Mosaiconline, Mosaico di pace luglio 2026 - Dossier

Sono arrivata a Lampedusa quasi un anno fa pensando di venire ad aiutare. Oggi so che sono venuta per imparare a non distogliere lo sguardo. Il mare qui non è solo mare: restituisce storie. Alcune arrivano ancora calde di vita, altre arrivano già trasformate nel silenzio. E io sono rimasta tra queste due rive: quella che respira e quella che non risponde più.
Vi racconto la nostra Settimana Santa.

Tutti i giorni sono arrivate barche con il loro carico di vivi e di morti. Un giorno, al molo, una bambina ha perso suo padre. O forse al contrario, il padre si è perso. Lui piangeva già una perdita definitiva, quando gli hanno detto: “Tua figlia è ai poliambulatori!”. Quando si sono reincontrati, non ci sono state parole. C'è stato un riconoscimento. E questo mi ha insegnato che l'Amore è anche questa capacità di restituire qualcuno al mondo, ogni figlio/a al proprio Padre. Ma purtroppo non sempre c'è questo ricongiungimento.
1°aprile, Mercoledì Santo, alle ore 11:55 riceviamo una chiamata che ci informa di uno sbarco imminente: circa 80 persone, tutte affette da ipotermia, e tra loro due minori, due donne incinte e otto salme.
L'arrivo è previsto per le 12:30 e noi arriviamo al molo, dove ci informano dalla stessa motovedetta che le persone stanno morendo una dopo l'altra... le salme alla fine sono 19... vengono portate provvisoriamente al cimitero tre alla volta (perché questa è la capienza del carro funebre) e noi alla fine siamo tornate a casa in silenzio. Un silenzio non vuoto, anzi, fin troppo pieno. Quella sera don Carmelo ci ha detto: “Anche loro sono stati traditi, abbandonati, giudicati, lasciati morire”. Ho pensato che la verità, quando si presenta così nuda, non ha bisogno di spiegazioni.

Giovedì Santo: giorno della lavanda dei piedi. Non posso dimenticare i piedi di chi arriva dalle barche affollate. Gonfi, squarciati, bruciati dal sale e dal carburante. Non sono solo piedi, sono sentieri feriti. E, in mezzo al caos, alla forza del vento e delle onde, ho potuto offrire solo un paio di ciabatte infradito. Quel giorno mi sono vergognata di dare un paio di ciabatte, tutto mi sembrava che facesse ancora più male ai piedi di quel povero uomo, non più giovane. Ho pensato a quelle pantofole che a volte si vedono in giro nelle nostre case, alla loro morbidezza che offre ristoro. Non le avevo, ma il desiderio è rimasto. E forse anche l'amore inizia con ciò che desideriamo riparare.
Dicono che siamo tutti sulla stessa barca… non è una metafora, è carne, è un destino condiviso! Ma sulla stessa barca non lo siamo e non lo saremo. E l'ho capito lì, sul molo, dove il mondo arriva spezzato. L'ho visto nei piedi feriti che ancora cercano di toccare la terra come se chiedessero il permesso di esistere. L'ho visto nel silenzio che segue, quando nessuno di noi ha la forza di parlare, ma restiamo uniti.
Venerdì Santo: abbiamo vissuto una “Via Crucis vivente”... così viva e vivente da toccarmi nel profondo. Sul molo, una donna si è accasciata al suolo prima di raggiungere il pulmino della Croce Rossa. Tre persone l'hanno sollevata, senza chiederle chi fosse, né da dove venisse. L'hanno sollevata e basta. E mi hanno fatto capire che la “Civiltà dell'Amore” non inizia con le idee, ma con le ginocchia che si piegano per sollevare qualcuno, là dove la semplicità della vita racchiude ciò che è più profondo. Là dove nessuno è solo nel dolore, anche se non c'è soluzione. Quando il bene persiste, anche stanco, anche piccolo.
Sabato Santo: al mattino presto arrivano 44 persone di cui otto bambini, rimasti bloccati da giorni su una qualche piattaforma, senz'acqua e senza cibo, perché nessuno li voleva andare a prendere. Quel giorno avevamo un appuntamento importante all’ Hotspot, su invito del cappellano militare per pregare e incontrare i superstiti del naufragio di qualche giorno prima. L’accoglienza che ci riservano i/le volontari/e della Croce Rossa è speciale e affettuosa, come sempre.
Nel salone dell’hotspot sono riunite tante persone, ma molte non sono mai arrivate. Guida la preghiera un pastore che è partito e arrivato insieme a loro. La lingua è l’inglese, perché tutti possano unirsi nella stessa parola. Prega per i vivi, ma soprattutto per coloro che non ce l’hanno fatta a terminare il viaggio, inghiottiti dall'oceano e dall'avidità dei potenti. Ciononostante, rende grazie: “Thank you, Thank you, Thank you...” e si squarcia il pianto collettivo. In quei momenti, nessuno sceglie chi può piangere. Il pianto è un linguaggio comune.
In mezzo a tutto ciò, un bambino piccolo inizia a scorrazzare, da una parte all'altra del salone. Piccolo, leggero, passa da un abbraccio all'altro, dalla dottoressa al cappellano, fino a noi... come qualcuno che crede ancora nel mondo e che non ha imparato ad arrendersi. Un bambino che è, in sé, la “Civiltà dell'Amore”: luce che passa da un braccio all'altro (come nella Veglia Pasquale: dal fuoco al Cero e da una candela all’altra!).

CIVILTÀ DELL’AMORE:
Un tempo pensavo che fosse un grande ideale, uno di quelli che si adattano ai discorsi e ai progetti ben organizzati. Ma a Lampedusa ho riconosciuto ciò che già sapevo: la Civiltà dell'Amore è una disobbedienza quotidiana alla disperazione. È quando qualcuno, nonostante tutto, trova ancora la forza di abbracciare. È quando il dolore non chiude il cuore, ma lo apre. È un modo di vivere in cui l'amore trasforma le relazioni umane, creando comprensione anche tra persone diverse. È nel gesto che insiste, nella cura che non appare, nella presenza che non se ne va. In una mano che ne solleva un'altra, in un padre che ritrova sua figlia con l'aiuto di tutti, in qualcuno che ringrazia in mezzo al dolore. Ho imparato che il bene chiama il bene, proprio come il male chiama il male.
Notte di Pasqua: la Chiesa è pronta per la celebrazione, vedo persone stanche -perché è già sera- con gli occhi pesanti, e don Carmelo che continua a cantare, e noi con lui. Cantiamo del passaggio dalle tenebre alla luce. E penso: Qualcuno ha acceso una luce e non l'ha lasciata spegnere.
Ogni persona che sbarca al molo di Lampedusa è una persona che semina la Civiltà dell'Amore perché è cittadina del mondo, dell'oceano, che resiste alla resa delle grandi forze governative, delle grandi potenze, dei mass-media...
Grazie, papa Leone, perché dal tuo viaggio in Camerun ci hai mandato a dire:
“Il mondo è distrutto da pochi dominatori ma è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! [...] Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso!”
E io? Io che ho sognato questa Civiltà dell'Amore per tanti anni, che mi chiedo così tante volte se sono nel posto giusto, al momento giusto, nel modo giusto, facendo la cosa giusta...? Mi chino per infilare le infradito a piedi nudi piedi così feriti, che ci invitano ancora a un cammino condiviso. A volte trattengo le lacrime, altre volte le lascio scorrere. Mi sento come se mi stessi espandendo, perché non sono sola: ho una Casa, una storia, sorelle, fratelli, famiglie, persone da ogni angolo del mondo e di ogni lingua che mi arricchiscono. Non sono sola, sono sostenuta dalle preghiere di tante persone che costruiscono la Civiltà dell'Amore. E lì, su quel molo, tra il viavai di tante persone, tra il nulla e il quasi nulla che possiamo offrire, capisco che sono dove dovrei essere, a fare ciò che dovrei fare, nel modo in cui è possibile farlo.
E continuo a ringraziare e a riconoscere che è a poco a poco, passo dopo passo, seme dopo seme, persona dopo persona, che l'Amore diventa la Civiltà stessa.
Non sono IO ad essere. Siamo NOI ad essere e a costruire la Civiltà dell'Amore. Siamo sempre e ancora insieme, e di questo rendo grazie!!!
Buona Pasqua,

Sr M.Cristina Lampedusa, aprile 2026
https://www.facebook.com/share/v/1GzfHnj4Hv/


Mosaico di pace, rivista promossa da Pax Christi Italia e fondata da don Tonino Bello, si mantiene in vita solo grazie agli abbonamenti e alle donazioni.
Se non sei abbonato, ti invitiamo a valutare una delle nostre proposte:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/abbonamenti
e, in ogni caso, ogni piccola donazione è un respiro in più per il nostro lavoro:
https://www.mosaicodipace.it/index.php/altri-acquisti-e-donazioni