Pedro Casaldáliga fu un poeta, pensatore religioso e militante.

è stato membro delle Comunità Ecclesiali di Base di Barra do Garças (MT) ed ex coordinatrice della Pastorale della Gioventú del Regionale Ovest II (Mato Grosso). Laureato in Sociologia della Cultura e della Religione per l'Università di Roma Tre, con dottorato in Lettere conseguito all'Università di Coimbra. Era un poeta e come religioso ha privilegiato la missione e ha assunto la funzione di vescovo, adempiendola nel modo più prossimo al popolo e ai suoi desideri. Come poeta, Casaldáliga dimostra essere un  mistico, quando contempla il paesaggio e gli esseri animali e umani sentendosi integrato nella natura. Questa cura si manifesta tanto nella sua poesia come nei suoi libri di spiritualità.

Quero escrever a alma desta hora./Como quem prega na lapela de festa/ a borboleta ultima/_ creme, limão,canário_/ que acaba de pulsar entre meus olhos/ bêbados de formosura...” (Poema Beleza Perfeita, In: Antologia Retirante, p.43):  troviamo un poeta davanti alla natura che, nel contemplarla, usa la metafora, avvicina il bello dell’arte della scrittura alla natura, quando paragona i margini del fiume ai margini del libro. Pedro ha fatto dell’Araguaia uno spazio poetico e di contemplazione, per questo ci domandiamo cosa abbia in comune con i poeti mistici e con altri poeti spagnoli e, specialmente con coloro che sono anche religiosi, come San Giovanni della Croce, considerato grande esponente del “Siglo de Oro” della letteratura spagnola e a quale Casaldáliga rende omaggio nell'opera “Llamarono Subversivo”, lo stesso libro in cui dedica poemi a Oscar Romero, Che Guevara e ad altri.

Casaldáliga si avvicina a Oscar Romero perché entrambi hanno dedicato la vita alla costruzione di una costante attualizzazione del modo di essere Chiesa, volendo che questa sia vicina agli aneliti del popolo. Entrambi avvicinano la fede alle cause umane, come la necessità di abitare questa vita, questa terra, senza essere sfruttati da coloro che perseguono il profitto al di sopra di tutto.
Si accosta al Che per l’ideale rivoluzionario: il sogno di un'America unita, nella quale la popolazione abbia accesso a ciò che è fondamentale alla vita stessa.

Molti potrebbero domandare, come il poeta Casaldáliga si può avvicinare a San Giovanni della Croce e la risposta si trova nella modo di scrivere, di meditare e di vivere: Casaldáliga ha messo in discussione la tradizionale differenziazione tra sacro e profano e ha preteso che il missionario sia più utile accanto al popolo, mentre San Giovanni della Croce fu un mistico che ha preferito dedicare la sua vita alla preghiera. Li unisce il modo di esprimersi contemplativo presente nella poesia di ambedue. Prendiamo come esempio le poesie “Noche oscura”, di San Giovanni della Croce e “Seduziste-me, Senhor”, di Casaldáliga. Nel primo, leggiamo i versi: !Oh noche que guiastes! Oh noche amable más que el / alborada! (v. 1-2 e 3). Qui il poeta propone una metafora del momento giusto per l’incontro con Dio, che guadagna  tono di intima relazione arrivando anche ad essere erotizzato. La lettura di tutto il poema indica che si fanno passi in direzione a un estasi che culmina nell’estasi di una relazione carnale, indicando la sublimazione dell’anima fino a quella dei sensi, in un'unione spirituale piena.
Dall'altro lato, abbiamo Casaldáliga nel poema “Seduziste-me, Senhor”, nel quale la progressione delle idee propongono una metafora dell’insistente chiamata alla missione. Lungo il poema, sono usati termini come “ardere”, “bruciare”... fino alla consegna totale di sé e alla partenza verso “l’oltre mare”. Mistici ambedue i poeti, ognuno a suo modo e suo tempo. Il modo in cui ognuno dei due religiosi menzionati la loro fede e le opzioni religiose è diverso, ma, nonostante questo, esistono accostamenti e questo pare indicare che c’è spazio per tutte le forme di vivere la fede.
Ma se la domanda è chi fu il vescovo-poeta e rivoluzionario catalano che ha abitato in São Félix do Araguaia, la cosa giusta sembra rispondere con un insieme di fatti e di episodi sulla sua vita, riflessioni sulla sua poesia e un po’ di testimonianze.
Nonostante avessi già letto Casaldáliga e lo avessi visto in celebrazioni religiose, la mia prima conversazione con lui è accaduta in 2005 quando l’ho intervistato per la mia ricerca di dottorato. Lì ho conosciuto un Pedro ancora più osservatore di colui che ho trovato nei suoi scritti. Lui ha dedicato grande attenzione e cura al dialogo che abbiamo avuto e ogni tanto dirigeva lo sguardo alla cappella al fondo della sua casa: un vaso di terracotta con un sacrario, avvolto in piante e accompagnato dall'immagine di Nostra Signora dell’Araguaia, come diceva. Quando gli ho chiesto dei suoi poemi corti, mi ha risposto affermando che si trattava di pensieri espressi in poesia.
Questa è una delle caratteristiche che ammiro nei suoi testi, la grande capacità di esprimersi. Mi sono sentita privilegiata quando Casaldáliga ha guardato il tetto, ha visto un gatto e si è espresso come un poeta e come uno che teorizza sul “fare poetico”. Lui ha detto: “In poesia ciò che è superfluo o non emotivo, è freddo. Lei veda il gatto – questo gatto saltò il tetto e sembrava cercasse […]. Se dico: il gatto saltò sul sole che riscalda il tetto, si è impadronito del mattino con i suoi occhi di vetro, sto scrivendo in un altro modo, in modo poetico, il salto del gatto. Se dico: Lei vede il gatto. Questo gatto saltò dal tetto e sembra cercasse un topo, o se dico: il gatto saltò sul sole che invadeva il tetto è un’altra cosa. Sembra che il gatto si è impadronito del sole che invade il tetto. Questo è poesia”.
Troviamo nel frammento sopra riportato non solo il poeta, il teorico, ma anche il religioso che manifesta un profondo rispetto per le creature: il sole e il gatto. Considerazione che riscontriamo nella maggior parte dei suoi libri, lavvode troviamo ad esempio la sessione “creature umane” con poemi che portano per titolo nomi di esseri della natura: “banane”, “pacú”, ecc.
Nell'ultimo incontro con Casaldáliga avvenuto nel 2016 (l’avevo visto prima nella Romaria dos Martires  nel 2015, quando fu presente per pochi minuti e già abbastanza stanco) l’ho visto emozionato nel ricevere il libro che abbiamo pubblicato su Pedro Poeta. Siamo andati a São Félix con un piccolo gruppo di studenti di Barra do Garças e città vicine. Sono testimone di studenti che piangevano nel bere acqua nella casa del poeta in orci di argilla, come si usava una volta in casa delle loro nonne. Questa è stata, senza dubbio, la più bella poesia, che ho letto di Casaldáliga. Il più profondo atto di rispetto per le donne e uomini del Cerrado; la più intensa preghiera, fondamentale predicazione e la migliore visita di studi che una professoressa potrebbe sognare di offrire ai suoi alunni. Abbiamo visto un uomo anziano, missionario, capace di atti ed espressioni antropologiche e teologiche allo stesso tempo, unendo fede e vita.
Nell'atto di osservare, comporre poesie, accettare, protestare, organizzare la sua casa, c’è meditazione tradotta in azione. Questo poeta contemplativo è anche il militante che si allinea alle proposte di liberazione da tutto ciò che può opprimere e alle cause umanitarie, uno dei fondatori del “Conselho Missionários Indigenista” e della “Pastoral da Terra”. Un ideale di liberazione, che non significa disimpegno nel senso di liberarsi dalle norme dell’istituzione Chiesa cattolica, ad esempio, anche se i suoi scritti e i suoi atteggiamenti le abbiano sempre messe in discussione. Si tratta, al contrario, di un impegno con la vita e con decisioni quotidiane, che hanno accompagnato la sua esistenza e presentano la potenzialità di condurre altri modi di essere e di stare.  Nelle parole iniziali inserite nel suo libro “Antologia Retirante” (1971), il poeta afferma: “Sono anche, naturalmente retirante, retirante della poesia ermetica, della Parola narcisista, dell’Opera aristocrática di coloro che si negano a profanare in servizio fraterno le illibate braccia della loro lira. Di coloro che cantano soltanto canzioni e non cantano la Vita, il Giorno e la Notte, il pianto della Terra, la lotta del Popolo, la Speranza dell’Uomo, l’anno della Buona Nuova del Signore" (Antologia Retirante, 1978; p. 13)”. Il termine retirante allude a coloro che sono partiti dal nord-est brasiliano a causa della siccità estrema e sono diretti in Regioni e Stati come São Paulo, Distrito Federal e Mato Grosso...
Nella convivenza con questo gruppo di persone che cercavano la bandiera verde del Padre Cícero, Casaldáliga si concede alla religiosità popolare in contrapposizione alla Chiesa istituzione, non respingendola ma mettendola in discussione. E’ questo che afferma nei versetti che ho riportato poc'anzi.
Vediamo nella poesia di Pedro Casaldáliga il religioso contemplativo. Lo sorprendiamo mentre osserva un pesce e suoi movimenti: “Pacú, pez etiqueta;! Estilizada gracia nadadora” (CL.p.82). Il poeta vede la natura metaforizzata nel pesce, pacú, come elemento che rappresenta il bello. E’ la capacità di osservazione che conduce all'azione. Tenendo in conto ciò che chiama, nel Poema Pacú, Olocausto, lui afferme che l’Araguaia è “El Holocausto de Dios y de los hombres...”. Qui c’è un profondo rispetto per il popolo giudeo (che ha per uno dei suoi simboli il pesce) e per i popoli nativi dell’Araguaia (che hanno nel citato fiume il loro alimento).
Abbiamo un uomo impegnato con le cause locali e internazionali. Le sue azioni per difendere quello in cui ha creduto oltrepassarono l’ambito ecclesiale e passarono al militante e al politico. Casaldáliga si è incontrato con i governanti, ha denunciato situazioni di oppressione, in un tempo in cui le situazioni più difficili erano legate all'esistenza di lavoro schiavizzato e all'appropriazione di terre indigene nel Mato Grosso rurale (nella decade del 1970 - su questo argomento si pensi al libro: Lettera pastorale “Una Chiesa dell’Amazzonia in conflitto con il latifondo e l’emarginazione sociale”, 1971).
Pedro ha visto, in vita, lo Stato di Mato Grosso (ma non la regione di São Félix) passare da indigena e locale di foreste dalle grandi dimensioni allo Stato più devastato del paese per favorire la produzione di semi, frutto della mentalità del colonialismo  (erano feudi sudamericani) sino alla presenza di grandi imprese agro-industriali. Tuttavia, nella sua interpretazione, non ci sono stati cambiamenti strutturali, perché, nonostante attualmente i lavoratori siano legalmente registrati, loro stessi sono incitati al consumo e a lasciare da parte il contatto con la terra e l’uso di prodotti naturali. Gli agritossici usati nelle grandi piantagioni portano insetti e piaghe alle terre di coloro che si dedicano all'agricoltura di sussistenza. Sul tema, Casaldáliga afferma: “E adesso abbiamo il commercio, che è un latifondo travestito, ma è anche concentrazione di terra, saccheggio o devastazione, monocoltura, veleno e, ancora, esportazione. Non sono contro il commercio, ma sono a favore di un altro tipo di commercio che pensa soprattutto al proprio popolo brasiliano e nel rispetto della natura che Dio ci ha dato” (Pedro Casaldáliga in un'intervista alla Gazeta Digital, in 23 gennaio 2005).
Identifichiamo qui una densa fede e una speranza forte, perché il vescovo-poeta crede che lo stesso commercio possa convertirsi in bene per l’umanità. Pedro non lo giudica male, ma disapprova le sue tecniche. Si intravede in Casaldáliga speranza, militanza, fede e azione.
Lo stesso Pedro che ha visto il Mato Grosso e l’Araguaia passare da luoghi dimenticati (la valle dei dimenticati come veniva chiamata) a frontiera del commercio, ora lì riposa (Per riposare / io voglio soltanto questa croce di legno / come pioggia e sole; / questi sette palmi e la Resurrezione!” (Poema “Cemitério do Sertão” di Pedro Casaldáliga) presso il Fiume Araguaia (fiume oggetto delle sue poesie) avendo per tetto un pequizeiro (albero da frutto nativo del Cerrado brasiliano) davanti all’Ilha do Bananal e in dialogo con i popoli Karajá e Tapirapé, che si trovano dall’altro lato del Fiume, ma anche con altri popoli di quella da lui chiama Patria Grande, l’America Latina.
Casaldáliga rimane in veglia poetico-contemplativa davanti il Aruanã Sagrado, l’Araguaia.  Le sue cause, il dialogo, la poesia e la fede rimangono!

Perto de uma garça branca.
O resto já será meu.
E aquela correnteza franca.
Que eu, passando, pedia,
Será pátria recuperada.
O êxito do fracasso.
A graça da chegada.
A sombra-em-cruz da vida
Sob este sol da verdade
Tem a exata medida.