Sant'Agostino (e molti con lui) diceva che quando una legge è ingiusta, disobbedire è un dovere. Seguendo questa semplice e impegnativa regola, molti nel corso dei secoli hanno salvato vite ed evitato tragedie; ad esempio, durante il nazifascismo, quando era vietato per legge aiutare e ospitare ebrei, molti hanno disobbedito a quella legge ingiusta e disumana, contribuendo a salvare persone che, altrimenti, sarebbero finite nei campi di sterminio.

Cosi ha fatto il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, che per fortuna non rischia la morte, anche se questo comunque non ne giustifica l'arresto.
Riace è un paese della Calabria famoso finora per gli omonimi bronzi, due bellissime statue trovate nel suo mare e conservate oggi nel museo di Reggio Calabria; Riace da qualche anno, grazie al suo sindaco, è diventato il simbolo di un'accoglienza e di una integrazione possibile e concreta dei migranti. Perciò l'esperienza di Riace, del suo sindaco e dei suoi cittadini doveva essere interrotta, perché in quello sperduto lembo della Penisola si dimostrava concretamente l'ipocrisia di chi, a partire dall'acclamatissimo ministro
dell'Interno e della Paura Matteo Salvini, sostiene l'impossibilità di gestire i flussi migratori
Sono persone che scappano da orrori provocati o tollerati da noi occidentali: guerre, fame, miseria, dittature, cambiamenti climatici.
Si resta sconcertati dal constatare come in pochi mesi l'Italia, Paese civile e cattolico, sia diventata improvvisamente cattiva, intollerante e razzista, con la scusa della crisi economica, che non giustifica tanta disumanità di alcuni e l'indifferenza di tanti, di troppi nostri connazionali.
In questo panorama, con un clima politico sempre più schifoso, nel quale pochi, derisi e insultati, propongono soluzioni possibili, il sindaco di Riace e la sua bella esperienza di integrazione dei migranti non possono incrinare il pensiero unico penta- leghista che "devono tornarsene a casa loro".
E un giudice compiacente che annusa il clima xenofobo e, forse per compiacere popolo e potenti, arresta il sindaco accogliente lo si trova sempre: e pazienza se il sindaco ha solo disatteso delle regole; se non ci ha guadagnato nulla, se ha solo ecceduto in umanità, occorre fermarlo, accusarlo, denigrarlo.
Non è la prima né sarà l'ultima volta che succede. Ora, come si dice ipocritamente in questi casi, bisogna che la magistratura faccia il suo corso e l'indagato è innocente fino a prova contraria...
Don Primo Mazzolari, in un momento come questo, avrebbe detto:
"Occorre che qualcuno
esca e pianti la tenda dell'amore
accanto a quella dell'odio,
dichiarandosi contro,
apertamente, a tutte le ferocità
dell'ora, ovunque si trovino, sotto
qualunque nome si celino.
Oh, se noi cristiani, in quest'ora
grave, sentissimo il dovere di
essere anche dei cittadini e degli
uomini, di vivere cioè sulla
pubblica piazza più che all'ombra
delle sacrestie, di confonderci
con la folla invece che di
fuggirla, di amarla invece che
sconfessarla, di parlarle attraverso
tutte le voci che essa intende
e nel linguaggio che essa
comprende, di contendere con
ardente carità il posto a quelli
che pretendono di condurla e la
conducono male; se comprendessimo,
in una parola, che il
nostro dovere è quello di essere
il lievito nella pasta più che
dei bei torniti panini, non importa
se benedetti, ma coi quali
non si può più nutrire una moltitudine affamata!".