Mosaico di pace, aprile 2026
Da Gesù a Gandhi, per riscoprire il volto umano della Storia, che parte dalla liberazione.
Gesù ritorna in Galilea, erede della tradizione mosaico-profetica, il sogno di Dio, il sogno di Mosè (un'economia di uguaglianza che esige una politica di giustizia che richiede una religione nella quale Dio è il Dio dei poveri, delle vittime del Sistema). Gesù, però, riformula questo sogno utilizzando il linguaggio apocalittico del libro di Daniele con l'immagine dell'essere umano, il “Figlio dell'Uomo”, Bar Enasha in aramaico.
È oggi ammesso da quasi tutti gli esperti che questa designazione “Figlio dell'uomo”, utilizzata ben 82 volte per Gesù, rappresenta lo stato più primitivo della tradizione e va ascritta allo stesso “Carpentiere di Nazareth”.
Queste immagini apocalittiche provengono dal libro di Daniele, scritto come compendio della resistenza ebraica contro il re greco Antioco IV che, negli anni 170-160, aveva tentato di ellenizzare la Palestina. Un secolo dopo, quando la Palestina è stata occupata da un'altra potenza straniera, Roma, il libro di Daniele divenne il nuovo manifesto della resistenza popolare.
Gesù stesso deve aver conosciuto a memoria certi brani di Daniele (scritto in aramaico, la lingua di Gesù). Soprattutto il capitolo 7, dove il profeta vede un mare in tempesta (la storia umana) dal quale emergono quattro enormi bestioni che rappresentano i grandi imperi: Babilonia, Media, Persia e Grecia. Tutti gli imperi, per Daniele, sono bestie. Ma il profeta “vede” arrivare davanti all'Antico dei giorni uno simile a un figlio dell'uomo al quale è stato dato potere, gloria e regno.
Il sogno è chiaro! Dopo le tante bestie e bestioni che hanno retto la storia, ci sarà finalmente l'essere umano, l'Uomo! È l'angelo che spiegherà al visionario che l'essere umano sono i “santi dell'Altissimo” (Dan. 7, 18), “il popolo dei santi dell'Altissimo” (Dan. 8, 27). L'essere umano (il Figlio dell'Uomo) è il simbolo per un popolo, per una comunità di fede provata, il “resto timorato di Dio”. Noi diremmo oggi che sono le piccole comunità di resistenza che hanno abbracciato la nonviolenza attiva! È la rappresentazione simbolica di un nuovo mondo o di un tempo nuovo. Il “Figlio dell'Uomo” potrebbe essere oggi tradotto come la “vera umanità” o “l'umanità divinamente rivoluzionata” o “la comunità amata” (beloved community) nell’intraducibile espressione di Martin Luther King.
È esattamente quanto vuole esprimere anche Gesù, ritornando nella sua Galilea impoverita dall'imperialismo economico di Roma che usava l'apparato del Tempio (anche Gesù, come farà poi l'Apocalisse, deve aver visto Roma come la Bestia delle Bestie!).
Gesù proclama l'arrivo della “vera umanità” e afferma che il suo popolo presto può spezzare la catena dell'oppressione e della violenza per far nascere la nuova era della Storia.
Per Gesù, la proclamazione dell'arrivo del “Figlio dell'Uomo” era la stessa cosa dell'annuncio della continua rivoluzione nonviolenta che Dio suscita dentro la tormentata Storia umana. È una Nuova Umanità, trasformata dalla potenza di Dio, che Gesù sogna. La sogna già assisa alla destra della potenza e veniente “sulle nubi del cielo”. Questo arrivo nonviolento di Dio in Gesù, in Israele e in tutta l'umanità è il perno della predicazione del “Carpentiere di Nazareth”.
“Qui in Galilea, tra i più impoveriti e oppressi del mondo – scrive Douglas nel suo libro The Nonviolence Coming of God, a cui sono debitore per queste intuizioni – è dove l'arrivo nonviolento di Dio inizia nel momento in cui la fede si riaccende nei loro cuori. Gesù stesso sperimenta un tale inizio.
Il fondamento dell'intera fede cristiana è da ricercarsi nel momento in cui quel povero ebreo, Gesù, che viveva sotto il tallone dell'Impero, credette nel potere trasformante del Regno di Dio. Una volta che quel fuoco fu acceso nel cuore di Gesù niente più sulla terra poteva estinguere la sua fede nell'arrivo nonviolento di Dio. Nessun impero è mai riuscito a sconfiggere tale fede. Né l'Impero Romano con Gesù e i primi cristiani, né l'Impero britannico con Gandhi.
L'arrivo nonviolento di Dio è una forza in aumento dell'umanità che nessuno potrà bloccare.
Forse la più vicina analogia dell'esperienza di Gesù in Galilea è il programma costruttivo di Gandhi con la focalizzazione sulla libertà, che iniziava con i passi di auto-liberazione dei più poveri e oppressi abitanti dei villaggi dell'India.
La chiave di volta, per Gesù come per Gandhi, non è l'azione o la reazione della potenza imperiale, ma la libertà e l'indipendenza possibile al più oppresso contadino del mondo. È questa la nuova Umanità che Gesù sognava e che ha cercato di creare in Galilea, attraverso un movimento popolare e capillare fatto di piccole comunità o di gruppi umani, dove i poveri, gli emarginati, le prostitute, i samaritani si sentissero accolti e amati. Per diventare soggetti di storia, comunità di volti, il volto dell'umano, del Bar Enasha, volti!