Cari amici, possiamo dire che la Pentecoste, detta laicamente, è la festa delle parole, del linguaggio, della comunicazione. In vista della comunione. Ossia la festa di quelle realtà che oggi, forse più di una volta, rischiano di essere strumenti di disprezzo, di esclusione, di violenza, oltre che di manipolazione e di inganno. Con le parole, sappiamo, si può uccidere oppure si può promuovere la vita.

Per fare un esempio, un noto psicologo sociale ha scritto così: “Il cosiddetto doublespeack, ovvero il linguaggio volutamente incomprensibile, fuorvia con termini ampollosi ed espressioni gergali oscure. Chi potrebbe tradurre 'dispositivi antitruppe dispiegati verticalmente' con il suo significato, che è ‘bombe’, o ‘sedimentazione atmosferica di sostanze acide derivate antropogeniticamente’ con ‘pioggia acida’?

Nel libro “Telling it like it isn’t” (“Raccontala come non è”), J. Dan Rothwell definisce gli eufemismi edulcoranti come una “novocaina linguistica” per la coscienza e il linguaggio contorto come una “nebbia semantica” che oscura e nasconde le pratiche dannose. Lo scopo di questo linguaggio è intorpidirci e desensibilizzarci rispetto a realtà spiacevoli e dannose” (Albert Bandura, Disimpegno morale. Come facciamo del male continuando a vivere bene, Erickson, 2017, p. 73). Mentre in un recente romanzo possiamo leggere queste parole: “Ci sono ferite che lacerano l’anima e non guariscono. Si possono lenire solo con il perdono e con le parole. Sì, con parole d’amore che provino a portare luce laddove è mancata. Il buio deve essere riempito con il suo contrario, altrimenti apre voragini sempre più vaste” (Paolo Rodari, Il mantello di Ruth, Feltrinelli, 2025, p. 96). Lenire, se non addirittura guarire, con le parole e con il perdono. Con essi si può risollevarsi dopo la caduta, si può rinascere dopo essere morti.

Il perdono, dunque. Quante volte ci siamo detti che, se non avviamo processi di riconciliazione, la nostra vita è perduta e la storia dell’umanità è destinata al fallimento?! Se oggi abbiamo l’impressione che la nostra vita sia franta, o quanto meno lacerata, e che i rapporti umani siano sempre più difficili mentre sempre più rare sono le vere comunioni di vita, cogliamo il giusto. Al punto che talora vorremmo nasconderci, oppure dormire e non venire a sapere più nulla. E invece: “Ecco un’altra cosa che Eva imparò quel giorno: non dormire è salvezza” (Francesca Melandri, Eva dorme, Bompiani, 2021, p. 222). Mentre lo sviluppo della nostra vita passa attraverso il difficile ma necessario cammino di perdono e di riconciliazione. Con “parole d’amore” (Rodari). Altre strade sono ingannevoli e portano al nulla. All’autodistruzione. Alla tristezza.

Parole e perdono, dunque. Anzi, parole per il perdono; vale a dire: parole per la pace, per la comunione, per la gioia, che non conosciamo più. Parole d’amore. Parole gentili. Parole misericordiose. Quelle che salvano. Ritroviamole!

Buona Pentecoste a tutti!


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