Qualifica Autore: Consigliere nazionale di Pax Christi

"Carissimo Abramo, nell'aria c'è odore di zolfo". Don Tonino, oggi, nel 29° anniversario della tua morte, ti ricordo con queste parole scritte nel 1990, prima della guerra del Golfo. Sì, sono giorni di guerra, di tante guerre! E anche oggi ci sono missili, bombe e cannoni che dettano legge e seminano morte. L'aria è pesante, in tutti i sensi…

"Se la guerra è già esecrabile in radice per quel tasso di violenza animale che si sprigiona dalla sua logica, il fatto che ogni guerra, sparando nel mucchio, uccida inesorabilmente dei 'giusti' non la rende iniqua per sempre, anche quando pretende di ristabilire una giustizia vilipesa?". Queste tue parole risuonano attuali anche oggi. Sai don Tonino, è davvero difficile parlare di pace oggi. Ti etichettano subito come 'integralista'. E tu lo sai bene, perché lo hai provato sulla tua pelle. Ne hai sentite di critiche: dalla politica, dalla Chiesa e anche dai mass media… Ricordiamo tutti quel tuo intervento a Samarcanda del febbraio 1991, quando parlavi dell'obiezione di coscienza (e quest'anno sono 50 anni dalla legge 772), del pilota che deve ascoltare la sua coscienza e non andare a bombardare. Un giornalista seduto accanto a te disse: "di queste faccende i vescovi non si devono interessare". "E di cosa si devono interessare – hai risposto – dei colori dei paramenti o del numero dei ceri da mettere sull'altare?".

Ecco siamo ancora a quel punto.

Siamo ancora al punto che tu avevi già sapientemente toccato in quel discorso all'Arena di Verona, il 30 aprile 1989: "la giustizia, collocata da Dio stesso accanto alla pace quale sua partner naturale, continua a destare, purtroppo, più sospetto di quanto non susciti scandalo quando viene collocata accanto alla guerra. Tant'è che si parla ancora di "guerra giusta". Questo sì che è principio di adulterio!".

Caro don Tonino, certo un po' di cose sono cambiate. Papa Francesco ti cita spesso, anche nell'introduzione al suo ultimo libro "Papa Francesco contro la guerra, il coraggio di costruire la pace". E lo fa dicendo che i conflitti e tutte le guerre "trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti". Anche i tuoi inviti a non perdere la speranza, a sognare e lavorare per una nonviolenza attiva, vengono ripresi da tante persone, gruppi e movimenti.

Lo scrive bene un tuo caro amico, e anche mio, Tonio Dell'Olio, su Mosaico di pace, riprendendo il titolo del quotidiano Avvenire del 14 aprile scorso: "'Metodo della Nonviolenza'… dà conto di un movimento, ampio e diffuso, che è impegnato ogni giorno a costruire la pace con gesti, scelte e azioni nonviolente. Negli hub alla frontiera dei territori di guerra, tra le rovine ad assistere i superstiti dei bombardamenti, negli ospedali a curare i feriti, nell'accoglienza organizzata per i profughi, nell'informazione puntuale che consuma le suole delle scarpe e dona gli occhi agli abitanti del mondo, a chi è impegnato nella raccolta, nel trasporto e nella distribuzione degli aiuti, ai movimenti, ai gruppi, alle associazioni, che manifestano per la pace da Perugia ad Assisi e a Leopoli. Ci sono organizzazioni europee che proprio in queste ore stanno organizzando un nuovo soggetto internazionale pronto a interporsi nonviolentemente tra aggressori e aggrediti a ogni rombo di guerra…".

Ecco don Tonino, sì abbiamo bisogno che tu ci sostenga anche oggi…

Concludo ancora con le tue parole: "Dimmi, padre Abramo. È possibile ancora scommettere sull'intelligenza dell'uomo? Può valere a qualcosa richiamare la responsabilità dei potenti della terra sulla presenza dei "giusti"? O dobbiamo affidarci ormai unicamente a un miracolo di Dio? Se è così, ci pianteremo davanti a lui. Per supplicarlo come facesti tu. Affinché odore di zolfo non si alzi mai più dalla città".