Mosaico di pace giugno 2025

In che cosa consiste la proposta del Ministero della pace e quali obiettivi si propone?

Nel 2024 abbiamo registrato il numero più alto di conflitti dalla Seconda guerra mondiale e parallelamente la spesa globale in armamenti ha raggiunto un record assoluto con ben 2,46 trilioni di dollari. È evidente che investimenti nelle dotazioni di armamenti si sono rivelate incapaci a risolvere situazioni di crisi, anzi, nella maggior parte dei casi sono stati una delle principali concause.

Ciononostante, la deterrenza militare continua ad essere lo strumento prediletto dalla maggior parte dei governi nel predisporre strumenti per la sicurezza e la politica internazionale preferendola a soluzioni di altro tipo. È palese che qualcosa debba essere cambiato alla radice, che occorre sviluppare una alternativa civile per una sicurezza umana fondata sulla prevenzione e la cura.
Siamo convinti che ancora possibile generare un nuovo paradigma del pensiero e delle politiche di sicurezza che optino per l’impegno civile nonviolento e non armato ma per far questo nuove infrastrutture nazionali per la pace sono imperative. Un approccio di larga scala alla costruzione della pace, impone ed implica un’architettura sostenibile anche dell’ordinamento giuridico, un luogo istituzionale specifico deputato al suo perseguimento, in cui la pace come progetto di democrazia trovi pari quanto meno pari dignità rispetto alla sola fallimentare sicurezza armata.

Un Ministero
L’istituzione di un Ministero della pace come infrastruttura nazionale per la pace potrebbe fare tutto questo in modo strutturale ed è una risposta innovativa a questo bisogno di nuovi paradigmi di sicurezza e benessere: da un lato per colmare la grave insufficienza attuale della Politica nel mantenimento, cura, promozione del diritto alla pace dei popoli e degli individui, e dall’altra anche per dare piena attuazione di spazi mai colmati del dettato costituzionale.
Si provi a pensare, ad esempio, se nei curricula scolastici ci fossero come materie di insegnamento la trasformazione nonviolenta dei conflitti e la comunicazione nonviolenta, e ancora se si adottassero nei contesti scolastici le metodologie della giustizia riparativa; pensate se si sviluppasse la difesa civile non armata popolare (prevista nella nostra Costituzione) permettendo la nascita di contingenti di cittadini che vogliono ingaggiarsi e addestrarsi alla difesa nonviolenta e costituire il corpo nonviolento nazionale oltre alle fondamentali concretizzazioni esistenti del Servizio Civile e Corpi Civili di Pace.
Basti ancora rendersi conto che se non ci fossero osservatori civili tra i quali Opal e Iriad, non sapremo nulla di come produciamo e vendiamo le armi in giro per il mondo, nessun ministero si occupa di disarmo e riconversione civile dell’industria bellica facendo da contraltare alla Difesa o agli Esteri. E anche in politica estera una cooperazione non predatoria, fondata sulla solidarietà internazionale e sulla geopolitica dei diritti umani piuttosto che degli interessi, è di fatto solo una parte dell’attività degli Esteri, parimenti non possiamo dire che abbiamo impegno politico istituzionale stabile per il dialogo interreligioso e interculturale.

Strutturazione
Il Ministero per la pace dovrebbe essere dotato di due organi consultivi, propositivi, e di co-progettazione per individuare le priorità da coordinare a livello nazionale: la Consulta Nazionale dei costruttori di pace, in cui confluiscano tutte quelle realtà della società civile impegnate attivamente e il Comitato interministeriale che coinvolga trasversalmente Ministeri, Dipartimenti ed agenzie.
La sua struttura poi dovrebbe essere articolata Dipartimenti specifici per l’attuazione delle relative politiche strutturali. Al momento ne possiamo pensare cinque: • Educazione e Istruzione • Politiche territoriali di pace • Disarmo• Difesa civile non armata e nonviolenta • Diritti umani ed Economia di condivisione.
Con l’istituzione del Ministero della Pace passeremo dal movimentismo pacifista ad un vero pacifismo strutturale che divenga la “Casa istituzionale degli artigiani di pace”, facendoli entrare a pieno titolo nella co-programmazione e co- progettazione delle politiche attive con una seria e vera iniezione di partecipazione democratica. Attuerebbe la rivendicazione verso una governance nazionale di tipo più ‘orizzontale’ dove è la società a inverare lo Stato e non viceversa.
Se sono indispensabili per il cambiamento la testimonianza e lo stile di vita di ciascuno – primi strumenti per cambiare il mondo – bisogna avere il coraggio di avventurarci sul terreno della capacità di progettare, di immaginare una società diversa, di rivelare un nuovo umanesimo.

Valori di fondo
La Legge, gli ordinamenti, il Diritto sono la scienza e l’arte di imparare a trasformare il conflitto in una opportunità attraverso scelte nonviolente; sono l’arte di governare e governarsi in modo nonviolento nelle relazioni a tutti i livelli individuale, collettivo, internazionale per garantire la pacifica convivenza tra i consociati. Diritto è Pace, è fraternità, e la via per la fraternità è la nonviolenza. Ogni diritto che alimenta il conflitto o la violenza diritto non è.
La Fraternità Universale è di fatto categoria cosmo-politica e dimensione costitutiva dell’Umanità: la politica per essere umana non può far altro che realizzarsi come amore solidale e politico per i diritti umani.
Lo stile nonviolento è veramente il più realistico perché è fondamentale comprendere una verità oggettiva non smentibile e cioè che siamo tutti profondamente interconnessi fra noi esseri umani. La vita dell’altro, mio fratello, mia sorella, di un altro popolo, in qualunque parte del mondo vale quanto la mia, ed è profondamente intrecciata alla mia, ciò che accade all’altro ha delle ricadute e delle conseguenze anche su di me.
È anche dimostrata scientificamente la profonda sconcertante interconnessione dei nostri comportamenti e di come questi pur piccoli possono dar luogo a cambiamenti anche in luoghi molto distanti da noi e con conseguenze straordinarie ed imprevedibili e come piccole forze possano essere amplificate in altre di grande entità.
Non esiste patria se non in riferimento al villaggio globale a cui tutti apparteniamo: un insieme di patrie unite nella diversità, in cui nessun popolo o individuo potrà essere indifferente agli altri o irrilevante per gli altri. Oggi è innegabile ed irreversibile l’interdipendenza che si è creata nei secoli tra i vari destini umani, a prescindere dalla parte del globo in cui si vive.

Realtà associative
L’intuizione profetica di don Oreste Benzi verso questo progetto politico nato alla fine degli anni Novanta dalla condivisione con le vittime del conflitto dei Balcani e dal loro grido per liberare le future generazioni e gli altri popoli dal flagello della guerra, ha trovato il consenso di tutte quelle realtà che nel nostro Paese sono da sempre al fianco dei fragili, promuovendo l’inclusione, la dignità e l’uguaglianza di ogni persona, cioè l’altero-centrismo contrapposto all’ego-centrismo della società del profitto in cui ognuno detiene il bene dell’altro e che nel bene comune sta anche il bene del singolo.
Tra i primi promotori della Campagna del Ministero della pace, nata come strumento del progetto nel 2017, assieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII, troviamo Azione Cattolica Italiana, Movimento Nonviolento, Pax Christi, Focsiv, Movimento dei Focolari, Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, SERMIG Arsenale della Pace, Cesc Project, MIR ma anche tanti altri: sono ormai oltre 25 gli aderenti.
Inoltre, oltre 30 premi Nobel nella Dichiarazione sulla Fraternità Umana (Roma giugno 2023) hanno raccomandato il Ministero della Pace, e illustri personalità quali Jeffrey Sachs, Stefano Zamagni, hanno poi dato convinto sostegno a questo nuovo Ministero anche al World Meeting on Human Fraternity organizzato dalla Fondazione Fratelli Tutti a maggio scorso.
In un’epoca di guerra globale e di grande riarmo, credi possibile un’inversione di marcia verso politiche di pace? Ciò che esiste è una parte di ciò che è possibile, il che equivale a dire che “Ciò che esiste è possibile”. Qualsiasi segmento pacifico o qualsiasi gruppo che abbia affrontato e superato conflitti davvero difficili e lo abbia fatto con successo, come una famiglia, una comunità, una città o un Paese, se è successo, allora è possibile. Ricordarci questo come operatori di pace è importante. Anche in mezzo al un contesto avvelenato e corrotto del Novecento, tanti uomini e donne sono stati capaci di recuperare la dignità e con piccoli e grandi gesti hanno scelto la solidarietà, il perdono, la fraternità. E questo accade ancora oggi! Queste persone hanno tracciato e tracciano una strada, dimostrano che alla logica delle armi e della guerra può essere sostituita quella della nonviolenza.
Le persone tendono a pensare in modo fuorviante che il presente non si possa cambiare e che il futuro sia già scolpito nella pietra. Vivono con la falsa percezione che l’attuale realtà non cambierà mai. Ma, tenendo lo sguardo sulle realtà presenti, possiamo e riusciamo ad immaginare un futuro di diverso. Non esistono processi inevitabili. La violenza e la guerra non sono un destino ce ne possiamo sbarazzare o resisterle. All’uomo è sempre offerta la garanzia di poter essere dalla parte del bene e di poter trasformare ciò che gli è dato.

Da dove partiamo?
Il cambiamento è già in atto e l’antigene della nonviolenza dei civili come vaccino alla guerra è già attivo in tante esperienze dirette in tanti ambiti di intervento (educazione alla pace, disarmo, interposizione nei conflitti, imprenditoria warfree etc.). Occorre partire da tutto ciò che esiste e che è largamente sottostimato, per rivendicarne la primogenitura, la regia istituzionale strutturale partecipativa con una visione profetica e pragmatica e affinché il clima ibrido, bellico e pervasivo, che arruola e allo stesso tempo stravolge il senso della democrazia, venga destrutturato.
Anche la necropolitica che si nutre della frenesia delle notizie, del vortice degli scoop e dell’uso manipolatorio del network, dei media è vulnerabile, perché informare e formare, è avere a che fare con la vita delle persone, con dei volti. I costruttori di pace hanno questo enorme potere benefico delle relazioni vive; costruiscono legami affettivi e solidali capaci di spingere le persone fuori dall’isolamento nel quale la società tende a rinchiuderle verso una mobilitazione di rappresentazione, appartenenza, azione. La potenza della testimonianza e la forza del Bene esistono in misura non minore della forza magnetica e di quella di gravità.

Da orizzonte a strada politica
Il Papa ci ha implorato di sfidare e trasformare in modo nonviolento i sistemi che opprimono, emarginano e distruggono, creando allo stesso tempo nuove opzioni per la giustizia, la pace e un mondo sostenibile. L’amore «elicito» e l’amore «imperato»: l’amore come atto diretto a persone e popoli e l’amore come creazione di istituzioni più sane, ordinamenti più giusti, strutture più solidali. (FT§186).
Come artigiani di pace abbiamo a disposizione la nostra arte, ovvero la nostra capacità di creare di bellezza, fraternità pace e funzionalità, ma possiamo e direi dobbiamo, compiere il salto nel progettare paradigmi che creino una società diversa e alternativa, una nuova architettura per un nuovo umanesimo e abbiamo tutte le competenze per essere anche architetti di pace. Il rapporto tra artigiano e architetto è una sinergia tra arte, tecnica e creatività e non c’è creazione di opere d’arte durevole che non sia nutrita da questa sinergia, non c’è pace senza giustizia! La strada da cercatori e operatori di pace non può non divenire anche via di un percorso politico.

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