Sì, pensieri tristi. Torna alla mente la canzone di Ornella Vanoni che, almeno nella prima riga, oggi sento proprio mia. Si percepisce che tutto sta scivolando velocemente e tragicamente verso la guerra… C’è Gaza, l’Ucraina, la Nigeria, il Sudan e ci sono tanti altri luoghi di guerra. Ma la tristezza aumenta pensando a casa tua, al tuo Paese.

Il Ministro Crosetto: “Reintrodurre in Italia un nuovo servizio militare, come in Francia e in Germania? Se lo deciderà il Parlamento sì… Anche noi in Italia – ribadisce il ministro – dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento”. La propaganda iniziata da tempo, da anni, vuole raccogliere i primi frutti. Per ora, forse, solo a parole (non so se conviene proporre la Leva prima delle elezioni…), ma sempre propaganda di guerra resta. E tutto questo è triste e angosciante. "Nell’aria c’è odore di zolfo", scriveva don Tonino. Alcuni giornalisti, ad. es. Panebianco sul Corriere della Sera il 30 marzo scorso, avevano scritto che la guerra è un lavoraccio ma qualcuno dovrà pur farlo. Anche il Censis, commentando una indagine ‘Gli italiani e la guerra’, ha avuto parole molto dure contro “l’impreparazione della società italiana alla guerra. Una impreparazione culturale e psicologica…ritenendo ancora di poterla aggirare con astuzie politico-diplomatiche… Italiani restii ad accettare il nuovo mondo, quello in cui si è visibilmente insediato lo stato di guerra, in cui il ricorso alle armi è di fatto una scelta praticabile”.
E poi la Presidente del Consiglio ha esplicitamente detto in parlamento, lo scorso 24 giugno: “Io la penso come i romani “si vis pacem, para bellum”.
Che altro aggiungere? Certo, sarebbe ancora molto lungo l’elenco della propaganda della guerra. Ma penso che possa bastare per giustificare uno stato d’animo molto triste… ‘è uno di quei giorni’. Poi pensi ai tanti giovani che incontri a scuola, in oratorio, in tante situazioni. Giovani che hanno la vita dentro! Che scoppiano di vita, di sogni. Ma non vogliono far scoppiare la guerra. Che vivono il servizio, ma non quello militare. Sì possiamo dirlo “ma noi adulti non ci facciamo anche un po' schifo?”. Neanche un po’ di vergogna?
In ogni caso, da domani, anzi da stasera, si riprende l’impegno, la denuncia, la disobbedienza civile! Si torna a Barbiana, da don Milani, per “Avere il coraggio di dire ai giovani che l’obbedienza non è più una virtù”.
Poi inizia l’Avvento, la Speranza, la Luce… Arriva il Principe della Pace. Siamo ancora nell’anno del Giubileo della Speranza… Certo non è così facile. Ma questo è… se non ci vogliamo fermare alla falsa e ipocrita estetica del Natale.


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