Preghiera dedicata da mons. Francesco Savino a don Tonino Bello, nel giorno del suo 33esimo Dies Natalis.
La tua voce aveva i calli,
don Tonino, perché non era voce d’altare, ma quella di chi aveva conosciuto il peso del mattone, il freddo delle scale dei tuguri e quella vergogna silenziosa di chi chiede pane e aspetta dietro una porta chiusa. Tu sapevi la pace, tu facevi la pace, e sapevi che non si annuncia con le trombe: si impasta con le mani, come quel pane dei poveri con farina di sudore e lievito di speranza.
Eri il convitato di pietra alle tavole dei potenti: non di pietra per durezza, ma granitico, per il peso di chi non era invitato: i figli senza nome, le madri di Sarajevo, i ragazzi coi fucili in spalla che non avevano scelta la guerra ma non sapevano come smettere di marciare. Eri il convitato di pietra e tuttavia sorridevi perché avevi scoperto una un gran segreto: il Vangelo non è cenere ma brace sotto la neve. Il tuo corpo era la tua prima, piccola, diocesi quella che hai condotto con amore e con la stessa cura di quella grande: il tuo corpo malandato, le cellule ribelli, il dolore che ti ha scavato dentro come un fiume scava la roccia lentamente, inesorabilmente, aprendo una gioia nuova dove poteva scorrere la luce.
Hai fatto del tuo sfiorire un magistero senza cattedrale. Hai insegnato ai sani che la fragilità non è difetto del progetto e il progetto stesso. Hai mostrato che si può morire con grazia e dignità come chi sa che oltre la curva del dolore c’è una luce di speranza che aspetta quel buio per potersi rivelare.
Don Tonino, adesso che sei dall’altra parte del mattino, insegnaci a fare la pace come atto di coraggio estremo la pace che costa, la pace che fa paura, la pace che obbliga a guardare negli occhi il nemico e riconoscervi un fratello che non sapeva di esserlo. Insegnaci la tua arte antica, quella di fare del corpo un altare del dolore, un canto di una terra straniera, una patria col profumo dei limoni. Insegnaci a sederci sulle rive del dolore altrui senza la fretta di consolarlo a restare lì, presenti, prescelti, come si resta vicino a un fuoco sapendo che scalda anche quando non si vede più la fiamma. Insegnaci a costruire cattedrali con le pietre di scarto ed inciampo quelle che gli architetti del potere hanno rigettato, hanno distrutto, perché in esse abita uno spigolo di verità che nessuna pietra levigata può contenere. Oggi trent’anni e tre dopo il tuo tramonto in aprile, sappiamo che la morte non ti ha finito, ti ha semplicemente tolto il limite.
Buon compleanno, don Tonino!
Buon Dies Natalis giorno in cui sei nato nella tua forma definitiva, quella che il padre immaginava per te ancora prima che tu nascessi per la prima volta in questo mondo così bello e così ferito.
Tu che sei:
tutto luce
tutto voce
tutto pace.
Amen
+ don Francesco Savino
Vescovo di Cassano all’Jonio
Vicepresidente della CEI