«Christ died in Gaza», «Cristo è morto a Gaza», è la frase che ha accompagnato ieri pomeriggio la preghiera e la marcia per le vie di Roma, dal Quirinale a Montecitorio, della rete internazionale dei “Preti contro il genocidio”.

L’appello è stato lanciato una decina di giorni fa da don Rito Maresca, parroco a Sorrento, anche per rispondere al grido di aiuto di una comunità di suore in Palestina, e ha velocemente raccolto 1.500 adesioni da parte di preti, religiosi e diversi vescovi di oltre trenta Paesi. Parole semplici e nette rispetto alle prudenze vaticane: il «genocidio del popolo palestinese» a Gaza e il «sistema di apartheid» nei territori occupati della Cisgiordania messi in atto da Israele vanno fermati.
Ieri all’appuntamento in piazza del Quirinale erano più di cento. Qualche volto noto come padre Alex Zanotelli e don Tonio Dell’Olio, il vescovo ausiliare di Napoli Gaetano Castello, poi preti diocesani, religiosi di vari ordini e congregazioni (francescani, gesuiti, comboniani, saveriani), parroci e viceparroci da ogni parte d’Italia. Nessuna bandiera, ma alcune kefiah indossate sul saio o sul clergyman. All’ingresso della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale ci sono due provocatori muniti di ombrelli con la bandiera israeliana («per proteggerci dal sole»), che però dopo un po’ si allontanano.
In chiesa il momento di preghiera, con letture bibliche in varie lingue, la “preghiera semplice” di Francesco d’Assisi e il Padre nostro pronunciato in arabo, per collegarsi idealmente ai cristiani di Gaza, e in italiano. Un appello sotto forma di preghiera all’ottantesima Assemblea generale dell’Onu, in corso in questi giorni: «Facciano scelte coraggiose a favore del popolo palestinese». Comincia la marcia, inframmezzata da canti, fra turisti e cittadini incuriositi che generalmente sostengono o si uniscono ai preti in corteo: piazza Barberini, via del Tritone, piazza San Silvestro. «Camminiamo accanto ai palazzi del potere politico per dire il nostro no al genocidio, come l’ha chiamato l’Onu, e sollecitare il governo italiano a rompere il silenzio», interviene Zanotelli, che rilancia la campagna Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) contro Israele: «In questo modo è stato sconfitto il Sudafrica dell’apartheid, così si può fermare anche Netanyahu». La marcia riprende verso Montecitorio e, dopo una breve trattativa con le forze dell’ordine (grazie anche alla mediazione di alcuni parlamentari delle opposizioni), i preti vengono lasciati entrare in piazza. Davanti alla Camera la conclusione, con le parole di resistenza e di speranza della poetessa palestinese Dareen Tatour: «Resisti o popolo mio».

Fonte: “il manifesto”, 23 settembre 2025

 


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