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La parola da scoprire è ‘esercito’. Tra gli indizi, anche ‘Giovanni XXIII’. Questo succedeva il 23 febbraio 2018, su Rai 1 in pre-serata con il programma L’Eredità! La guerra, l’esercito: un gioco! E tutto fa brodo, anche papa Roncalli. Pur di ammansire l’opinione pubblica e convincerla che è tutto bello, è tutto buono, anche l’esercito che fa la guerra. Forse un modo per salutare in Generale Errico che tra pochi giorni va in pensione, orgoglioso di aver portato il papa ‘buono’ a patrono dell’esercito italiano, che qualche giorno fa in San Pietro ha ‘arruolato’ d’ufficio anche tutti i sacerdoti: ‘la missione dei militari al servizio della pace è simile a quella dei sacerdoti.’

Il fascismo cammina su due gambe: la violenza e il militarismo. Dunque l'antidoto è fatto di nonviolenza e antimilitarismo.
Basterebbe rileggere "Antifascismo tra i giovani" di Aldo Capitini per superare d'un balzo la tristissima polemica sul come esprimere lo sdegno dopo la tentata strage di Macerata. Ricondurre la questione fascista all'agibilità della piazza da contendere a gruppuscoli di energumeni nazistoidi, ci ributta indietro di quarant'anni. L'estremismo nero anche allora era manovrato da poteri eversivi che hanno condizionato pesantemente la storia del nostro Paese (da piazza Fontana a Ustica).

Ha già votato la Nato prima di noi.
C’è un partito che, anche se non compare, partecipa di fatto alle elezioni italiane: il Nato Party, formato da una maggioranza trasversale che sostiene esplicitamente o con tacito assenso l’appartenenza dell’Italia alla Grande Alleanza sotto comando Usa.
Ciò spiega perché, in piena campagna elettorale, i principali partiti hanno tacitamente accettato gli ulteriori impegni assunti dal governo nell’incontro dei 29 ministri Nato della Difesa (per l’Italia Roberta Pinotti), il 14-15 febbraio a Bruxelles.

Carica nel baule dell’auto due sacchi neri di plastica. Dentro ci sono due borse che è tutto quanto Mamadou Sadio ha protetto dalla polvere del deserto e dalla dogana nigerina. Per arrivare a Niamey si è venduto l’Android comprato come ricordo nel suo secondo soggiorno in Algeria. La prima volta aveva sedici anni e, dopo aver fatto il manovale per qualche mese, si è messo alla scuola di un sarto.

Sotto il Monte è un luogo dello spirito. Di spirito profetico dotato, direbbe padre Dante. Come Assisi, Bozzolo, Barbiana, Alessano. Luogo della memoria profetica che vede tra i suoi protagonisti alcuni padri della Chiesa contemporanea come Giovanni XXIII, papa del Concilio e della Pacem in terris; David Maria Turoldo, vissuto qui per molti anni a custodire attivamente la memoria di papa Giovanni; Tonino Bello, amico di padre Davide (lo aveva invitato più volte in Puglia), che è venuto a trovarlo a Sotto il Monte nel 1985, l'anno della sua prima esperienza come presidente di Pax Christi.

Ci vengono chieste da più parti notizie, in merito alla proposta avanzata ai nostri Amministratori dal Centro Igino Giordani, per l’inserimento nello Statuto Comunale di un “Patto di Fraternità” e l’adesione della nostra Città all’Associazione “Città per la Fraternità” che attualmente vede iscritte 140 Città. Tale domanda non possiamo che girarla ai componenti del Consiglio Comunale. I più, in realtà, sono rimasti in silenzio. Un silenzio che noi del Centro Giordani continuiamo a rispettare consapevoli del travaglio che sta attanagliando l’Amministrazione in questi ultimi tempi.

Vivere con una sentenza di ergastolo che pende sulla propria testa e ascoltare le fatidiche parole ‘fine pena mai’: questa è la storia di Carmelo Musumeci, che dal 1991 è in carcere per reati commessi nell’ambito di una lotta tra bande armate che insanguinò la Versilia nell’ultimo periodo degli anni ’80. Reati per i quali, come lui stesso ci confida, “Penso che ho già pagato sufficientemente il mio debito con la giustizia, ma non abbastanza con la mia coscienza”.

Una riflessione di Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, alla vigilia del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Molte volte il prigioniero è ciò che gli viene permesso di essere. Spesso chi conosce la mia storia e viene a sapere che sono entrato in carcere solo con la quinta elementare, ma che ho preso tre lauree, che pubblico libri, che ho ricevuto vari encomi, che svolgo attività di consulenza ai detenuti e agli studenti universitari nella stesura delle loro tesi di laurea sul carcere e sulla pena dell’ergastolo, mi chiedono: “Quindi, il carcere ti ha fatto bene?”.

L’aquilone
dell’annuncio e della pace
recava una buona novella
che gli era stata affidata
da duemila anni.

In Italia sono presenti almeno 70 bombe nucleari degli Stati Uniti. Secondo il FAS, federazione di scienziati americani, ce ne sono 50 nella base di Aviano in provincia di Pordenone e 20 nella base di Ghedi in provincia di Brescia. Si tratta di bombe B61 che verranno sostituite in breve tempo dalle nuove bombe B61-12. Ma perché queste armi di distruzione di massa sul nostro territorio? A vantaggio di chi?


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