“Viviamo in una società che sceglie sempre più la violenza rispetto a soluzioni pacifiche. Sebbene sia spesso snervante, non vediamo altra scelta che aumentare la nostra vigilanza e determinazione, continuare a far crescere il Villaggio ed espandere il nostro lavoro per la pace”.

Questo hanno scritto gli abitanti del Villaggio di Neve Shalom Wahat al Salam (‘Oasi di pace’ - wasns.org) a commento dell’ultimo attacco subìto.
Oggi al Villaggio – fondato dal padre domenicano Bruno Hussar all’inizio degli anni Settanta – abitano 76 famiglie, metà ebree e metà palestinesi, tutte di cittadinanza israeliana. Si tratta dell’unica comunità, in Israele, in cui ebrei e arabi vivono insieme per scelta.
La sera del 16 gennaio scorso un incendio, di natura dolosa, ha distrutto parte dell’Ufficio Comunicazione e Sviluppo, posto proprio all’ingresso del Villaggio. Una bomba a benzina è stata lanciata all’interno della sala riunioni al piano inferiore da uno sconosciuto che è arrivato e se ne è andato a bordo di un’auto rubata.
Nessun ferito, fortunatamente. Ingenti danni e la perdita di molto materiale, anche riguardante la storia dell’Oasi di pace. E l’impegno, da parte della polizia, a condurre un’indagine.
Resta, per tutta la comunità, un clima di paura e preoccupazione. Il fondato timore di non abitare in un luogo sicuro.
“La sala riunioni dove io, i miei collaboratori e i nostri ospiti abbiamo trascorso molte ore ridendo, lavorando e condividendo proposte – ha scritto Samah Salaime, direttrice dell’Ufficio Comunicazione – era l'obiettivo principale. La vista straziante del tavolo carbonizzato, costruito a mano da noi con legno recuperato dalle rovine della Scuola per la pace, così come la foto bruciata di padre Bruno Hussar, che sembrava sempre benedire le nostre riunioni dal suo posto sul muro, rimarrà con noi per molto tempo”.
Per il Villaggio, purtroppo, attacchi di questo genere non sono nuovi. Atti vandalici, con scritte offensive, si sono ripetuti negli anni.
Nel 2020 un altro incendio doloso ha distrutto l’edificio principale della Scuola per la pace (https://sfpeace.org/) e, a pochi giorni di distanza, un secondo incendio ha arrecato danni significativi alla Peace Library. Gli autori non sono mai stati scoperti.
Un segnale allarmante. Un colpo durissimo per la comunità e per tutto il movimento per la pace, che però non si è arreso, riprendendo il proprio faticoso lavoro dal basso, coinvolgendo e sensibilizzando la società civile secondo altre modalità.
Oggi la Scuola per la pace è in ricostruzione, grazie all’attivarsi di un’ampia rete di sostegno, anche internazionale.
La scelta di usare, di nuovo, il mezzo della violenza contro il Villaggio desta sgomento e una profonda inquietudine. In primo luogo perché indice di un contesto senza dubbio ancora lontano dagli obiettivi che Neve Shalom Wahat al Salam si pone: una società più equa, nella quale ebrei e palestinesi possano convivere alla pari, nella conoscenza e rispetto reciproci.
Da qui, dall’Italia, ciò che possiamo fare è testimoniare, anche presso le istituzioni, solidarietà e supporto a quanti ogni giorno si espongono in prima persona nella ricerca di un dialogo possibile. La richiesta che ci arriva da Neve Shalom Wahat al Salam è proprio questa: far sapere in ogni modo – qui e là – che il Villaggio non è solo, e che ci sono molte persone e realtà che nel mondo lo sostengono nel suo lavoro educativo. Un lavoro, una prospettiva, oggi quanto mai necessari.

Per informazioni:
Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al Salam
oasidipace.org
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