Il 4 novembre torna ogni anno come una data che divide e interroga. Ufficialmente è la giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, ma per molti resta soprattutto il ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale: un conflitto che ha lasciato sul campo milioni di morti, giovani vite spezzate, famiglie distrutte.

Dietro le celebrazioni ufficiali, dietro le parate e le bandiere, resta una domanda che non smette di bruciare: "Che senso ha glorificare la guerra, quando la storia ci mostra solo le sue macerie?"

La lezione dimenticata della Grande Guerra
La Prima Guerra Mondiale fu definita “inutile strage” da papa Benedetto XV. Eppure, a più di un secolo di distanza, sembra che quella lezione sia stata dimenticata.
- I caduti non furono eroi di una vittoria, ma vittime di una logica di potenza.
- Le trincee non furono teatro di gloria, ma di sofferenza disumana.
- La pace che seguì non fu duratura, ma preludio a un nuovo massacro mondiale.

Il costo del riarmo
Oggi, mentre il mondo è attraversato da nuovi conflitti, assistiamo a una corsa agli armamenti che stride con la memoria del 4 novembre.
- "Miliardi di euro" vengono destinati a nuove armi, mentre scuole e ospedali faticano a sopravvivere.
- Le industrie belliche prosperano, mentre le famiglie più povere pagano il prezzo di scelte politiche che privilegiano la guerra alla giustizia sociale.
- La retorica della sicurezza diventa alibi per un riarmo che non protegge, ma alimenta instabilità.

La vera sicurezza si chiama pace
La pace non è un lusso, ma un diritto. Non è un sogno ingenuo, ma una necessità concreta.
- La sicurezza nasce dal dialogo, non dalle armi.
- La stabilità si costruisce con la cooperazione tra i popoli, non con la minaccia reciproca.
- Il rispetto delle persone e delle culture è l’unico antidoto alla violenza.

Un impegno civile
Ricordare il 4 novembre significa scegliere da che parte stare: dalla parte della memoria o dalla parte della retorica bellica.
Significa dire con forza che "ogni euro speso in armi è un euro tolto alla vita".
Significa trasformare il lutto di milioni di caduti in un impegno collettivo: costruire un futuro in cui la parola “guerra” resti confinata nei libri di storia.

Nel 2025 l’Italia spenderà circa 32 miliardi di euro in spese militari, con un aumento del 12% rispetto al 2024. Questa cifra supera di gran lunga la crescita dei fondi destinati a sanità e istruzione, che restano sotto pressione nonostante i bisogni crescenti della popolazione.

Il 4 novembre dovrebbe essere il giorno della memoria, non della retorica bellica. Ricordare i caduti della Prima Guerra Mondiale significa riflettere sul prezzo insopportabile della guerra e sul dovere di costruire la pace. Ma i numeri del bilancio statale raccontano un’altra storia: quella di un Paese che continua a investire più nelle armi che nei diritti fondamentali.

I numeri della spesa militare
- "32 miliardi di euro nel 2025": è la cifra prevista per la Difesa, con un incremento del 12,4% rispetto al 2024.
- "+60% in dieci anni": rispetto al 2016, la spesa militare italiana è cresciuta di oltre la metà.
- "13 miliardi per nuove armi": quasi la metà del budget sarà destinata a sistemi d’arma e munizionamento.

Il confronto con sanità e istruzione
-Sanità: mentre la spesa militare cresce, i fondi per la sanità pubblica restano stagnanti. Nel 2025 la quota destinata alla sanità scenderà sotto il 6,2% del PIL, ben al di sotto della media europea.
- Istruzione: le risorse per scuola e università continuano a essere ridotte. Secondo analisi indipendenti, i tagli all’istruzione e alla ricerca contrastano con l’aumento costante dei fondi per la Difesa.
- Priorità invertite: più carri armati e meno cattedre, più missili e meno ospedali: questa è la fotografia che emerge dai bilanci pubblici.

Il paradosso del riarmo
Il governo giustifica questi investimenti con la necessità di sicurezza e di allineamento agli obiettivi NATO. Ma la vera sicurezza non nasce dalle armi:
- nasce da ospedali efficienti, capaci di affrontare nuove pandemie;
- nasce da scuole che formano cittadini consapevoli;
- nasce da politiche sociali che riducono le disuguaglianze.

Ogni miliardo speso in armi è un miliardo sottratto a chi non trova un medico di base, a chi studia in aule fatiscenti, a chi non ha accesso a un alloggio dignitoso.

Un impegno civile
Il 4 novembre non può essere solo una ricorrenza.
Deve diventare un monito: "Mai più guerre, mai più retorica del sacrificio, mai più soldi sottratti alla vita per alimentare la morte".

Onorare i caduti significa pretendere che le risorse pubbliche siano destinate a costruire pace, giustizia sociale e futuro per le nuove generazioni.

Enos Perico - Torre Boldone, Pax Christi Bergamo
4 novembre 2025


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