Nonviolenza
Qualifica Autore: Coordinatore Sud Pax Christi

Mosaico di pace, novembre 2025

Dialogo tra Giuliana Martirani e Alex Zanotelli
Intervista a cura di Livio Gaio, Coordinatore Sud di Pax Christi Italia

Nell’ambito di Eirenefest – Napoli, Festival del libro su pace e nonviolenza, lo scorso 20 settembre sono intervenuti Giuliana Martirani e Alex Zanotelli sul tema, quanto mai attuale, della nonviolenza. Due libri hanno costituito la base del loro dialogo: La Nonviolenza. Spiritualità e teoria, di Giuliana Martirani, e La nonviolenza di Gesù. Operare la pace secondo i Vangeli, a cura di Pax Christi International.

Giuliana, perché un libro sulla nonviolenza?
La parola “pace” è molto compromessa: continua a essere usata per fare la guerra. “Nonviolenza”, invece, è chiarissima. Nonviolenza su tutti i fronti: con noi stessi, con il prossimo, con la natura…
Per la prima volta, l’essere umano sta causando alla natura la sesta estinzione di massa. Le altre cinque sono state provocate dal cosmo – meteoriti, asteroidi – ma per la sesta ci stiamo pensando noi. Non si tratta solo di riscaldamento globale o inquinamento delle acque. Sui beni comuni – acqua, terra, aria, fuoco – noi abbiamo messo le mani, e stiamo causando questa estinzione. La cosa assurda è che diamo la colpa ai giovani. Inoltre, noi europei, che abbiamo praticamente colonizzato il mondo, lo abbiamo sfruttato e continuiamo a farlo, ora non lo vogliamo più, rifiutando i migranti.
Uno studio interessantissimo di Gaia Vince mostra che se abolissimo i confini – cioè sia le proprietà private sia i confini degli Stati – il PIL mondiale aumenterebbe del 150%. I confini rappresentano il più grande restringimento possibile del PIL. Se volessimo ragionare solo in termini di crescita, basterebbe accogliere i migranti per farlo salire.
Dovremmo essere davvero homo sapiens, cioè persone sapienti, cooperative: ai tempi della caccia e della raccolta la cooperazione era obbligatoria. Ci siamo evoluti, viviamo più a lungo, siamo più in salute, ma abbiamo perso la sapienza.

Alex, la nonviolenza attiva è stata davvero al centro della testimonianza di Gesù?
Per i primi tre secoli i cristiani seguirono radicalmente il Vangelo e per questo rifiutavano di entrare nell’esercito romano, pagando questa scelta con la vita. Un’esperienza cristiana così coerente mise in crisi l’Impero romano. Sant’Agostino, consapevole e preoccupato che l’impero stesse crollando, teorizzò l’idea della “guerra giusta”; da allora la Chiesa ha benedetto tutte le guerre, diventando parte del sistema.
Chi ha riportato in auge la nonviolenza è stato Martin Luther King. Lottando per i diritti negati agli afroamericani, diceva: “Voi ci odiate, noi vi amiamo; usate violenza contro di noi, noi vi ameremo ancora di più”. Traducendo il Vangelo in coerenza, ci ha lasciato una grande testimonianza.
I biblisti, soprattutto americani, hanno studiato il Gesù storico per capire come egli reagì alla violenza dell’impero romano, poiché anche il nostro tempo vede la rinascita di imperi oppressivi.
Al tempo di Gesù il popolo era schiacciato dalle tasse e dallo sfruttamento. Egli si fece portavoce di questa causa in una società attraversata da spinte alla rivolta armata. Ma rifiutò la violenza e decise di portare la voce dei poveri a Gerusalemme. Lì tutti si aspettavano una rivolta, ma lui entrò in città su un asino, segno di umiltà, e sfidò il potere scacciando i mercanti dal Tempio. Aveva compreso che, in un contesto di violenza, l’unica strada percorribile era la nonviolenza attiva: non una resa, ma cura e liberazione. Un atteggiamento presto dimenticato.
Sarà Lev Tolstoj, il grande scrittore russo, a restarne folgorato: dopo la lettura del Vangelo decise di non scrivere più romanzi e compose Il regno di Dio è in mezzo a voi, un libretto che arrivò nelle mani di Gandhi. Tornato in India, Gandhi, praticando la nonviolenza di Gesù, ottenne l’indipendenza del suo Paese dall’impero coloniale inglese.
Il movimento della nonviolenza si fonda su tre detti di Gesù, oltre all’amore per i nemici:
• “Porgi l’altra guancia” (Mt 5,39): al manrovescio del padrone, tu, che sei figlio di Dio, invitalo a colpirti col palmo sull’altra guancia. Non lo farà, per non riconoscere che sei uguale a lui. Così rifiuti di essere ridotto a nulla.
• “Lascia anche il mantello” (Mt 5,40): tunica e mantello erano portati dai romani; i contadini indossavano un camiciotto e una coperta per la notte. Gesù dice: se ti portano in tribunale per debiti e ti chiedono la coperta, togliti anche il camiciotto e resta nudo: così denunci l’ingiustizia con uno scandalo pubblico.
• “Fai con lui due miglia” (Mt 5,41): i soldati romani potevano obbligare chiunque a trasportare materiali per un miglio. Gesù dice: se un soldato ti obbliga, tu portalo per un altro miglio. L’oppressore resterà spiazzato.
Tre tecniche povere, ma efficaci.

Giuliana, si è parlato di nonviolenza e di imperi. Si tratta dunque di violenza istituzionale?
Oggi il re è nudo, finalmente. Trump si è rivelato nudo, mostrando che non fa politica ma economia. Con Putin abbiamo un altro capitalista spietato. E vogliamo parlare del mondo islamico? Sceicchi e sovrasceicchi, dopo gli Accordi di Abramo, sono d’accordo con Israele per far fuori la Palestina. La Palestina, peraltro, non è mai stata invitata a quegli accordi che avrebbero dovuto “ordinare” l’area.
Ci sono progetti economici su tutto il Mar Rosso che coinvolgono arabi, israeliani ed egiziani: progetti miliardari come la Saudi–Egypt Causeway, un collegamento pensato per portare in Europa la produzione cinese senza più passare da Suez. E poi il mega-progetto The Line – Neom, una città lineare, una sorta di muro che dovrebbe attraversare l’Arabia Saudita. Se osserviamo la proiezione geografica, la parte nord sembra coincidere con il progetto israeliano del “Grande Sion”.
Questa è l’economia di oggi: non più basata sulla finanza – cioè sul fare soldi con i soldi – ma sul consumo, sulla produzione di merci inutili che arriveranno dalla Cina. Anche l’impero cinese, dunque, è nudo: pura economia.
L’impero sionista è nudo, Netanyahu è nudo. Ora si vede cosa vogliono: un grande Israele, fondato su affari miliardari con i Paesi arabi. Tutta la destabilizzazione di Siria, Libano e Palestina serve a dare un nuovo assetto alla regione. E c’è anche un altro personaggio, un altro folle, che sogna di rifare l’impero ottomano in Turchia.
Contro questi imperi, quali armi possono esserci se non la nonviolenza? Non c’è altra via. Perciò mi rifiuto di parlare di “pace”: non c’è altra via che la nonviolenza istituzionale.
Nel mio libro parlo del Pentalogo della Nonviolenza Istituzionale e Strutturale (pp. 131-140), utilizzando il testo di Isaia 2,4. All’inizio, dice: Egli giudicherà. Sembra un’azione futura, ma in ebraico il verbo è all’imperativo futuro: come dire “farai i compiti o non andrai a giocare”. È un comando, come nei Dieci Comandamenti.
Riletto in chiave di nonviolenza istituzionale, il passo di Isaia diventa:
• Egli giudicherà tra nazione e nazione: obbligo delle religioni è discernere, cosa che non è stata fatta.
• Sarà arbitro tra molti popoli: obbligo delle professioni è mediare. Siamo professionisti della pace o solo degli affari?
• Essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro e le loro lance in falci: obbligo della politica e dell’economia è ratificare e riconvertire. Dovremmo ratificare le leggi internazionali e trasformare le armi in trattori.
• Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra: obbligo della società civile è vigilare e agire.
• Non impareranno più la guerra: obbligo della cultura è educare alla pace.

 


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