da Avvenire, 19 agosto 2023, p. 13

Una cinquantina di persone hanno compiuto il cammino da Trento a Sankt Radegund per ricordare quest’uomo che rifiutò di aderire al regime. Decapitato nel 1943 su ordine dello stesso Hitler. Una memoria e anche una ferita.
Pellegrinaggio sulle orme di Jägerstätter Martire del nazismo, difese i suoi principi.

ANTONIO GREGOLIN

Ci sono cammini battuti da pellegrini che non hanno la visibilità delle grandi guide, ma si fondano sulla spontaneità di chi vuol fare “memoria storica”. Uno di questi si snoda tra l’Austria e Germania nel cuore della Baviera, dove da più di un decennio pellegrini italiani vanno per un cammino della memoria che da Trento, l’8-9-10 agosto raggiungono lo sperduto villaggio di Sankt Radegund, comune austriaco nel distretto di Braunau am Inn.
In questi giorni abbiamo seguito questo gruppo di pellegrini. Il gruppo che parte in macchina è eterogeneo: gente trentina, veneta, piemontese, lombarda, romagnola. I più sono veterani di questa esperienza: si tratta di obiettori di coscienza, docenti universitari, pensionati, insegnanti di religione, liberi professionisti e pochi giovani. Nessuna guida ufficiale da seguire, ma solo un profondo senso di pacifica coscienza civile. La meta resta la chiesa dov’è sepolto il beato Franz Jägerstätter. Un nome che può essere accostato a quello del bolzanino Josef Mayr-Nusser (dirigente dell’Azione cattolica dell’arcidiocesi di Trento, anti nazista, morto mentre veniva deportato in un campo di concentramento per le percosse, la fame e la sete nel febbraio 1945), entrambi beati, con un destino comune legato al periodo nazista.
Ottant’anni fa Jägerstätter subì un processo per disobbedienza da parte dei nazisti, che si concluse a Berlino con la sentenza per decapitazione eseguita il 9 agosto del ’43 su pressione dello stesso Hitler. La storia iniziò a essere conosciuta con la biografia che scrisse nel 1964 il sociologo e pacifista statunitense Gordon Zahn, per diventare nel 2020 la sceneggiatura del film La vita nascosta del regista Terrence Malick.
Padre di tre figlie ancora in vita e marito di Franziska (morta nel 2013), Jägerstätter fu precettato per tre volte dalle SS, opponendosi su basi etiche all’obbligo militare, diventando un caso di “obiezione di coscienza”. Se per i detrattori, questo resta un caso d’idealismo religioso, i suoi scritti inviati dal carcere ad amici e famigliari, fanno luce sul suo reale spirito d’azione. Ce lo dicono Giampiero Girardi e Lucia Togni di Trento, che in Italia sostengono la memoria del beato-contadino austriaco, con il loro ultimo libro Un esempio luminoso in tempi bui (Il pozzo di Giacobbe editore) uscito in concomitanza con il pellegrinaggio della memoria che loro promuovono da più di un decennio.

Una cinquantina di camminatori, per lo più italiani e i restanti di Germania e Austria. Pochissimi i nativi, forse perché ancora in tanti pensano che «quella scelta del futuro beato abbia portato l’onta di disonore e tradimento della comunità» commentano alcuni dei partecipanti al pellegrinaggo.
«Ogni volta che torno è una grande emozione – aggiunge la più anziana del gruppo, Gina Abbate di Merano –, che nasce dalla biografia di Jägerstätter, dove dice: “Ho le mani legate, ma preferisco infinitamente questa condizione, piuttosto di vedere la mia volontà incatenata”. Qui poi siamo a 20 chilometri dal paese natale di Hitler e, per inciso, anche da quello di papa Ratzinger, per cui arrivare resta sempre un salto nella storia!».
Le bandiere colorate di Pax Christi strusciano tra gli aghi e le foglie dei boschi in cui si snoda il cammino di una ventina di chilometri che il gruppo si accinge a fare, attraverso anche colline, fattorie. Un pellegrinaggio di disarmante semplicità, che parte poco dopo il mezzodì, per giungere alla chiesetta di campagna alle 16, all’ora precisa della decapitazione del beato Franz. Il cammino è aperto dalla croce processionale che lo stesso Franz portava quando officiava come sacrestano nella sua chiesa. Si cammina liberamente. Come liberi sono i discorsi che si sentono fare tra i partecipanti su guerra e pace, con il nome dell’Ucraina che ritorna spesso.
Tra i camminatori anche Emanuel Curzel, docente di storia del cristianesimo all’Università di Trento, che ha scelto di pedalare per 400 chilometri arrivando in bici dall’Italia fino all’Austria per questo momento: «In un’epoca di spinte all’uniformazione del pensiero e azione al servizio di un’idea o nazione forte e prevaricatrice, riuscire a trovare il coraggio di differenziarsi è davvero eroico e figlio di quell’ispirazione che ha come esempi quello di Jägerstätter o Nusser, martiri cristiani e vittime del nazismo». Piove a singhiozzo sui camminatori, mentre dopo tre ore di cammino si giunge sulla sua tomba, con la grossa campana commemorativa che rintocca sotto le spinte di tre donne, mentre in chiesa ad accogliere il gruppo, ci sono le anziane figlie del beato, ultraottantenni, ponte ideale tra storia e fede.
Laicità e religiosità di un cammino poco conosciuto, illuminato dalla luce delle candele deposte sulla tomba del beato, com’è da tradizione.


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