Il Forum delle giornaliste del Mediterraneo (Forum of mediterranean women journalists), alla sua decima edizione, si è svolto all’Università di Bari il 25 e 26 novembre e proseguirà a Lecce nei prossimi giorni. È una ricerca, una narrazione diversa della Storia, che prosegue da 10 anni e che, anno dopo anno, dà voce alla liberazione delle donne e dei popoli dalle guerre e dal patriarcato. Con il movimento femminista curdo, con le donne palestinesi, accanto alle iraniane e a tutti i popoli oppressi del Mediterraneo, arriva a noi la voce e la forza della nonviolenza. 

Disarmate e disarmanti, le donne di tutto il mondo disegnano un futuro possibile per loro stesse e i loro popoli, per tutte e tutti, liberi. Uguali. Senza guerre né violenze. Ci indicano l’unica strada percorribile: la nonviolenza. Solo con lotte nonviolente si possono liberare i popoli dalla guerra. Con la testimonianza, con la resilienza, con la forza di cercare la speranza sempre e comunque, anche attraversando luoghi di torture efferate e di brutalità inenarrabili. E solo smascherando e decostruendo il patriarcato il potere della violenza potrà essere superato dalla logica della cura. 
Il titolo scelto per questa edizione - "Disarmate. Disarmanti. Donne nonviolente in lotta" - è ispirato al messaggio di Papa Leone XIV, declinato “provocatoriamente al femminile”, spiega in apertura Marilù Mastrogiovanni. “Perché quel maschile sovraesteso, non include tutti, ma invisibilizza oltre la metà della popolazione mondiale. Le donne infatti sono maggioranza numerica, ma minoranza rispetto a una cultura egemone andro e antropocentrica, che certamente non è disarmata ma sicuramente è disarmante nella sua capacità di rigenerarsi e di camminare anche sulle gambe delle donne”. C’è “un unico filo di oppressione che lega la violenza della guerra fatta dagli Stati alla violenza sui corpi delle donne”, prosegue, un’unica radice: quella del patriarcato che va a braccetto con la guerra.
Sono tante le donne e le pensatrici che percorrono altre strade e che cercano nuovi modelli socio-politici per costruire società libere dalla violenza sistemica. E i metodi di lotta sono diversi. Sono donne disarmate, che mettono in atto pratiche nonviolente e creative. Sono disarmanti nella creatività dei metodi di lotta adottati: dal giornalismo indipendente all’attivismo, dall’arte alla ricerca critica. Un filo rosso le collega tutte: la solidarietà senza confini.
Nei panel delle due giornate baresi si sono susseguite tante voci, testimonianze, racconti di resistenze in atto in Palestina, in Iran, in Kurdistan. Hanno raccontato gravissime violazioni dei diritti, violenze sessuali come arma di guerra, torture compiute in barba al diritto internazionale e alle tutele normativamente previste. Sono donne protagoniste. Sono resistenti. Hanno voci libere, e lo sguardo rivolto al futuro.
Circondata dall’intera comunità palestinese di Puglia e Basilicata e da una sala piena di giovani, è stata commovente e toccante la testimonianza di Mona Abuamara, ambasciatrice italiana di Palestina: “Se le voci indipendenti potessero parlare liberamente, il mondo vedrebbe le fosse comuni, le morti avvenute per strada, i bambini sottratti alle famiglia con violenza”. L’ambasciatrice palestinese denuncia tutte le brutalità, oltre ogni immaginazione, compiute dall’esercito israeliano contro i palestinesi e il silenzio delle organizzazioni internazionali e dei governi, “che hanno scelto la cautela al posto del coraggio, la prudenza al posto della chiarezza”. E fa appello a tutti, sottolineando come tutto ciò che facciamo da questa parte del mondo aiuta il popolo palestinese a vedere la luce oltre il tunnel, a rafforzare la speranza.
“Sono soprattutto le donne e i bambini che subiscono le conseguenze di queste guerre che vanno avanti da danni”, raccontano le curde Zilan Diyar e Devrim Arslan e la documentarista Benedetta Argentieri.
Un panel, nel secondo giorno di incontri, dà parola curdi e alle curde. Raccontano una storia che nasce da lontano e tanta nonviolenza praticata, alla ricerca di un modello di convivenza tra diversità che non impone nulla e che non conquista.
La donna sarà libera solo quando tutte le persone saranno libere in diritti e dignità.
Le testimoni curde presenti ci presentano un nuovo “internazionalismo di donne”, un nuovo confederalismo democratico, che richiede un diverso modo di vivere insieme, un modello di coesistenza e di convivenza costruito con la nonviolenza. E un appello accorato è rivolto ai giornalisti e alle giornaliste, perché possano rompere la cortina di silenzio sui loro popoli.
Il panel prosegue con la presentazione del capitolo di storia delle donne che, con la Conferenza mondiale delle donne di Pechino 1995, ha dimostrato come l’invisibilità delle donne non sia un problema solo di alcuni Paesi, ma globale. Ne nasce un report che monitora il rapporto tra donne e media, strumento importante nella lotta per superare l’invisibilità delle donne nei vari ambiti della vita pubblica.
Tanti gli interventi presentati negli altri panel diversi panel dell’incontro, tutti riascoltabili nel canale Youtube del Forum delle giornaliste.
Un ringraziamento particolare a Marilù Mastrogiovanni, fondatrice del Forum delle giornaliste, e al prof. Luigi Cazzato, coordinatore del mater in Giornalismo all’Università di Bari, che hanno coordinato i lavori di questi due giorni, alla presenza di tante studentesse e studenti.


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