Ieri (19 novembre 2022) a Torino, ennesimo - dal 24 febbraio ogni settimana alle 11 - presidio per la pace in p. Carignano. Abbiamo letto vari messaggi e appelli, e informative.

A un certo punto, tra i passanti e gruppi di turisti, che scorrono fra il nostro gruppo con bandiere, striscioni stesi a terra, e il palazzo Carignano, sormontato dall'enorme fregio di bronzo "Qui nacque Vittorio Emanuele II", passa un signore di mezza età, con la sua signora, e dice rivolto a noi, con tono di rimprovero, senza fermarsi: "Senza le armi non c'è difesa". Ecco il punto: in realtà, la difesa con le armi replica la guerra offensiva, cade nella trappola mortale, uccide come l'aggressore, incrudelisce il diritto offeso, malintende il dovere di difendere le vite e le case. Difendere come? Qui sta tutto il punto. Se la difesa è solo armata, militare, omicida, è sostanzialmente sconfitta. Dobbiamo comprendere le culture e le politiche impreparate, succubi del vecchio falso dogma che solo la guerra difende il diritto e la ragione, imprevidenti perché hanno affidato la vita agli strumenti di morte. Comprendere ma non giustificare, e invece criticare, ricordando che sono possibili, se pensate e preparate, forme efficaci di difesa popolare nonviolenta, non omicida. Queste sono realtà storiche, documentabili, come abbiamo fatto (un po' anch'io) più volte ampiamente. Ma gli stati, le politiche sprovvedute, dominate da interessi economici armisti, criminali, continuano ad identificarsi con gli eserciti, le armi, le insegne militari, usate come simboli eccelsi della comunità politica (così fa anche l'Italia nelle feste nazionali, anche le più civili, come il 2 giugno!). La nostra critica non offende, e anzi soffre insieme alle popolazioni colpite da entrambi i fronti della guerra, ma condanna la guerra, come falsa soluzione dei conflitti. In questi giorni si sa di 100.000 militari morti tra i russi, e 100.000 militari morti tra gli ucraini, più 40.000 civili morti. E in ogni guerra torture, stupri, fucilazioni di civili disarmati. La guerra alimenta l'odio, non la giustizia. Nessun risultato politico o territoriale merita tanto sangue umano, nessun risultato! Una vittoria mortale non è vittoria umana! Solo questo vogliamo dire, ed è tutto: la necessità umana e politica, la sola regionevole, di passare dall'uccidere al parlare, trattare, cercare onestamente soluzioni comuni, deponendo ogni barbara volontà di potenza. I popoli hanno diritto a non essere usati come strumenti per volontà imperiali o nazionalistiche. Questa è cultura ed etica che coltiviamo e chiediamo ad ogni persona di buona volontà di far crescere, nella nostra unica umanità. Questo è il diritto dei popoli, di tutti i popoli insieme. 


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