Ormai la guerra è compatibile con tutto! Il povero Giovanni XXIII, per aver fatto vera assistenza spirituale ai militari italiani condividendone le sofferenze in trincea, senza stellette, come prete semplice, ora si trova sugli stendardi dei nostri ufficiali-preti che partecipano a un esercito con bombe nucleari che fa missioni di “pace” bombardando anche con droni.

Certo, Giovanni XXIII è uno dei pochi cappellani militari della prima guerra mondiale che poi non ha scritto parole di fuoco (vampiri assetati di sangue, ecc…) contro i militari come hanno fatto sia Padre Pio da Pietralcina sia don Minzoni; ma a sostenere che l’autore della Pacem in Terris voglia sfilare assieme ai carri armati con proiettili all’uranio impoverito ce ne vuole.

È la prova che il potere militare oggi può compiere oscenità perché sa di non avere nessun collettivo che gli rimproveri le sue vergogne, né partiti di sinistra (in crisi di identità), né gli obiettori di coscienza (fatti scomparire dall’orizzonte sociale mediante la furbata-assurdo giuridico della “sospensione” della leva) né il basso clero (che prima con il servizio civile degli obiettori ricostruiva la società dal basso e ora con il no-profit fa buone azioni sociali inquadrato dallo Stato).

Che papa Giovanni da buon papa e santo che è; faccia il suo gioco: faccia da quinta colonna all’interno dell’organizzazione militare, suggerendo ai militari l’obiezione di coscienza e ai capi militari di prendere l’iniziativa di costituire un esercito di tipo popolare e non violento, così come già tanti militari nel mondo hanno fatto (Generals for Peace negli USA, De la Bollandière in Francia, Bastian in Germania,…). Se papa Giovanni è riuscito a trasformare la struttura vaticana degli anni Cinquanta, sarà ben capace di trasformare la struttura di un esercito che ancora non ha capito che cosa è successo nel 1989 e ancora si fa stringere nella morsa degli USA (NATO) e ancora mantiene lautamente preti-ufficiali (unicamente cattolici!) inquadrati in un ruolo professionale che è quanto di più distante ci sia da quello che lui si diede da povero prete che nel 1915-18 andò volontariamente a condividere la morte e la sofferenza della povera gente buttata in una guerra non sua.

Preghiamo.