Tra le guerre che imperversano ai nostri giorni ce n’è una molto crudele che ci tocca da vicino, ed è la guerra contro i migranti. È la barbarie dei respingimenti (remigrazione, esternalizzazione dei confini...) per cui si utilizzano pratiche inique nel rispedire come pacchi al mittente anche piccoli gruppi di persone, famiglie con bambini, in un tragico gioco al ping-pong (Alto Adige, 25.03.26).
Si vuole ignorare che si tratta di persone col loro carico di pesi, sofferenze, lutti sulle spalle, che magari dopo un anno o più di permanenza in un territorio con inizio di un percorso di integrazione devono di nuovo sradicarsi. Stiamo assistendo a un processo di dissoluzione del processo di civiltà anche in Europa, dove oggi il diritto di asilo è sotto attacco. Il recente Patto europeo sulle migrazioni tratta l’argomento soprattutto come problema di sicurezza. Ci si sta allontanando dai forti principi che hanno ispirato La Carta dei Diritti Umani-ONU, che riconosce il diritto fondamentale alla migrazione delle persone umane, la Convenzione di Ginevra del 1951, base del diritto di asilo, le successive Convenzioni anche a tutela dei minori. Eppure la coscienza umana ha maturato nel tempo il diritto internazionale che è come una cornice di fondo in cui devono svilupparsi buone pratiche. Anche la nostra Costituzione italiana riconosce la dignità di ogni persona. E le diverse Chiese cristiane in Italia hanno sottoscritto recentemente un Patto (Bari, 23.01.26) in cui si impegnano alla promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni, all’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono”. E la novità è che si impegnano a “stilare ogni anno un preciso programma di lavoro". Dunque, è presente una coscienza diffusa riguardo al rispetto della dignità e all’accoglienza dei migranti, che sul territorio si è mostrata recentemente nella manifestazione a Bolzano di sabato 28febbraio, contro la migrazione, espulsione, con la presenza insieme a molte associazioni di base, di rappresentanti ad alto livello delle istituzioni, come il Presidente della Provincia e il Vicario, rappresentante del Vescovo. Occorre una continuità nelle scelte pratiche. Non si tratta di voci isolate ma di una base di società civile, insieme alle istituzioni, che sul territorio può usufruire di possibilità e inventiva che offre l’autonomia nel concretizzare buone pratiche di accoglienza-integrazione. È un compito urgente che chi ha responsabilità di governo anche locale, deve affrontare con umanità, senza lasciarsi bloccare da paure, come quella di “diventare troppo attrattivi”. In una società globalizzata poter essere di esempio è una risorsa che si offre ad altri, perché, a loro volta, inventino modalità per essere tutti più umani.
Alto Adige 28.03.26