Proponiamo in questo Quaderno gli atti dell’incontro che si è svolto il 4 novembre 2000 a Borgo San Lorenzo e a Barbiana dal titolo “Voi non vi rassegnerete…”.

Si è trattato di una raduno che ha visto riunirsi centinaia di persone, uomini e donne, obiettori e non, che, nell’anno del Giubileo, hanno riflettuto e pregato per la pace.

Per Pax Christi, che ha organizzato l’incontro insieme all’Associazione Obiettori Nonviolenti e alla Lega Obiettori di Coscienza, e col contributo della Caritas Diocesana di Firenze-Settore Pace e Mondialità, si è trattato del secondo appuntamento giubilare "alternativo", dopo quello che ha visto un nutrito gruppo di "pellegrini" italiani ripercorrere le strade di alcuni martiri dell’America Latina, come Mons. Romero e Mons. Gerardi.

A fare da faro alle riflessioni della giornata due segni. Anzitutto la scelta del luogo, indissolubilmente legato alla memoria di don Lorenzo Milani e alla storia dell’obiezione di coscienza nel nostro Paese. Una meta obbligata, in altre parole. Il secondo segno, la citazione del discorso che Giovanni Paolo II tenne ai giovani durante la grande veglia di preghiera a Tor Vergata il 19 agosto 2000 e nella quale invitò tutti a non rassegnarsi: quale invito migliore per gli operatori di pace!

Offriamo questo materiale, sebbene sia passato un anno dal suo svolgimento, sia per fare memoria (e per non perderla!) sia soprattutto perché crediamo che, se l’umanità aspira drammaticamente alla pace e giustizia, il popolo della pace, di quanti cioè con la propria vita ogni giorno cercano di mettersi al suo servizio, ha costantemente bisogno di ritrovare le radici del proprio impegno.

 

 

 

Card. Silvano Piovanelli

Arcivescovo di Firenze

 

Stamani arrivando da Firenze nel Mugello ho avuto un’impressione particolare quando, superata Pratolino, dove splendeva un bel sole, siamo entrati nel Mugello e sembrava che ci fosse come una grande tenda fatta di nubi raccolte, mentre sulle montagne si vedeva apparire il sereno. E ho pensato: che bello se questo fosse il segno di una tenda della pace che, in questo momento si trova in riflessione qui sul Mugello, ma destinata ad allargarsi a tutta l’Italia, all’Europa e al mondo. Perché sostanzialmente questo mi sembra che sia quanto nel passato voi obiettori avete desiderato e quanto per l’avvenire con tutte le vostre forze voi cercate di realizzare.

E giustamente voi avete posto come slogan del vostro Giubileo le parole del Papa che anch’io, come forse molti di voi, ho ascoltato a Tor Vergata nella veglia della Giornata Mondiale della Gioventù. Le rileggo perché si scrivano nella nostra coscienza e diventino come una sorta di squillo di tromba per chiunque voglia davvero operare per un mondo diverso.

“Cari amici, vedo in voi le «sentinelle del mattino» (cfr Is 21,11-12) in quest’alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti. Cari giovani del secolo che inizia, dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì» ad ogni vostro più nobile ideale. Io prego perché Egli regni nei vostri cuori e nell’umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione”.

Posso dire a voi obiettori, per quello che siete stati e per quello che in questo momento volete essere, che siete le «sentinelle del mattino». Ma nel passo di Isaia a cui si riferiscono proprio queste parole c’è un interrogativo: “Sentinella, quanto resta della notte?”

Resta ancora da ascoltare le parole chiare dette dal papa Paolo VI all’Onu nell’ottobre del 1965 “Se volete essere fratelli lasciate cadere le armi dalle vostre mani: non si può amare con le armi in pugno”.

“Sentinella, quanto resta della notte?”Resta ancora da mettere in pratica quanto il Concilio Vaticano II ha scritto nella “«Gaudium et spes»: “Le azioni militari, se condotte con questi mezzi odierni, possono produrre distruzioni immani e indiscriminate che superano, pertanto, di gran lunga i limiti di una legittima difesa. (...) Ogni atto di guerra che indiscriminatamente miri alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti è delitto contro Dio e contro la stessa umanità, e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato” (80).

“Sentinella, quanto resta della notte?” Resta ancora da combattere la miseria e lottare contro l’ingiustizia, in modo da promuovere, insieme al miglioramento delle condizioni di vita, il progresso umano e spirituale di tutti e dunque il bene comune dell’umanità. Ci dice Paolo VI nella non dimenticata e sempre valida «Populorum progressio» “Oggi, nessuno lo può ignorare, sopra interi continenti, innumerevoli sono gli uomini e le donne torturati dalla fame, innumerevoli i bambini sottonutriti, al punto che molti di loro muoiono in tenera età, che la crescita fisica e lo sviluppo mentale di parecchi altri ne restano compromessi, che regioni intere sono per questo condannate al più cupo avvilimento (…) Non si tratta soltanto di vincere la fame e neppure di ricacciare indietro la povertà. La lotta contro la miseria, pur urgente e necessaria, è insufficiente. Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo, senza esclusione di razza, di religione, di nazionalità, possa vivere una vita pienamente umana, affrancata dalle servitù che gli vengono dagli uomini e da una natura non sufficientemente dominata; un mondo dove la libertà non sia una parola vana e dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco. Ciò esige da quest’ultimo molta generosità, numerosi sacrifici e uno sforzo incessante”.

“Sentinella, quanto manca della notte?” Voi obiettori di coscienza vivete il vostro Giubileo mettendovi alla scuola di don Lorenzo Milani. Fate attenzione, allora, a quanto egli scrive nella «Lettera ai giudici»: “Il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i «segni dei tempi», indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso”. Bisogna vivere nella storia appassionatamente attenti al presente e al futuro.

Sì, riandate alla luce dei testimoni il vostro passato, esaminate la vostra esperienza dal 1972 ad oggi. Credo che molti debbono dichiarare la loro gratitudine per quello che avete fatto e ancora di più, a mio modo di vedere, per quello che avete indicato. Se vi riesce, domandate perdono per quanto ci può essere stato di negativo e di inquinante in una scelta, di suo, generosa e alta. Ma soprattutto, ricchi della vostra esperienza chiedetevi cosa e come proporre, oggi che la coscrizione obbligatoria viene abolita, perché i giovani abbiano la possibilità, la facilitazione, l’indicazione autorevole per un’esperienza di servizio agli altri che li renda più uomini e li faccia in modo più esplicito costruttori di pace per il nostro Paese e per il mondo intero.

Così vi auguro una giornata che sia sì di ricordo e di incontro fra voi, ma soprattutto di studio e prospettiva in modo che da qui nascano indicazioni valide per un futuro che è e che dev’essere sempre di più impegno per la pace qui e nel mondo intero. Buona giornata!