20 aprile 2026
Da 33 anni don Tonino non sei più tra noi eppure continui a parlare.
E ci parli della bellezza della vita, ci dici di amare sempre, di amare tutti, soprattutto i piccoli, i poveri, gli ultimi.
Ci ricordi il dovere di essere sempre “in piedi e in cammino costruttori di pace”.
Pace da accogliere, costruire, custodire. Pace nonviolenta, “disarmata e disarmante, umile e perseverante” (papa Leone).
Nell'impegno quotidiano, nella ferialità delle opere e dei giorni, con lo slancio della tua fede e con le calde eutopie del Vangelo, col realismo della ragione e l'ottimismo della volontà, aiutaci don Tonino a coltivare i sogni diurni di un mondo dove sia possibile la convivialità delle differenze.
E faremo reti per l’abbattimento dei muri, il tramonto dei tiranni, la distruzione e la riconversione delle armi nucleari e convenzionali in strumenti di vita, di sviluppo e di lavoro…
Che la tua profezia continui a provocarci nella coscienza, a svegliare in noi il senso della responsabilità per il presente e per il futuro della nostra umanità.
Non possiamo rassegnarci a un mondo che precipita nell'abisso dell'autodistruzione ad opera di un manipolo di tiranni, non possiamo voltarci dall'altra parte, non possiamo tacere, non possiamo accettare il paradigma della guerra come possibilità risolutiva dei conflitti.
Dovremo adoperarci con una diffusa mobilitazione culturale e spirituale perché il diritto della forza non prevalga sulla forza del diritto.
Non lasciamoci rubare la speranza.
Caro don Tonino, continua a essere, per chi ti ricorda, per ciascuno di noi e per chi pronuncia il tuo nome, un’ “ala di riserva" ma anche una “spina dell’inappagamento conficcata nel fianco”.