Commento all’intervento dell’ordinario militare sul 4 novembre.

“Il cristiano non è un pusillanime, non indietreggia di fronte alle sfide della storia, non evade dalla condizione del proprio tempo indossando maschere artificiose”. Mi hanno molto colpito le parole del Vescovo ordinario Militare, riportate dal SIR, in occasione del 4 novembre, festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate. Molte cose ci sarebbero da dire. Mi limito a qualche sottolineatura, rimandando anche a tutte le riflessioni che in questi decenni Pax Christi ha fatto sulla guerra e sul ruolo dei cappellani militari, riportati anche da alcuni articoli e dossier della rivista Mosaico di pace.

E ancora si legge nell’intervento dell’Ordinario Militare: “Il primo programma che possiamo maturare alla luce dei fatti storici oggetto di memoria è l’educazione delle nuove generazioni, nonché di ciascuno di noi, a vivere il presente con responsabilità.”
Forse sarebbe doveroso ricordare che nella prima guerra mondiale - che non fu di difesa, l’Italia Aggredì l’Austria con cui era alleata - persero la vita più di 11 milioni di militari, oltre 21 milioni i feriti. Quasi 8 milioni i dispersi e 7 milioni i morti tra i civili. Solo tra gli italiani ci furono circa 650.000 morti e, con le vittime civili, si arriva a circa 1.240.000. Quella guerra che il Papa di allora, Benedetto XV, definì ‘inutile strage’. È un vero peccato che l’ordinario militare non faccia riferimento ai fatti storici, ma si lanci invece in una retorica raffinata ‘della difesa’ , che sembra la continuazione di quanto detto dal Ministro della difesa Crosetto, a Torino poche settimana fa: “Vedo una follia dilagante nel mondo. E voi, che un giorno avrete responsabilità di comando su altri uomini e donne, dovrete essere pronti ad interpretare tutti i cambiamenti e a difendere il Paese. L’Italia, secondo me, non entrerà mai in guerra. Ma un giorno potrebbe essere costretta a difendersi? Sì, è uno degli scenari possibili, non riesco a dire di no. Per questo dovete essere pronti a quello che accadrà. Fa parte del vostro dovere”.
E l’ordinario militare rincara la dose usando parole come ‘pusillanime’ ( … ) e aggiungendo che il cristiano “non evade dalla condizione del proprio tempo indossando maschere artificiose”. Ma quali sarebbero queste maschere artificiose? Ce lo dica? Forse si riferisce a chi sceglie la nonviolenza? A chi sceglie di servire le persone più deboli, in Italia o all’estero, non con le armi ma con il servizio silenzioso in tanti luoghi dove gli ultimi vengono oppressi e dimenticati? Sono forse pusillanimi (‘Che manca di coraggio, che è di animo meschino o vile’) i tantissimi giovani che scelgono il servizio civile o che in tanti luoghi come la parrocchia, l’oratorio, nelle varie associazioni dedicano parte della loro vita a servizio dei ragazzi o dei più deboli? Sembra che l’unica scelta sia quella di essere armati e pronti a fare la guerra altrimenti si è pusillanimi! È una accusa gravissima.
O forse furono pusillanimi i circa 870.000 militari ammutinati e disertori, della prima guerra mondiale, passati per le armi sul posto, su ordine del Generale Cadorna, senza nessun processo?
O forse è pusillanime chi anche oggi, in tanti Paesi in guerra, sceglie l’obiezione di coscienza mettendo a rischio anche la propria vita?
Respiriamo sempre più un’aria di guerra, un clima di guerra, che ha bisogno di una forte propaganda, ben orchestrata, perché la gente non vuole la guerra.
Spiace davvero che anche l’ordinario militare si inserisca in questo solco della propaganda, già ben sostenuta da politici, giornalisti e affaristi delle armi. “Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!” (Papa Francesco, sacrario di Redipuglia, 13 settembre 2014).
Ma andrebbero ricordate anche le parole del Vangelo citate da papa Leone la sera dell’11 ottobre scorso: “Metti via la spada” (cfr. Gv 18,11). Disarma la mano e prima ancora il cuore. Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono”.
All’accusa di essere pusillanime, in molti uomini e donne rispondiamo con il ripudio della guerra. Con l’obiezione alla guerra. Con la scelta della nonviolenza.
Scrivo queste righe a nome mio personale ma, facendo parte di Pax Christi, ricordo che proprio 10 anni fa, il 7 novembre 2015, abbiamo avuto un incontro presso la nostra Casa per la Pace a Firenze: “Come conciliare Vangelo e stellette, coscienza e obbedienza a ordini militari e di guerra? Si può benedire una guerra? Perché una Diocesi Militare? E il comandamento non uccidere? E l’amore per il nemico? “ Queste le domande che hanno aperto il seminario promosso il 7 novembre scorso alla casa per la pace di Firenze, dal titolo significativo: “Pax Christi incontra i cappellani militari” .

Nella speranza che a distanza di 10 anni si possa riaprire questo confronto schietto, fraterno e sincero con i cappellani militari.


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