Mosaico di pace, maggio 2026

Andare alla scuola dei bambini: una fioritura di umanità


Percorsi di speranza
Sergio Paronetto
Grazie alle iniziative della scuola media Fincato-Rosani e della scuola elementare Forti di Verona est, supportate dal gruppo Azione comunitaria, dalla Carovana dei pacifici e dalla Casa delle Arti e del Gioco ispirata a Mario Lodi (con Luciana Bertinato), del mediatore culturale Jean Pierre Piessou, e del Consiglio comunale, da circa due anni studenti e docenti hanno dato e danno vita a un percorso di educazione civica alla pace aperto al territorio e alle istituzioni: “Dall’eredità di Nelson Mandela alla nostra Costituzione”. Potremmo definirlo come cantiere Nelson Mandela.

Nel 2025 in suo onore è intitolato solennemente, con l’orchestra della scuola Fincato-Rosani, un ampio giardino nel quartiere di Borgo Venezia. Un evento popolare festoso e multicolorato, alla presenza dell’ambasciatrice sudafricana e di varie personalità. Il 18 marzo 2026, dopo un percorso interdisciplinare tra arte, musica e linguaggi multiculturali, viene inaugurata nella biblioteca “A. Mondadori” una mostra organizzata dalle classi 4° A e 5° A della scuola Forti, con quattro tipi di manifesti-pannelli. Il primo descrive “le emozioni pesanti” (odio, paura, rabbia, umiliazione, tristezza, angoscia, dolore). Il secondo “le emozioni ponte” (pazienza, coraggio, determinazione, amicizia, speranza). Il terzo “le emozioni di fioritura” (empatia, gioia, perseveranza, perdono orientate all’ubuntu, cioè alla reciprocità, nel senso che “apparteniamo gli uni agli altri”, che “io sono perché noi siamo”). Il quarto, molto significativo, riguarda il rapporto tra le idee di Mandela e alcuni articoli della Costituzione italiana. Le docenti Maddalena Perlini, Rita Andriani e Maria Giovanna Spiteri accompagnano il percorso, ascoltando e facendo risuonare le voci (“Voci in cammino” si chiama il loro bollettino) e le intuizioni profonde di ragazzi e ragazze che diventano, a loro volta, educatori ed educatrici di troppi adulti rassegnati e tristi. Una luce nella notte delle violenze e delle volgarità. Un germoglio di primavera. Una fioritura di umanità.

Voci in Cammino: i Piccoli Pacifici interrogano il Territorio
Dall’eredità di Nelson Mandela alla nostra Costituzione
Maddalena Perlini
«Maestra, un Pacifico è volato via in mezzo alla strada!» urla un bambino. Inizia così, con il salvataggio di una sagoma della Carovana, la nostra uscita verso un appuntamento speciale, l’apertura della mostra. Un vento gagliardo ci accompagna. «Eccoci! Siamo pronti a questo nuovo compito di umanità e cittadinanza tanto caro a Mario Lodi, idealmente vicino a noi», mi dico guardando le bambine e i bambini per le vie del quartiere, ambasciatori di un grande messaggio. Ad accoglierci troviamo volti ormai familiari, già incontrati all’inaugurazione dei Giardini Mandela, lì per dare valore al percorso che ci ha portati fin qui. Mentre sistemiamo gli ultimi cartelloni e facciamo spazio alle tante sagome di carta realizzate dalle classi della scuola, vengo richiamata dalla voce di un alunno.
«Maestra, vedi quel signore? Prende degli appunti guardando i nostri lavori appesi ai pannelli!», dice F. incredulo, sgranando gli occhi. “Dovrebbe essere sempre così”, penso tra me, ricordando i versi di Korczak: andare alla scuola dei bambini per «innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti, salire fino alla profondità del loro cuore». La biblioteca del quartiere si fa in un attimo casa e fucina di pace: tutti seduti a terra, in cerchio tra i pannelli dove figurano scritte e disegni, in un corale silenzio che diventa ascolto e partecipazione. Al centro, un tavolino colorato sembra un focolare circondato dai libri dedicati alla pace e a Mandela. La voce dei bambini si fa potente mentre descrivono le sfide emotive vissute da Madiba nei suoi 27 anni di prigionia, trasformate poi in ponti e arcobaleni fino alla loro massima fioritura. Ne spiegano con cura le tante sfumature: la rabbia, la solitudine, la tristezza, l’indignazione, ma anche la speranza, la pazienza, il coraggio, il perdono e la gioia.
È commovente ascoltare i loro contributi spontanei: le esperienze e le conoscenze condivise — come i riferimenti al Muro di Berlino, alla fuga dall’Iran, alla ricerca di un’abitazione — entrano in dialogo con gli articoli della Costituzione: il diritto al nome, all’uguaglianza, all’istruzione, alla libertà, il “no” alla collega guerra. Un filo rosso ci tutti: l’Ubuntu (Io sono perché noi siamo). E. conclude ricordandoci i versi di Invictus che Mandela leggeva in cella per ritrovare la forza: «I am the master of my fate, I am the captain of my soul» (Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima). Non possiamo sempre scegliere ciò che accade, ma possiamo scegliere come reagire.
A suggellare infine questo scambio, il racconto di Jean-Pierre Pessou sul giorno in cui sentì alla radio la notizia della liberazione di Mandela. Il suo intervento accende la memoria e rende la Storia viva. “Era domenica 11 febbraio 1990 attorno alle ore 10, sentimmo alla Rfi, Radio France Internationale e Radio Praga edition francaise la liberazione di Madiba. Un boato in tutto il continente africano e nel cuore di noi giovani studenti. Era iniziata la nuova primavera per noi. Bellezza e stupore, la relazione aperta e luminosa con tutte le diversità”. Ora che i semi sono stati gettati, aspettiamo che questo sguardo cresca insieme a chi vorrà visitare la mostra. Fino al 5 giugno, le porte sono aperte per accogliere i vostri pensieri: un quaderno ne custodirà con gratitudine ogni traccia, trasformando il vostro passaggio in memoria viva. Le strade anche così si diramano e portano lontano. Grazie!


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