La Germania, co-fondatore e principale finanziatore della Corte Penale Internazionale, per bocca di Friedrich Merz, premier in carica, ha dichiarato che non avrebbe eseguito nessun mandato di arresto di Netanyahu, come ordinato dalla CPI per crimini di guerra. Stessa decisione ha assunto l’Italia (immaginarsi!)
All’indomani del 7 ottobre 2023, il presidente Biden ha ammonito Israele a non ripetere gli errori e gli errori dagli americani, commessi nella guerra all’Afghanistan, ma subito dopo si è affrettato a concedere 23 miliardi di dollari a Israele e armi di uccisione di massa a volontà, perché quegli errori e quegli orrori potessero ripetersi.

L’Italia coi suoi governi, di sinistra, centro, destra, si è sempre dichiarata favorevole alla soluzione dei due stati in Palestina. Perché non ha fatto seguire alle parole i fatti riconoscendo lo stato di Palestina? Semplice, per non dispiacere agli americani e a Israele: riconosciuto, difeso, armato, sostenuto, assolto ab omnibus peccatis suis, sempre.
Criticare non è odiare… Non si deve scambiare la critica con l’odio, come non si deve scambiare l’amicizia col permettere agli amici di fare tutto quello che vogliono, come fa Israele che agisce senza rispetto alcuno dei diritto internazionale, di quello umanitario, dei diritti umani, delle Istituzioni proposte alla loro difesa, delle Risoluzioni dell’Onu, delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale, delle Convenzioni di Ginevra.
Israele accusa di antisemitismo ogni critica, ogni dissenso nei confronti della sua politica verso i Palestinesi. Scambiando la critica con l'odio; ottiene due risultati disonesti: non rispondere in merito alle critiche e insultare l'interlocutore.
“Le accuse di antisemitismo sono usate (da Israele) per ridurre al silenzio e, in alcuni casi, criminalizzare coloro – compresi attivisti ebrei – che esprimono solidarietà nei confronti dei palestinesi e difendono i loro diritti”. Amnesty International

ANCHE I PALESTINESI SONO SEMITI, e l'antisemitismo antipalestinese è molto diffuso nella maggioranza degli ebrei israeliani (e della diaspora!), ed è terribile tra i coloni che bastonano, aggrediscono, uccidono i palestinesi, rubano e le loro terre, distruggono le loro case e i loro villaggi, compiono ogni sorta di violenza sotto gli occhi dei soldati, anzi da loro armati e sostenuti! Mille i palestinesi della Cisgiordania e Gerusalemme Est uccisi dall’inizio della guerra a Gaza; 60.000 a Gaza.

DI QUESTO ANTISEMITISMO ANTIPALESTINESE - alla base del regime di apartheid e del genocidio dei palestinesi, praticato fin dal 1948 - NESSUNO PARLA MAI

Anche questa omissione, questo silenzio, questa rimozione è complicità dello strazio e il grande scempio che si sta compiendo dei palestinesi!

La Legge 185 del 1990, intitolata "Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento", disciplina il commercio di armi in Italia, stabilendo criteri e procedure per le operazioni di esportazione, importazione e transito di materiali di armamento. La legge mira a garantire trasparenza e responsabilità, evitando che le armi italiane siano utilizzate da paesi in guerra o che violano i diritti umani. Come Altreconomia ha dimostrato più volte, l’Italia continua a vendere armi a Israele in spregio della legge 185 e dell’art. 3 della nostra Costituzione “che ripudia la guerra”. Ha partecipato a tutte le guerre al seguito degli Americani, direttamente; e indirettamente vendendo armi a paesi in guerra (anche chi vende armi partecipa alla guerra!).

Gideon Levy, giornalista di Haaretz, descrive la società israeliana, su Internazionale 30.V-2025, affermando cose impressionanti. Eccone alcuni passi.

“Manca una voce umana; l’umanesimo è morto. E’ completamente assente nella politica. La maggior parte degli Israeliani è ammutolita e non ce n’è traccia nei mezzi di informazione… A tutta la società israeliana manca l’umanità di fondo per essere scossa dalle sofferenze delle vittime…I mezzi di informazione sleali aiutano le persone a non vedere gli orrori.

Non una sola figura pubblica israeliana perde il sonno per le urla dei bambini terrorizzati e sofferenti negli ospedali, per gli anziani sballottati da un posto all’altro su dei carretti trainati da asini; e per l’eliminazione di intere famiglie”.
Niente di ciò che accade a Gaza suscita alcun senso di colpa”
Moshe Zuckermann, sociologo di origini ebraiche che è uno dei maggiori studiosi di ebraismo e Shoah al mondo, scrive in “Israele e il tradimento della memoria di Auschwitz”- .Sia l’abbrutimento dei soldati sia l’indifferenza della popolazione civile israeliana derivano da una disumanizzazione dei palestinesi che da tempo si dispiega incessantemente… La vita umana palestinese per la maggior parte degli ebrei israeliani non vale molto, meno che mai dopo il 7 ottobre e meno ancora quando si tratta degli abitanti di Gaza che dall’attuale governo israeliano vengono definiti nella loro quasi totalità come terroristi di Hamas”. E Nurid Peled-Ehanan, nel suo libro“ La Palestina nei testi scolastici di Israele, Ed. Gruppo Abele“ afferma: “La coscienza degli ebrei israeliani è caratterizzata da cieco patriottismo, belligeranza, ipocrisia, disumanizzazione dei palestinesi e insensibilità nei confronti della loro sofferenza” (pag.77)
"Combattiamo contro degli animali umani e agiamo di conseguenza": Yoav Gallant, ex ministro della Difesa, mandato di arresto della CPI per crimini contro l’umanità.
Il 28 ottobre del ‘23, il Primo Ministro Netanyahu, dichiarava in modo chiaro, come si devono combattere i palestinesi, citando un passo della Bibbia, Samuele 15,3 “Va’, dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere dalla compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini”.
Se così stanno le cose- e così stanno per la maggioranza della popolazione ebraica di Israele (e della diaspora)- non so se prevale lo sgomento, la costernazione o la paura. Vengono in mente le parole di Saadi di Shiraz, poeta e mistico persiano musulmano ( 1203-1291)”Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato uomo”.
“Restiamo umani!”, il comando di Vittorio Arrigoni - unico giornalista occidentale nella guerra di Gaza del 2008-2009 (in quella di oggi non ne entra nessuno!)- è più che mai imprescindibile!

 


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