Quest’anno è stato l’ultimo Triduo Pasquale che ho trascorso con i Piccoli Fratelli del Vangelo, perché la fraternità di Spello, dopo un serio discernimento ha deciso di chiudere. Mi ha rattristato molto l’epilogo di una esperienza lunga e significativa della Congregazione, nata nel 1956 da René Voillaume e presente sul territorio umbro dal 1965, grazie all’intuizione della Fraternità, che sarà realizzata da due fratelli, Carlo Carretto e Paul Collet, che iniziano una fraternità di adorazione nel convento di San Girolamo.
L’esperienza profetica che prende inizio sulle orme del Beato Charles de Foucauld, si espande verso gli eremi intorno al Subasio, aprendosi all’accoglienza di tanti giovani e non alla ricerca di una spiritualità autentica e di uno stile di vita semplice che veniva incontro alle domande di senso che in altri luoghi non trovava risposte.
I Piccoli Fratelli del Vangelo hanno rappresentato e rappresentano ancora come modello ideale, un punto di riferimento spirituale e umano molto importante per tante persone che hanno avuto il dono di passare le settimane estive, i giorni di ritiro nei momenti forti dell’anno liturgico, per chi ha avuto momenti di crisi esistenziale.
La prima volta che arrivai a Spello fu nell’estate del 1996, poi dai primi anni del duemila anche se in modo discontinuo ho mantenuto un contatto frequentandoli sia durante le settimane estive, sia in altri momenti dell’anno come durante la raccolta delle olive quando mi era possibile, tornando a casa ricco di una esperienza che mi aiutava ad affrontare le difficoltà, portandomi ad apprezzare la “spiritualità di Nazareth”, cercando di trovare il tesoro “dietro la stufa” di casa mia.
L’incontro con Fratello Yves è stato ed è importante per le parole e la testimonianza della sua vita, accompagnandomi in alcuni momenti cruciali dell’esistenza, l’amicizia e la fraternità che ho respirato con F. Franco, Gabriele e Alberto tramite i doni di ciascuno, sono stille di gioia che conservo nel cuore insieme al paesaggio bucolico di Spello.
La chiusura della fraternità di Spello, si inserisce nella crisi generale di molte altre realtà comunitarie, nel tempo complesso che stiamo attraversando, caratterizzato da un crescente individualismo amplificato da una tecnologia pervasiva che corrode il senso della comunità e nello stesso tempo dalla ricerca di altre forme di spiritualità ed esperienze svincolate da una appartenenza.
Oltre a difficoltà specifiche dovute al passare degli anni, alla mancanza di vocazioni, la chiusura della fraternità è un sintomo del tempo attuale, rientra fra le conseguenze di una crisi generale che parte da lontano, sia in ambito sociale, politico, economico, una “mutazione antropologica” che ha portato molte persone a un ritiro dalle frequentazioni di un tempo, scegliendo modi e aggregazioni più da uomo “light” e meno impegnative.
Penso alle molte pubblicazioni di questi ultimi anni sulla crisi del Cristianesimo occidentale (Pomeriggio del Cristianesimo - il coraggio di cambiare di Tomas Halik, Senza Chiesa e senza Dio di Brunetto Salvarani, Deus-due punto zero, di Paolo Gamberin, per citare solo alcuni esempi). Nonostante questo tempo di materialismo e nichilismo crescenti, bisogna però notare una tendenza nuova che non fa rumore come un albero che cade ma il silenzio di un “bulbo” di speranza, un ritorno, per esempio, nella Francia razionalista e anticlericale, di un boom di battesimi, oltre 21.000 adulti e adolescenti registrati nella Pasqua del 2026.
Penso alla crescente nascita di cammini di questi ultimi anni, alla riscoperta del pellegrinaggio come anelito a una vita diversa da quella che viviamo nei ruoli prestabiliti nelle nostre città.
“Non possiamo essere dei cani muti, sentinelle addormentate o pastori indifferenti, dobbiamo gridare, quando vediamo il male”: raccogliendo l’eredità del messaggio del Beato Charles de Foucauld, i Piccoli Fratelli del Vangelo, in ogni parte del mondo sono stati vicino agli emarginati, alle persone più lontane, lasciando una testimonianza evangelica nell’umiltà del servizio, anche in “mezzo alle tempeste” di contesti politici disumani (Argentina).
Penso alla profetica e scomoda figura di Fratel Arturo Paoli.
“Gridare il Vangelo con la vita” senza disquisizioni barocche e compiacenze verso il potere non come servizio, i Piccoli Fratelli sono stati e continuano a stare, in altre parti del mondo, dalla parte della Chiesa dei poveri tanto veniva sollecitata da papa Francesco.