Nel libro di racconti "Il sogno di mia madre" scelgo il primo e l'ultimo.

In "Una donna di cuore" si rivela retrospettivamente, a partire dalla casuale scoperta del cadavere di uno stimato optometrista da parte di un gruppo di ragazzi, il mondo degli adulti nella provincia canadese. Mi è risuonata alla memoria l'Antologia di Spoon River, di E.L.Master, il libro di poesie in cui le vite vengono narrate dalle lapidi sulle tombe (di una cittadina americana). In esse si racconta il contrasto tra le apparenze della tranquilla provincia e le sue degenerazioni. L'impeto adolescenziale dei ragazzi, che sfiora atteggiamenti rischiosi non è nulla rispetto alla ferinità reale degli adulti, che traspare dalle diverse voci, dai diversi punti di vista che compongono il mosaico completo sulla verità dei fatti, o almeno su ciò che di essi potremmo intuire. La tecnica mi ricorda il film Elephant (come non vedere un elefante in una stanza) del regista Gus Von Sant sulle stragi nelle scuole americane: la macchina da presa ricomincia il racconto sempre da capo, seguendo una alla volta le diverse persone coinvolte nella vicenda. E' terribile constatare, seguendo la scrittura della Munroe, come una violenza, un omicidio, tutto sommato, possano passare sotto silenzio, possano essere banali, nascere da occasioni minime, in un ambiente sociale "normale". La figura della donna che sceglie di restare nella famiglia della morta per aiutarla mi è parso il solo personaggio positivo. 

Un altro respiro però offre l'ultimo racconto, un capolavoro scritto come registrando una conversazione tra donne, con un lieve tono ironico . Si parla del rapporto madre/figlia, difficile per mille ragioni, tra cui la principale è che la madre offre sostegno economico a sé e alla bambina con un impegnativo lavoro creativo, a cui non vuole né può rinunciare,che non le lascia tempo per accudire la piccola, lasciandosi sostituire in ciò dalla zia . La neonata percepisce forse questo stacco originario per cui la mamma non si annulla in lei, ma mantiene una sua coerente e sofferente personalità? Il suo pianto ne è il testimone impietoso?:"È come un temporale – insi¬stente, eccessivo, eppure in un certo senso anche puro, sponta¬neo. Sa più di rimprovero che non di supplica: scaturisce da una rabbia implacabile, una rabbia innata e scevra d’amore come di compassione, pronta a farti saltare il cervello dentro la scatola cranica". Quante donne potrebbero sottoscrivere tale precisa percezione? Il tono della scrittura è lieve, quasi onirico, il sogno da cui parte è metafora della realtà, le è contiguo. Non aver avuta la madre simbioticamente solo per sé è forse stato il dono prezioso grazie a cui la Munroe è diventata a sua volta artista/scrittrice? Mi piace pensarlo e certo mi godo il lieto fine della terribile lotta tra la neonata e la giovane madre, nonostante i funesti presagi di una zia troppo premurosa....