Il sacchetto Courtesy kit di Trenitalia che ci consegnano a Villa San Giovanni è lo stesso, nel contenuto, dello scatolino bianco che ci hanno consegnato alla stazione di Salerno, in questo viaggio “odisseico” – così il professore Caviglia aveva definito il mio imminente viaggio in treno da Milano a Enna, dopo aver saputo che sarei partito a esame di latino finito, all’Università Cattolica, tutto ciò più di trent’anni fa. Oggi ci sono molti più Intercity e Frecce ma l’odissea continua.

Partito da Caserta alle 8.40, con l’Intercity proveniente da Roma, scendo insieme a tutti gli altri passeggeri a Salerno, dopo tre ore di blocco per un guasto al locomotore, e noto subito che un Freccia Rossa ha un ritardo di un’ora. Un po’ mi ha impressionato, forse è più sconcertante il fatto che ci stiamo abituando ai ritardi di un’ora o più di quei treni che erano stati presentati come “svolte epocali”, ma che il compianto Ivan Cicconi spiegava che erano treni (e linee ferroviarie annesse) costruiti sulle nostre spalle e sulla nostra pelle, cioè togliendo fondi (4 miliardi di euro, per dettagli si veda la prefazione di Cicconi al libro Amico treno non ti pago) ai treni cosiddetti “universali”, cioè regionali e molto usati da milioni di pendolari, che si distinguono dai treni “a mercato”, quelli che dovrebbero essere finanziati dai biglietti, cosa non vera, come Cicconi e altri “consulenti indipendenti” come lui provano a spiegare da diversi anni a questa parte.
Insomma, se da Milano a Enna era un viaggio odisseico con l’Espresso (ma per lo meno pagavi 50 euro per 1500 Km), il nostro Intercity già un’ora dopo la partenza presenta sintomi di “un guasto al locomotore”, sembra che dopo Roma ci fossero già segnali, tra Napoli e Cancello il guasto sembrava riparato, ma dopo Cancello il treno si ferma e non riparte più per le successive tre ore (dalle 10, 40 alle 13,40). Come se non bastasse, i distributori di bibite sono bloccati per “lavori in corso”: il capotreno dice che sono stati vandalizzati, anche se non si capisce bene quando e come, visto che sono vigilati e durante il viaggio non è facile, a differenza dei distributori lungo i binari, poter vandalizzare un distributore all’interno di un treno senza essere visti da altri passeggeri e da pulitori dei treni, una delle quali, sul treno “bloccato”, quasi mi pedinava, solo perché mi ero fatto una passeggiata ripetuta lungo il corridoio del treno, considerando che mi aspettava un viaggio di circa otto ore, almeno in teoria.
Il blocco del locomotore aveva comportato anche il blocco dei sistemi elettrici, quindi anche il condizionatore: niente aria tranne in alcuni vagoni dove si potevano aprire i finestrini (in alcuni vagoni i finestrini sono chiusi ermeticamente senza possibilità di apertura).
Filippo, imprenditore siciliano, sostiene che la privatizzazione dei servizi pubblici è deleteria, e propone, oltre a sconti consistenti per chi abita nelle Isole, anche un trasporto pubblico gratuito o biglietti a prezzi ridotti per tutti. In questo caso, oltre ai kit Courtesy con cookies cranberry, bottiglietta d’acqua, taralli “fiore di Puglia” e una salviettina imbevuta di cotone riutilizzabile (stesso tessuto e forma dei bavaglini per i bimbi) ci è stato rimborsato il 100% del biglietto, visto che qualcuno, come nel mio caso, sarebbe dovuto arrivare a Catania per proseguire verso l’interno ma ho dovuto dormire a Messina per evitare di arrivare a casa a notte fonda!
Il paradosso di tutto ciò, visto dal basso, è che da anni faccio parte del movimento informale di autoriduzione del prezzo del biglietto, un movimento trasversale e internazionale, che coinvolge pendolari, cani sciolti, movimenti di lotta dal basso (No TAV e non solo), ferrovieri, ferrotranvieri e, moralmente, anche “esperti” come Ivan Cicconi (si veda sempre la prefazione al libro Amico treno non ti pago). Anni fa una esponente di un movimento di consumatori di Roma, in un TG regionale dichiarò che occorrerebbe fare dei biglietti autoridotti così in caso di disagio, ritardo e simili, saremmo già rimborsati. Pochi anni fa uno sciopero del biglietto coinvolse in Liguria diversi viaggiatori appoggiati da Assoutenti Sampierdarena; oltre Oceano, il sindaco di New York è stato eletto anche per le promesse di un trasporto pubblico gratuito, in Lussemburgo da sei anni tutti i mezzi di trasporto sono gratuiti. Per noi dell’intercity “bloccato” è arrivata la conferma di questa esigenza: siamo stati rimborsati del 100%, forse converrebbe autoridurre dal basso e si arriverebbe allo stesso risultato in modo autogestito? Per chiarezza: venti anni fa, nella linea tra Milano e Torino, come si legge in un documento che girava in Val di Susa fino a un po' di anni fa: « È bastata la minaccia di non pagare gli abbonamenti a strappare in qualche giorno concessioni mai ottenute in decenni di politiche sindacali concertative: rimborsi per i ritardi, utilizzo di Eurostar, aggiunta di carrozze». Oggi purtroppo siamo arrivati a considerare normale la blindatura delle stazioni e le barriere all’ingresso dell’area binari di molte grandi e medie stazioni, sull’onda dell’emergenza terrorismo e dell’EXPO 2015, ma forse bisognerebbe fare il contrario: liberare spazio dell’immaginario e coraggio quotidiano, per non accontentarsi una tantum di un rimborso del 100 % del biglietto condito con biscotti, tarallucci di qualità e salviette a forma di bavaglino per bambini?


Mosaico di pace, rivista promossa da Pax Christi Italia e fondata da don Tonino Bello, si mantiene in vita solo grazie agli abbonamenti e alle donazioni.
Se non sei abbonato, ti invitiamo a valutare una delle nostre proposte:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/abbonamenti
e, in ogni caso, ogni piccola donazione è un respiro in più per il nostro lavoro:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/altri-acquisti-e-donazioni