Ci sono parole e il loro utilizzo che sono rivelatrici. Spesso, ieri come oggi le parole servono anche per camuffare e raggirare le questioni di fondo che si vogliono affrontare.
L’evoluzione di una parola, il suo trasformarsi in altre espressioni, da un lato può significare un cambio di mentalità, una nuova presa di coscienza, di per sé è un passaggio positivo, senz’altro i linguisti saprebbero spiegarlo meglio.
Mi riferisco al passaggio dalla parola sgombero a quella di superamento, parola applicata oggi soprattutto ai campi Rom in Italia. Ogni campo in Italia ha la sua storia, le sue dinamiche interne, intrecci di vite, i suoi cambiamenti, molto diversi tra di loro, alcuni belli, dignitosi, altri invece no, dove tante persone vivono male al loro interno. Ma a tutti va offerta la possibilità di scegliere della propria vita, senza alcun ricatto: restare in un campo o decidere diversamente. Invece no.
La parola sgombero dei campi Rom, fino a poco tempo fa creava nell’opinione pubblica un certo fastidio e allora si è preferito sostituirla con una nuova e meno divisiva: superamento, parola più conciliante e convincente dello sgombero.
Questa parola, oggi sembra soddisfare e accontentare tanti soggetti impegnati a vario titolo con i Rom presenti in Italia: Migrantes, Associazioni, volontariato e anche Amministrazioni. Ma i Rom cosa pensano veramente? In pochi se lo chiedono, ieri come oggi, subiscono le decisioni di altri per e su di loro. Non sembra che la loro voce sia importante e se c’è chi lo fa tra i Rom, spesso non trova spazio e ascolto, perché altre voci più “autorevoli”, facilmente la silenziano, perché poco credibile.
Chi vuole stare in un campo è sospetto, perché considerato ostile alla integrazione. Chi invece accetta il superamento è più attendibile, quindi più meritevole degli altri.
Ne ho avuto la conferma partecipando ad una assemblea pubblica a Coltano, con la presenza del sindaco di Pisa. L’argomento principale era proprio il campo Rom, la sala era piena, ma a nessuno era venuta in mente l’idea di invitare i diretti interessati. La nostra piccola presenza ha dato fastidio. Il sindaco della Lega, in quella sede nel presentare l’intenzione di chiudere il campo, mai usò la parola sgombero del campo, ma più volte quella di superamento del campo, che sarebbe avvenuta gradualmente, senza specificare le modalità concrete, accennando ad un generico coinvolgimento delle famiglie interessate. Dei rom presenti nessuno parlò in quella assemblea, nessuno chiese loro un parere, eppure si discuteva della loro vita. Quando presi la parola, fui sommerso da critiche e rimproveri: come può esserci qualcuno, italiano e anche prete, difendere quel campo Rom, visto solo attraverso la lente della sua sporcizia, che disonora la bellezza del territorio.
Sgombero e superamento, senz’altro sono parole diverse, anche filosofie diverse, ma possono avere qualcosa in comune? Una delle possibili risposte l’ho avuta proprio dalla assemblea pubblica di Coltano, quando ho constatato, purtroppo che la stragrande maggioranza dei presenti manifestava i soliti pregiudizi razzisti verso i Rom, le stesse logiche di “noi e loro”, un rifiuto verso i Rom del campo e la convinzione di poter decidere il loro destino, qualsiasi purché lontano dai loro occhi.
Ho constatato che entrambe le parole: sgombero e superamento possono avere la stessa radice, quella dell’ostilità, del rifiuto e della esclusione.
Una nuova espressione, magari apparentemente “democratica” o meno violenta, necessariamente non cambia la sostanza della realtà, forse cerca di nasconderla meglio ai nostri occhi, illudendoci di aver raggiunto i nostri obiettivi, ma siamo sicuri che siano gli stessi dei destinatari? “Noi e loro”, ancora separati. Troveremo una strada da percorrere insieme, senza ricorrere a delle corsie preferenziali?
“Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi” (Lc 13, 30)
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati…beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi, per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.” (Mt.5, 1-12a)