Cari amici e amiche, oggi 13 settembre arriva la notizia di due femminicidi. Ormai quasi ogni giorno viene uccisa una donna.

Come Pax Christi penso che possiamo certo ripetere che la pace parte dal cuore, dagli incontri quotidiani, dal rapporto uomo-donna o dalla famiglia come ripetono spesso alcuni credenti. In tale contesto si può allora dire che il maschilismo contiene il germe di ogni guerra. Nella violenza sulla donna si sviluppa la stessa dinamica che prepara e scatena la guerra: l’emarginazione, il disprezzo, il possesso, l’avidità, l’aggressione, la distruzione della vita (e dell’origine della vita!). Lo vediamo anche nelle pratiche di guerra, esercitate da molti combattenti: lo stupro come arma di guerra, la riduzione in schiavitù, la prostituzione organizzata, la tratta, l’annullamento della dignità.
Penso che il maschilismo sia come il peccato originale: la pretesa di essere dio (giudice cattivo, guerriero, dominatore), la voglia di possedere e dominare la vita, il delirio di onnipotenza distruttiva (che rivela la gigantesca debolezza e immaturità del maschio).
Chi come noi sta riflettendo da mesi sulla cura delle relazioni al punto da aver titolato il congresso nazionale di Assisi “Abbi cura delle relazioni: preparerai la pace” non può essere indifferente o semplicemente distrarsi davanti a ripetersi di femminicidi, radicale snaturamento di ogni relazione.
Nemmeno possiamo organizzare incontri di educazione alla pace o di gestione dei conflitti senza mettere a fuoco una violenza così tremenda (c’è da riflettere anche nel nuovo Consiglio nazionale).
Dovranno pur esserci centri o luoghi in cui possa avvenire qualche riflessione specifica o qualche esperienza di prevenzione maschile o recupero umano. Sarà utile darci qualche appuntamento come maschi e aggiungere al famoso Se non ora quando? La domanda della responsabilità personale: Se non io chi?