Bambini e popolazione civile palestinesi sono quotidianamente costretti a morire sotto le bombe o di fame; medici, personale sanitario, Croce Rossa vengono attaccati e anche uccisi; giornalisti uccisi perché non documentino le atrocità che Netanyahu e Israele stanno compiendo nel tentativo di risolvere la questione con la forza. Addirittura l’ONU viene attaccata, le stesse forze di interposizione italiane in Libano hanno dovuto subire attacchi. Quasi non bastasse, per cercare di spegnere la possibilità dei due popoli nei due stati, continua il dilagare senza freni degli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania, con addirittura il progetto di dividerla in due parti.
Siamo sempre stati tra quelli che hanno condannato il terrorismo di Hamas, che hanno riconosciuto la necessità della sicurezza per lo stato di Israele; a cui ripugna l’antisemitismo; che chiedono la liberazione immediata di tutti gli ostaggi ancora prigionieri di Hamas.
MA NON POSSIAMO TACERE.
Netanyahu deve rispettare il diritto internazionale; accettare regole, leggi e sentenze; soprattutto lasciare arrivare gli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza; deve smetterla di offendere l’ONU.
L'Italia si è recentemente espressa a favore della soluzione a due stati nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quindi chiediamo che il Governo e il Parlamento italiano riconoscano lo Stato di Palestina se davvero vogliono dare credibilità al documento votato all'ONU per giungere a una "soluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese", come si legge nella Dichiarazione di New York.
Così pure va revocata la collaborazione militare tra Italia e Israele e interrotta ogni compravendita di armi e sistemi d’arma da e per Israele.
La destra israeliana fanatica, dopo avere ucciso nel 1995 il presidente Rabin avviato sulla strada dell’accordo, non può costringere il popolo di Israele ad una situazione di conflitto perpetuo. Anche se è molto difficile parlarne in questi momenti, bisogna trovare il coraggio di dire che solo la riconciliazione tra i due popoli può risolvere il conflitto, partendo da coloro che In Palestina e Israele cercano di costruire ponti e non muri.
Per sostenere queste proposte ci troveremo insieme alla marcia Perugia-Assisi del prossimo 12 ottobre. Sappiamo bene, lo diciamo ai tanti dileggiatori del movimento per la pace, che una marcia non porta cibo e cessate il fuoco.
Ma i tantissimi giovani che ad ogni edizione vi partecipano vogliono guardare avanti e creare quella base di nonviolenza che sola può invertire la tendenza alla guerra e garantire la pace.
Saranno organizzati pullman da Alessandria, Acqui e Casale.
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Associazione per la pace e la nonviolenza
Via Mazzini 85/C
Alessandria