Qualifica Autore: Consigliere Nazionale di Pax Christi

L’Inter ha battuto il Milan 3-0 l’altra sera, a Riyad. Nessuna contestazione. Non tanto per l’arbitraggio, ma per il luogo scelto: la capitale dell’Arabia Saudita. Per i Mondiali in Qatar qualche accenno di protesta c’era stato. Forse perché non giocava la Nazionale Italiana. Per la Supercoppa nessun problema.

Forse è ovvio giocare dove ci sono tanti soldi, soprattutto se qualche briciola arriva anche nelle nostre tasche. Normale. Non è un problema che il regime Saudita bombardi lo Yemen, usando per anni anche le bombe prodotte a Domusnovas dalla RWM-Rheinmetall e vendute dal Governo italiano fino a poco tempo fa. Non è che dobbiamo sempre stare a guardare il pelo nell’uovo…
È vero che i diritti umani non vengono rispettati, ma gli affari sono affari e gli interessi, forse, sono più importanti dei diritti umani. Non è una novità.
Anche in Afghanistan – dove oggi non possiamo dire certo che le donne siano rispettate – ci siamo stati per 20 anni. Ma a Kabul la "partita" importante era, anche, quella dei blindati Lince prodotti dalla Iveco. Un prodotto che poi abbiamo venduto anche a Putin nel 2015, violando l’embargo europeo, e poi a Zelensky nel 2022. Per la par condicio. Anche in questi casi la "partita" è quelle degli affari con le armi.
Poi ci sarebbero i curdi bombardati da Erdogan.Ma la "partita" la giochiamo vendendo armi proprio a Erdogan: nel 2018 l’Italia era il primo Paese esportatore di armi alla Turchia.
Ci sarebbero anche i palestinesi che abitano nei territori occupati. Ma noi la partita la giochiamo vendendo armi a Israele. E nel 2018 abbiamo fatto partire addirittura il Giro d’Italia da Gerusalemme. È vero, non era una "partita", ma una gara ciclistica.
La stessa cosa si potrebbe dire dell’Egitto. Giulio Regeni? È più importante la "partita" delle fregate Fremm ed elicotteri venduti al regime di al-Sisi per centinaia di milioni di Euro. Armi in gran parte partite proprio dal porto di Trieste, la città dove studiò Giulio Regeni.
E che dire della Repubblica democratica del Congo, dove andrà papa Francesco tra pochi giorni? È una delle zone più ricche al mondo. In particolare c’è il coltan, indispensabile per i nostri telefoni cellulari. Ci sono stati milioni di morti in questi ultimi anni. Bambini praticamente schiavi, costretti a lavorare per l’estrazione di questo prezioso minerale insanguinato. Ma la "partita" del coltan è più importante, ovvio.
Poi si potrebbe dire - ma qui la "partita" è delicata e bisogna andare con i.. piedi di piombo - che anche i mafiosi fanno schifo, ma quando ci sono tanti soldi in ballo e qualche guadagno arriva a molti, magari anche all’arbitro, cioè lo Stato, allora si può anche chiudere un occhio, o forse tutti e due. E potremmo continuare un elenco che rischia di essere anche noioso.
Ci fa riflettere il rapporto Oxfam di questi giorni: l’1% della popolazione mondiale ha accumulato il 63% della crescita della ricchezza mondiale, più del doppio di quanto resta al 99% degli abitanti della Terra. Ci indigniamo di fronte a questi dati? O forse anche no… È normale. Così va il mondo? Dobbiamo rassegnarci…
Ma perché parlavo all’inizio della partita giocata a Genova? Perché i lavoratori del porto di Genova, gli amici del CALP, da qualche anno si rifiutano di caricare e scaricare armi nelle stive di navi, in particolare nella Bahari Jeddah, della flotta Saudita che ogni mese fa tappa a Genova. Loro hanno detto: no! E il papa ha detto che ‘sono bravi’. Li abbiamo sostenuti con una bella e partecipata manifestazione lo scorso 2 aprile (https://youtu.be/CNfSgH_g-a8) E lo slogan della manifestazione era: la guerra inizia a Genova. Loro non si sono rassegnati.
E ci fanno riflettere ancora oggi le parole di Paolo VI, nella Populorum Progressio del 1967:
“I ricchi… ostinandosi nella loro avarizia, non potranno che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili.”
Qui non è un ricorso al Tar per annullare un gol.
Qui è in discussione tutta la ‘partita’… della vita.