. Già prima della crisi in corso, il Sudan stava affrontando una situazione umanitaria disastrosa, con 15,8 milioni di persone (il 30% della popolazione), che avevano bisogno di assistenza umanitaria.
Azione contro la Fame in Sudan
Azione contro la Fame opera in Sudan dal 2018 con interventi di prevenzione e cure di qualità che hanno contribuito a ridurre la malnutrizione, le malattie e le morti premature. L’organizzazione ha affrontato le cause della malnutrizione rafforzando l'accesso ai servizi sanitari per tutti, sia a livello di strutture sanitarie che di comunità; implementando attività per individuare e trattare la malnutrizione tra i bambini di età inferiore ai cinque anni, e attraverso le vaccinazioni.
Inoltre, nel corso degli anni, Azione contro la Fame ha sostenuto interventi per ridurre l'insicurezza alimentare fornendo cibo, sementi, attrezzi e aiuti in denaro; garantendo l’accesso all’acqua potabile e a strutture igienico-sanitarie dignitose. Infine, l’organizzazione ha supportato la popolazione con interventi formativi sui sistemi di allarme rapido e sulla creazione di piani d'azione in grado di rafforzare la resilienza agli shock e di migliorare l'autosufficienza delle comunità.
Oggi, i programmi di Azione contro la Fame e delle altre organizzazioni umanitarie presenti sul campo sono messi a dura prova dall’escalation di violenza generalizzata, unita agli ostacoli all’accesso degli aiuti umanitari e agli attacchi contro le sedi e i magazzini delle ONG.
La risposta alla crisi di rifugiati
A causa del conflitto più di 2,8 milioni di persone sono state sfollate, di cui oltre 2,2 milioni internamente e quasi 615.000 rifugiati, richiedenti asilo e rimpatriati che hanno attraversato il confine con i Paesi vicini, tra cui Repubblica Centrafricana, Ciad, Egitto, Etiopia e Sud Sudan,
Al 23 luglio, si stima che 330.000 persone abbiano cercato rifugio nel Ciad, in particolare, nelle province orientali di Ouaddai, Sila e Wadi-Fira.
Azione contro la Fame è attualmente impegnata nella risposta alla crisi di rifugiati verso il Ciad, dove più di 179.000 persone sono giunte ad Adré, una piccola città ciadiana vicino al confine. Questo afflusso massiccio ha messo a dura prova le risorse già limitate della città, dove prima del conflitto vivevano solo 40.000 persone. La maggior parte dei nuovi arrivati sono donne e bambini, che hanno cercato rifugio in villaggi, scuole e rifugi improvvisati. Molti di loro sono feriti gravemente, compresi bambini e neonati.
La malnutrizione è un problema particolarmente diffuso tra i bambini che attraversano il confine tra il Darfur e il Ciad, con più del 10% dei bambini che ne sono colpiti. Le strutture sanitarie di Adré stanno affrontando un aumento significativo dei ricoveri di bambini malnutriti, con una pressione ancora maggiore sulle già limitate strutture igienico-sanitarie.
Con l'aumento del numero di rifugiati e l'inizio della stagione delle piogge, i bisogni umanitari stanno crescendo rapidamente. Sono necessari rifugi, accesso all'acqua potabile, cure alimentari e mediche, supporto per la salute mentale e trattamenti adeguati per i bambini gravemente malnutriti. Tuttavia, la risposta umanitaria è ancora limitata.
Ad Adré Azione Contro la Fame sta fornendo supporto a un'unità nutrizionale ambulatoriale per curare i casi di malnutrizione grave nei bambini sotto i 5 anni e prevede di rafforzare ulteriormente il proprio impegno, a seguito delle richieste di aiuto da parte degli attori umanitari locali.
Le sue équipe sono inoltre presenti nella regione di Sila, dove forniscono acqua potabile, accesso a strutture igieniche e beni di prima necessità. Fin dall'inizio di maggio, le squadre di Azione contro la Fame hanno fornito sostegno a oltre 23.000 rifugiati.
In particolare, ad Ademour, nella prefettura di Adré, l'organizzazione ha installato tre serbatoi di stoccaggio per fornire acqua alle comunità di sfollati. Inoltre, è in corso la costruzione e la riabilitazione di 4 pozzi per migliorare ulteriormente l'accesso all'acqua potabile nel campo di Zabout, sono state installate strutture igienico-sanitarie e svolte attività di sensibilizzazione sull'igiene, al fine di prevenire epidemie e garantire condizioni di vita migliori.
L’appello alla comunità internazionale
La situazione è critica e richiede un'azione urgente da parte della comunità internazionale. Le persone che fuggono dal conflitto stanno affrontando sfide enormi e si rischia la catastrofe umanitaria se non verranno presi provvedimenti tempestivi e adeguati. Gli operatori umanitari devono ricevere rapidamente le risorse e i fondi necessari per far fronte alle crescenti esigenze della popolazione rimasta in Sudan e di coloro che cercano rifugio nel vicino Ciad. Gli aiuti devono arrivare in tempo per garantire acqua potabile, cibo, cure mediche e alloggio adeguato alle popolazioni colpite dalla violenza e dalla fame.
Solo un impegno congiunto e una risposta coordinata potranno fare la differenza e portare sollievo a milioni di persone in grave difficoltà. Azione Contro la Fame sta facendo la sua parte, ma è fondamentale che anche i grandi donatori e la comunità internazionale si uniscano a questa causa per evitare che questa emergenza si trasformi in una catastrofe umanitaria di proporzioni ancora più gravi.