Note a margine di un convegno su “La pace è possibile. anzi necessaria”.
All'inizio pensavamo che sarebbe stato impossibile organizzare un evento di tale portata ma ci abbiamo creduto e piano piano ha preso forma. Come Punto Pace eravamo in contatto con molte associazioni pistoiesi, con le quali avevamo organizzato la fiaccolata il 24 febbraio per ribadire che “l'unica vittoria di cui abbiamo bisogno è la pace”. Con alcune di esse e soprattutto con l’aiuto indispensabile di Francesco Vignarca siamo riusciti a realizzare la nostra idea: parlare delle concrete possibilità della pace con le esperienze che esistono sul campo, i movimenti dal basso, i percorsi della nonviolenza e il disarmo nucleare e climatico.
In rete con Cgil, Emergency, Libera, la Bottega del Mondo e Agesci abbiamo allestito la mostra “Sete di Pace” delle carovane di StopTheWarNow in Ucraina e organizzato il Convegno “La pace è possibile. Anzi necessaria”.
Il convegno, che si è tenuto nel pomeriggio del 28 ottobre, ha trattato tre diversi argomenti. Con Martina Pignatti di Un ponte per… e Rossella Miccio di Emergency, è stata messa in evidenza la necessità che le iniziative di pace partano dal basso, dato che le istituzioni hanno clamorosamente fallito su questo campo. La volontà di pace tra le popolazioni c’è ma viene ignorata e messa a tacere. Occorre incoraggiare le esperienze di disobbedienza civile e di rifiuto della guerra nei Paesi che si trovano in mezzo a un confitto, istituire forme di resistenza e difesa nonviolenta, i corpi civili di pace.
Il secondo tema è stato quello dell’economia di guerra e di pace: Alessandra Russo (Università di Trento) e Carlo Cefaloni (Movimento dei Focolari) hanno sottolineato che l’industria delle armi viene presentata non solo come necessaria ma anche come buona per l’economia di una nazione. In realtà in Italia rappresenta poco più dell’1% del PIL, per cui rinunciarvi, riconvertire le aziende e trasformare l’economia di guerra in economia di pace non sarebbe impossibile. La guerra produce scarti, case distrutte, persone bisognose di cure, territori che vanno risanati. Secondo il pensiero comune tutto ciò fa aumentare il PIL: la ricostruzione è un business che rende. Bisogna cambiare ottica: la guerra è distruzione, ricostruire ciò che è stato distrutto rappresenta un grandissimo spreco oltreché un incalcolabile danno ambientale. È necessario monitorare l’attività di produzione e vendita di armamenti e stabilire incentivi che rendano appetibili i processi di disarmo.
L’ultimo tema, il disarmo climatico, è stato trattato da Francesco Vignarca, di Rete Italiana Pace e Disarmo, e Daniele Taurino, di Movimento nonviolento e European Youth Forum. Si è parlato dell’urgenza della questione climatica e dell’importanza del disarmo per fermare due minacce per l’umanità, strettamente collegate tra loro: le armi nucleari e la crisi climatica. Nel mondo vi sono 90 milioni di sfollati a causa delle guerre e altrettanti a causa del disastro climatico che ha già reso invivibili molte regioni della Terra. L’impegno per l’ambiente deve diventare parte fondamentale dell’impegno per la pace. La campagna per il disarmo nucleare è importantissima e già il fatto che si cominci a parlare di un mondo senza atomica lo rende possibile. Sono state fatte campagne contro certi tipi di armi particolarmente distruttive, come i gas e le mine antipersona: sembrava un’utopia, ma sono state messe al bando. Lo stesso deve avvenire per l’arma nucleare.
La realizzazione di questo evento è stata molto impegnativa ma ci ha permesso di consolidare la nostra collaborazione con enti e associazioni pistoiesi; ha visto la partecipazione di un discreto pubblico abbastanza diversificato e infine ha stimolato l'idea di una Pace Positiva in una città normalmente 'sonnolenta'.
Il nostro impegno ora continua con un presidio di pace in centro a Pistoia dove, attorno a un ulivo, le associazioni si alternano per non far dimenticare le guerre che sono nel mondo e per parlare concretamente di pace in controtendenza al pensiero unico bellicista.